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Abolizione degli Ordini: chi la chiede ragiona con la clava.

A prima vista sembrerebbe uno dei titoli abitualmente usati da Altrapsicologia, e invece la dichiarazione è di Giuliano Amato, che si è detto “contrario all’abolizione degli ordini” nel corso di un convegno della cassa previdenziale dei medici (ENPAM).
Un’affermazione nettissima da parte di un uomo politico che, nel bene o nel male, è stato protagonista dei primi anni ’90, il post-tangentopoli, quando la crisi del sistema pensionistico pubblico portò alla nascita di nuove professioni e delle relative casse professionali, fra cui l’ENPAP. Questi avvenimenti erano il segnale di un cambiamento sociale radicale, che continua tuttora. Amato ricorda che “la realtà degli anni ’60 e ’70, quando furono creati gli istituti di previdenza e di assistenza pubblici [INPS, INAIL], era quella di un gran numero di [lavoratori] contribuenti e di un piccolo numero di [pensionati] fruitori. In quel contesto bastava la legge per istituire il diritto, ma nei primi anni ’90 si capì che, oltre al diritto, servivano i soldi e si dovette cominciare a correggere il sistema”, a causa dell’aumento dell’aspettativa di vita, della riduzione dei redditi e della precarietà dei contratti di lavoro.

Amato ha descritto un dato di fatto in cui la nostra professione si riconosce più di altre, per l’età media e per le difficoltà lavorative: “i giovani avranno una vita più difficile di quella dei loro genitori, come peraltro è già accaduto nella storia”. Ma ha proseguito dicendo che molti reagiscono “spinti dalla rabbia e usando la clava, mentre sarebbe meglio usare il bisturi per fare gli interventi necessari”.

Mi occupo della nostra professione e del contesto politico delle professioni ormai da tempo. Altrapsicologia è nata usando la clava, perché nel 2005 la situazione della nostra politica professionale (Ordini ed ENPAP) lo richiedeva.
Poi abbiamo provato ad entrare nelle istituzioni per gestirle meglio, a misura di psicologo; l’esperimento è in corso e sarà la storia a darci ragione o torto.
Ma oggi siamo in un periodo economico molto diverso da cinque anni fa. Dobbiamo renderci conto che il destino degli psicologi in Italia è strettamente legata al destino delle altre professioni riconosciute e delle casse previdenziali.

Allo stato non importa nulla delle nostre diatribe teoriche intracategoriali, ma interessano invece molto i soldi custoditi dall’ENPAP.

Chi oggi sostiene l’abolizione degli ordini per motivi meramente ideologici, o sulla spinta di visioni pseudoeuropeiste (omettendo peraltro molte informazioni sulle professioni negli altri paesi), non si rende conto della stretta interconnessione fra la struttura organizzativa delle professioni italiane e la gestione di immensi patrimoni previdenziali, che è tutto a vantaggio dei professionisti perché gli garantisce un margine di controllo sul proprio mestiere che altri lavoratori non hanno.
Ogni discorso sulla riforma delle professioni, o sull’abolizione degli ordini, che non dica nulla di come gestire il denaro della previdenza è pura ingenuità.
La scelta che ci si pone di fronte in questo delicato momento è questa: mantenere il controllo della nostra professione e della nostra previdenza, oppure scioglierci progressivamente nelle grandi istituzioni statali. La differenza non è solo politica, ma anche sostanziale: un libero professionista senza Ordine oggi paga all’INPS il 26%, noi paghiamo il 10%+2%. Questo professionista non ha alcuna possibilità di accesso all’amministrazione del denaro che versa, e nella migliore delle ipotesi il suo denaro finirà ad alimentare la caldaia sempre accesa delle pensioni pubbliche, senza possibilità di previsione sull’ammontare della sua pensione. Noi abbiamo organi elettivi in cui tutti possiamo entrare, per incidere sul destino del nostro denaro.

In questa prospettiva, l’uso del bisturi e della clava in adeguata miscelazione mi paiono l’unica misura possibile per garantirci un futuro, come professionisti e come persone. L’uso della sola clava, autoinflitta battendola ottusamente sulle nostre stesse istituzioni (ordini ed ENPAP) ha il solo effetto di fornire ad uno Stato in crisi il pretesto per levarci di mano il controllo del nostro lavoro e del nostro denaro.

(La fonte della notizia che ha ispirato questo articolo è: www.quotidianosanita.it )

Ho 37 anni, due figli, sono laureato in Psicologia e in Filosofia e per mestiere faccio lo psicologo. Anche se la psicologia mi piace, non sono mai riuscito a considerarla una metafora completa per i bizzarri fatti della vita. Per questo mi piace interessarmi di tutto quello che mi attrae: filosofia, economia, arte, cucina, letteratura di viaggio. Da circa un anno tengo un blog sulla previdenza: presa dal verso giusto non è affatto noiosa, ma è una buona finestra da cui osservare i fatti del nostro paese. Il mio profilo su Elezioni ENPAP: http://www.elezionienpap.it/federico-zanon/ Blog: www.federicozanon.eu Twitter: @federicozanon

Categoria: Attualità

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Commenti

One Response to %2$s

  1. Carlo says:

    Caro Federico,
    io non scrivo mai, ….. ma questo è troppo!
    Già il fatto che l’affermazione sia stata fatta da Amato, un protagonista indiscusso della prima repubblica, quella di Craxi, Andreotti e Forlani che con le elargizioni fatte a destra e manca hanno ipotecato il nostro futuro (pensa ad esempio ai baby pensionati che a 37-40 anni andavano in pensione! e che ora sono tutti sulle spalle di noi contribuenti) mi convince ancora di più che gli ordini vadano aboliti. Tutti, in un colpo solo – non solo il nostro!
    Tuttavia capisco che possano avere per alcuni una certa funzione. Difendono infatti prevalentemente, se non esclusivamente, i dipendenti pubblici.
    Se sei un libero professionista o sei a partita IVA come migliaia di giovani, l’ordine ti crivella di obblighi (pensa ad es. alla pubblicità, una cosa banalissima che invece noi, esperti in comunicazione, non possiamo fare con gli strumenti della persuasione per promuovere noi stessi – quelli stessi trumenti che andiamo a insegnare alle ditte! ….. tanto per farti un esempio).
    Allora, l’ordine da chi ha la P.IVA è sentito come una delle tante vessazioni che tolgono annualmente quattrini e non danno nulla.
    Per quanto riguarda l’ENPAP stendiamo un velo pietoso!
    NOI NON PERCEPIREMO MAI NULLA DI PENSIONE! E’ bene che sia chiaro!
    Il sistema contributivo (quello che abbiamo) con le regole del nostro welfare garantirà dopo 40 anni di lavoro una rendita pari a poche centinaia di euro al mese. Che ci fai? Ci campi? E questo lo sappiamo tutti (basta leggere i rendiconti personali che manda annualmente l’ENPAP per averne una idea).
    LO SCONTRO MIO CARO E’ TRA GIOVANI (non garantiti) CONTRO VECCHI (ipergarantiti).
    Tu pensi che gli ordini servano e siano necessari.
    Io penso che vadano aboliti e sostituiti da associazioni libero professionali (come in America, Inghilterra e altri paesi civili).
    Allora facciamo così, troviamo una via di mezzo: RENDIAMO FACOLTATIVA L’ISCRIZIONE AGLI ORDINI. NON OBBLIGATORIA! Perchè deve essere obbligatoria, in fondo anche l’iscrizione ai sindacati (che sono associazioni a difesa della categoria) è facoltativa.
    Se è come tu dici, cioè che gli ordini servono alla professione, migliaia di persone si precipiterranno ad iscriversi tutti gli anni. In fondo, pensateci bene: se ritenete che sia così, che avete da temere da questa misura voi che credete che gli ordini svolgano una funzione positiva per tutti gli iscritti?
    Io non ci credo!
    Io voglio essere libero di fare quello che voglio coi miei soldi e il mio futuro considerato che Amato ed altri me lo hanno tolto!
    La pensione me la vorrei fare alla maniera che pare a me. Con agenzie assicurative che piacciono a me e nei modi che ritengo giusti io – perchè sono i miei soldi!
    Il fatto che siedano colleghi al consiglio di ammministrazione dell’ENPAP che vengono eletti non è per me sinonimo di tranquillità. Anzi! Sappiamo benissimo quali sono gli interessi che stanno dietro ad almeno alcune sigle degli eletti, se non tutte.
    Per me sinonimo di TRANQUILLITA’ E’ POTER TOGLIERE IL MIO CONTRIBUTO AD UNA COSA QUANDO LA RITENGO PER ME SCONVENIENTE -OVVERO: QUANDO LO DECIDO IO!
    PERCHE’ DEVO ESSERE OBBLIGATO A VERSARE UNA CIFRA CONSIDEREVOLE AD UN ENTE CHE NON GODE DELLA MIA FIDUCIA? Puoi obbligarmi ad avere un piano pensionistico, questo lo capisco, ma non ad averlo nella misura, nei modi e con l’ente che decidi tu (sia che si chiami INPS o ENPAP)!
    Perchè vuoi obbligarmi?
    Io voglio investire i miei soldi dove decido io.
    Attenzione, questo significa anche che: se decido che mi conviene di più investrli nell’INPS o nell’ENPAP – lo farò. Questo vuol dire (ed è probabilmente quello che disturba di più) che INPS, ENPAP e altre sigle dovranno offrirmi maggiori garanzie e guadagno se vorranno continuare ad esistere! Altrimenti, semplicemente, chiudono! Stop. Come fa un qualsiasi libero professionista o giovane a partita IVA che non sa fare il suo lavoro.
    Che ci vedi di ideologico in tutto questo?

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Io penso, caro Carlo, che in questa lotta che descrivi fra giovani e vecchi, i giovani dovrebbero imparare ad usare gli strumenti che hanno già a disposizione per guidare il proprio futuro. L’ideologia che vedo è nel disfattismo completo e in certe credenze che anche tu esprimi: ad esempio, quella per cui si possa togliere questo o quell’altro ente previdenziale e lasciare la previdenza alla libera iniziativa privata. Nessun paese al mondo lascia il settore previdenziale, che è di interesse pubblico, alla libera scelta dei cittadini e in mano ai privati, come in ogni paese esistono ospedali pubblici o scuole pubbliche.

      Inoltre, si tende a confondere continuamente la natura degli ordini, che sono enti pubblici, cioè emanazioni di uno stato, con associazioni private. Uno non sostituisce l’altro. Gli ordini non devono “servire” a qualcosa, devono svolgere una funzione istituzionale (deontologia, tutela, registrazione degli abilitati), come avviene in molti altri paesi in forma diversa.
      Ma in nessun paese le professioni “delicate” sono del tutto prive di regolamentazione: in nessun paese la licenza per fare il medico, l’avvocato o l’architetto sono libere, e per le professioni sociali e psicologiche vale lo stesso discorso. Direi di togliersi l’illusione che “solo in Italia”: in Italia ci sono gli ordini, peraltro finalmente privati di tutte le borboniche funzioni che rivestivano (una su tutte, la vigilanza sulla pubblicità).
      Sta a noi sapere come gestirli, a meno che qualcuno non abbia un’idea migliore di come fare e sappia proporla allo stato in un progetto reale, concreto, strutturato, non nelle boutade di un’area commenti. Il giorno in cui Altrapsicologia riceverà un progetto realistico sulle professioni, ne darà il risalto che merita, perché fortunatamente abbiamo il dono di saper cambiare idea quando serve.

      Sulla questione Giuliano Amato, piuttosto che Bettino Craxi, Cossutta o Berlinguer, temo che nasconda il vizio tutto italiano di lamentarsi di ogni persona che abbia un ruolo politico. Ho parlato di Giuliano Amato non perché lo stimi personalmente, ma perché ha raccontato in un convegno un pezzo di storia recente su cui è importante interrogarsi per comprendere le ragioni per cui in Italia le professioni sono organizzate in un modo piuttosto che in un altro.

      Il tema dell’obbligo di far qualcosa o di soggiacere a qualche imposizione, che attraversa molte tue considerazioni, è un tema su cui varrebbe la pena spendere interi trattati: quanto uno stato può ingerire nella vita dei cittadini? e nell’economia? è un fatto che l’economia politica si interroga da sempre sul tema della politica economica. Ma un altro fatto è che quando arrivano all’improvviso crisi finanziarie globali come quelle che stiamo attraversando attualmente tutti invocano leggi, norme, regolamentazioni del mercato. E allora com’è? i cattivi devono stare alle leggi mentre i buoni (che saremmo noi) dovrebbero essere lasciati liberi di fare (che cosa non si sa…).
      Non so, spero che questo dibattito si allarghi e che ne esca qualcosa di veramente interessante, perché credo che il nostro futuro come psicologi dipenderà molto da quanto riusciremo a capire in quale giostra stiamo centrifugati.

      Grazie per il contributo, un saluto.

      • Paolo says:

        Credo che la questione dello scontro generazionale ci sia: l’aspettativa di vita è aumentata di 2.5 anni ogni dieci anni e mentre intorno al 1950 si andava in pensione dopo 45 anni di lavoro ora si va dopo 35 anni. Il problema è che a votare sono soprattutto questi “giovani” pensionati. Anche la stessa CGIL è composta per la maggior parte da pensionati, come possiamo pretendere che non difenda le pensioni? E chi ci rimette siamo noi, dopo che la generazione prima ha vissuto di privilegi aumentando il debito pubblico a dismisura.
        Comunque concordo con l’idea che i nostri soldi dovremmo decidere noi dove versarli. Ma al momento l’ENPAP, con solo il 10%+2%, dovrebbe permetterci di decidere dove investire gli altri.
        Insomma, al momento puoi decidere se ENPAP o INPS. Io mi sento più garantito dall’ENPAP, chi ha l’INPS invece rischia molto di più.
        E, infine, sono convinto che comunque mi sto costruendo la mia previdenza, se in pensione prenderò solo qualche centinaio di euro sarà perchè ho versato poco, ho guadagnato poco nella mia vita ma almeno non peso sui miei figli per la mia pensione, tagliando ulteriormente lo stato sociale.

      • Carlo says:

        Caro Federico,
        mi spiace che tu fraintenda (spero non volontariamente), io non chiedo di obbligare nessuno a fare nulla. Se a te piacciono gli ordini per me è OK. Ma lascia almeno che io dissenta e mi iscriva ad un’altra associazione di categoria. Lasciami almeno la possibilità di farlo!

        Allora mettiamola in questa maniera, se a te piace di più, diciamo così: moltiplichiamo le associazioni di categoria (tu continua pure a chiamarli ordini se per te è meglio). Mettiamole in competizione. Vediamo che tipo di tutela ci offrono – E POI SCEGLIAMO NOI DOVE ISCRIVERCI!

        Vorrà dire che tu t’iscriverai al vecchio ordine degli psicologi e io al nuovo. E il mio amico Tizio, che fa lo psicologo aziendale, a quello degli psicologi aziendali. Invece Caio che lavora nelle comunità di recupero a quello delle comunità di recupero. E così via… Naturalmente senza alcun obbligo per nessuno (e ciascun ordine con un proprio codice deontologico – così siamo tutti più contenti). Cioè, se ancora non sono stato chiaro, la mia idea è questa:
        CIASCUNO DEVE SCEGLIERE D’ISCRIVERSI DOVE VUOLE PER PROPRIA CONVENIENZA! NON PER OBBLIGO!
        E se non vuoi iscriverti da nessuna parte starai nell’ordine gratuito dei senza ordine (con proprio statuto e codice deontologico – così siamo tutti più contenti).

        Per quanto riguarda la funzione istituzionale, gli ordini devono avere una funzione d’indirizzo non d’istruire procedimenti, sanzionare, punire etc.. quella spetta alla magistratura. Ti ricordo che con la nuova legge finanziaria di Tremonti gli ordini dovranno procedere alla sospensione dall’esercizio della professione anche a fronte di una sola contestazione ad es. di mancata emissione di fatturazione e senza giudizio dibattimentale, cioè non ci potremo nemmeno difendere! (proprio sul sito di altrapsicologia si riporta questo mirabolante delirio) – a mio avviso questa è follia pura perchè espone alla delazione e al pubblico ludibrio.

        Se io sono un disfattista allora chi appoggia questa tipologia ordinistica cosa è? Un irresponsabile? Un folle? Un massone? Un gerarca?

        Tu capisci che qualsiasi persona, a questo punto, potrà inviare una contestazione all’ordine solo per infangare la tua immagine o al fine interessoso di bloccarti nel lavoro o negli affari. E non è necessario nemmeno che la contestazione sia vera per ottenere questo effetto perchè è immediato. Basterà una lettera anonima. E’ chiaro che per un dipendente pubblico che percepisce comunque uno stipendio (che faccia o no il suo lavoro o che ne sia capace o meno), un ultragarantito (generalmente over 50), non è un problema. Per un libero professionista che si guadagna il pane con la sua competenza è diverso. Per lui una cosa di questo tipo è un problema. E non mi dire che non sarà proprio così, che sarà usata moderazione, che ci sarà controllo che gli ordini staranno attenti etc… Gli ordini non devono svolgere questo ruolo. Punto! Non è il loro compito!

        Gli ordini devono essere smantellati di tutte le prerogative feudali e totalitaristiche che hanno. Tutte! Devono avere solo funzione d’indirizzo e tutela. Devono diventare associazioni.

        Te lo dico meglio: non devono avere funzione giurisdizionale. Possono consigliarmi ma non obbligarmi! Per obbligarmi devono rivolgersi alla magistratura – non eseguire l’azione punitiva loro stessi. Altrimenti assumono un potere coercitivo che non devono avere. Ma che stiamo diventando, una dittatura?

        Allora, quello che tu chiami disfattismo, caro Federico, io lo chiamo progresso.
        Tu dici che bisogna cambiare le cose restando dentro il sistema che c’è (fatto anche di personaggi come Amato etc..). MA TI SEI ACCORTO CHE TUTTO IL SISTEMA STA FRANANDO? TI SEI ACCORTO CHE L’ITALIA E’ SULL’ORLO DEL FALLIMENTO? QUI’ SE NON SI FA QUALCOSA DI COMPLETAMENTE DIVERSO – COMPLETAMENTE DIVERSO – E SUBITO – ANDIAMO GIU’ TUTTI. Anche tu.

        Continuare a mantenere il solito sistema cambiando qualcosina dal dentro è come continuare a ballare mentre il Titanic affonda! Probabilmente anche lì tacciarono di disfattismo chi diceva: “stiamo affondando! …. caliamo le scialuppe!…. salviamoci in qualche maniera!”.
        Poi sappiamo che fine fece il Titanic. La nave inaffondabile. La settima economia del mondo.

        PER CONTO MIO IN QUESTA TRAGICA SITUAZIONE LA SOLUZIONE E’ AUMENTARE I GRADI DI LIBERTA’ NON DIMINUIRLI.

        A te piaccioni gli ordini? Tieniteli.
        A te piace essere obbligato ad investire i tuoi soldi nella previdenza dell’ENPAP (o dell’INPS) perchè a tuo parere conferisce maggiori garanzie a prezzi più economici? Fallo. Investi lì!
        MA NON OBBLIGARE ME – E NON MI CONVINCERE NEMMENO CHE E’ MEGLIO FARE COME FAI TE – LASCIAMI LIBERO DI METTERE I MIEI SOLDI DOVE VOGLIO IO!
        lASCIAMI LIBERO D’ISCRIVERMI AD UN ORDINE O DI NON FARLO!
        QUESTO E’ IL PUNTO.
        E’ L’OBBLIGO.
        E’ L’OBBLIGO DI FARE UNA COSA DECISA DA ALTRI (… nel mio interesse … ma pensa te!… ci trattano come decerebrati che non sanno scegliere il meglio per loro stessi!…) CHE NON MI VA PIU’ BENE.

        Tu (ordine o chi per lui) vuoi obbligarmi a investire -dove e come- dici te! E’ questo che non va bene. Tu puoi dirmi: devi avere un piano previdenziale obbligatorio. Questò sì. Ma non: sei obbligato a fare questo piano previdenziale che ho deciso io!
        E’ chiaro che ci devono essere degli obblighi in uno stato di diritto, ma devono essere sui principi non sugli scopi (sennò posso pensare che il tuo interesse sia solo manipolare i miei soldi e non garantirmi una pensione)!

        Vuoi una idea migliore per gli ordini e i piani pensionistici?
        Facciamo come negli U.S.A.
        Non ti piacciono gli U.S.A. perchè c’è troppo liberismo?
        Facciamo come nel Regno Unito!
        Scegli te, sarà sempre qualcosa di migliore di questo sistema che sta fallendo! …. Fallendo! …. Fallendo! Stiamo affondando!…. Tienilo a mente!
        Non c’è bisogno d’inventare nulla di nuovo.
        Facciamo come fanno loro!

        Un saluto e grazie per la risposta che mi hai dato prima.

      • roberto says:

        Combrendo che l’assuefazione ad un sistema arcaico di controllo delle professioni comporti una tensione per un cambiamento liberale.Purtroppo l’italia se è un paese dell’Ue deve opportunamente adeguarsi,o resta fuori dai giochi e credo che tutti coloro che non vogliono l’abolizione degli ordini professionali , compreso l’On. Amato,pretendono che l’Italia resti com’è.La cosa che in tanti non hanno capito e che il processo di rinnovamento e ricostruzione socio-economico interessa l’Europa ,un sistema in via di evoluzione da cui l’italia non può assooutamente sottrarsi.
        Mi meraviglio che l’On.Amato non si senta Europeo! che non abbia avvertito la grossa competizione economica che ci arriva dall’occidente e dall’oriente

    • paolo says:

      Ben detto Carlo, la penso esattamente come te…qua vogliono tappare la bocca a chi crede fermamente che gli ordini professionali siano dei dinosauri massoni e mangiasoldi che anzichè tutelare arricchiscono solo ed esclusivamente gli eletti…insomma una riedizione della famigerata casta politica che ha mille privilegi…
      Già il messaggio che invita a leggere l’articolo (cito) :”Se pensi che il tuo lavoro e i tuoi soldi siano materia da abolire, non leggerti questo articolo.” è tendenzioso e mira a evitare il dissenso…come sappiamo i sistemi resistono sempre al cambiamento per quanto possano essere disfunzionali e in questo caso gli ordini professionali e i loro scagnozzi (altrapsicologia è diventata parte del sistema!!!!) hanno attivato le difese immunitarie…non vi rendete conto però che siete già cadaveri, siete già estinti e ciò che si vede non è null’altro che la carcassa putrescente di una casta che si arrocca sulle sue posizioni conservatrici!!!

      • Lucia says:

        Se fosse vero quello che dici, non potresti neanche dirlo qui. Io ho letto la frase “non leggere questo articolo” come una specie di richiamo pubblicitario per fartelo leggere, invece, come una provocazione.
        E infatti hai potuto dire la tua sul loro sito e nessuno ti ha impedito di farlo, e la tua è un’opinione contraria. Io non voglio fare l’avvocato di altrapsicologia a tutti i costi, però sono gli unici che ti informano e sono gli unici che ti lasciano commentare liberamente.

        • paolo says:

          carissima Lucia, altrapsicologia fa ormai parte della casta …questo a me basta e avanza: un movimento che nasce come alternativa ora è stato fagocitato dal sistema anzi ne è parte integrante e infatti difende il sistema stesso ossia la sopravvivenza del cadavere putrescente dell’ordine degli psicologi…

          • Tommaso says:

            …”il cadavere putrescente”… “il potere dei parruconi”, “siete già morti”… “i giovani vi spazzeranno via”… ?!

            Ma rileggiti con un po’ di senso del ridicolo, che ti fa bene, e cresci.

    • Andrea says:

      Comunque a proposito di Giuliano Amato voglio ricordare un altro onorevole pezzetto di storia italiana…il cosiddetto “prelievo forzoso” (leggi furto legalizzato) sui conti correnti avvenuto nel 1992…

  2. LUANA says:

    QUOTO CARLO AL 100%
    Bravissimo!
    Aboliamo gli Ordini senza se e senza ma!
    Primo fra tutti quello nostro, degli psicologi, ma anche gli altri giornalisti, medici, avvocati, architetti etc. etc.

    Ma poi…tutta ‘sta ridicola sparata per difendere l’Enpap? E di che ci derubano? Di quale miserabile pensione? Basti pensare intanto che non è affatto vero che si ciuccia solo il 12 %, l’Enpap pretende una quota minima fissa…tipo 1.200 euro l’anno a prescindere da quanto guadagni. In più la maggior parte dei colleghi giovani lavora con contratti co co pro e non ha l’obbligo enpap, sceglie il datore di lavoro. I dipendenti pure pagano l’Inps…
    Dunque, non se ne parla proprio sarà sempre e comunque troppo tardi il momento in cui questa orrenda e terzomondista istituzione (quella degli ordini professionali) verrà abolita!

    • Gianni says:

      Io ho trovato l’articolo molto chiaro: dice che gli ordini sono collegati alle casse e che allo stato non interessano gli ordini ma i soldi delle casse. Il ragionamento fila benissimo, per chi ha voglia di ragionare un briciolo più avanti della solita protesta lamentosa di noi psicologi.
      Che all’ENPAP si paga meno di altri enti è un fatto, mica un’opinione: è vero che c’è il minimo, ma tutti pagano il minimo, e all’INPS paghi il 30% e non sai dove vanno a finire i soldi. Dopo uno può essere anche contro tutto e tutti per partito preso, però a me piace che si comincia a ragionare sulle cose invece che spararle grosse senz aavere proposte alternative.

      • LUANA says:

        @carlo :
        1° non è assolutamente vero, io sono iscritta anche ad un altro ordine e pago anche lì il 10+2% di quanto regolarmente fatturo, non un centesimo di più non uno di meno, da quando sono iscritta.

        2° sono moltissimi gli psicologi che pagano l’inps e non l’enpap, tutti quelli che non svolgono la libera professione e vivono di contratti “precari”.

        3° fatico davvero ad immaginare quale guadagno possa avere lo stato dalla cassa dell’Enpap che ci garantisce una “ceppa” di pensione.

        @ Annalisa: sostanzialmente la domanda che ci dovremmo porre è “davvero funziona in termini di controllo (qualità) di una professione che controllori e controllati siano gli stessi soggetti? Se penso al mio esame di Stato mi viene da ridere, sappiamo tutti quanto sia assolutamente “ridicolo” in termini di qualificazione alla professione. Vogliamo parlare delle scuole di Psicoterapia? Aziende di Cosca (vedi società di vari indirizzi psicoterapeutici) e salvadanaio per “didatti” che così non hanno nemmeno bisogno di essere efficaci nella pratica clinica privata tanto guadagnano dall’insegnamento nelle suddette scuole e scuolette. No, assolutamente io non vedo niente che assomigli a qualcosa da preservare anche e soprattutto perché nella maggior parte dei paesi europei non esistono “ordini” con le nostre caratteristiche di “casta” e solo l’italia ha per esempio psicologi in numero pari ad un terzo di tutta europa( si stimano 210.000psi in europa di cui più di 70.000 solo in Italia) lo stesso dicasi per avvocati, architetti etc. etc. etc. dunque non solo non servono a garantire una “ragionevole” proporzione tra professionisti e popolazione, ma certo sembrano puntare più ad “autoalimentarsi” di professionisti paganti che a qualificare gli stessi e a limitarne la professione (con assurdi divieti societari e quant’altro) nonché a “esercitare” forme di “esclusione” all’interno della stessa “cosca”. Io sarei felice di veder aboliti i miei due ordini e pure tutti gli altri, sarei favorevole ad una riorganizzazione delle libere professioni in linea con i paesi più evoluti e moderni e liberali del resto del mondo.

        • Federico Zanon Federico Zanon says:

          Solo due precisazioni tecniche:

          1) gli enti previdenziali nati insieme all’ENPAP (decreto 103/96) generalmente hanno il 10%+2%, altri ordini hanno contributi più elevati. L’iNPS è al 26%.
          2) tutte le attività di psicologo in contratto diverso da quello da dipendente vanno a contribuzione ENPAP. Contratti a progetto e libero professionali vanno all’ENPAP.

          Sul resto, le questioni sono interessanti, ma vorrei che si scendesse nel dettaglio di queste situazioni degli altri paesi, che sembrano sempre messi meglio di noi. A me risulta che tutti abbiano licenze di ingresso nelle professioni, alcuni addirittura da rinnovare annualmente. Ma non ne so abbastanza, e se qualche collega ha info precise siamo qui.

  3. Massimo Decimo Meridio says:

    MENO MALE CHE C’E’ L’ORDINE!

    Facciamo 2 conti: coloro che sono iscritti all’albo degli psicologi (istituito presso l’ordine) possono:
    - svolgere attività esente IVA;
    - da parte del cliente vi è la possibilità di detrarre le spese sostenute;
    - si paga il 10% di contrubuto soggettivo + 2% contributo integrativo;
    - se ritardi a pagare i contributi non hai equitalia che ti bussa alla porta (almeno mai sentito cose simili dai colleghi)
    - non sei costretto a presentare il DURC per attestare che sei in regola coi contributi previdenziali (coloro che non sono in regola non possono essere pagati da enti pubblici per l’attività svolta – spirale mortale per tanti imprenditori che alla fine devono chiudere; W l’italia)

    Considerate poi che l’INPS a differenza dell’ENPAP ha i conti in rosso, prevede l’OBBLIGO del pagamento dei contributi previdenziali al 26% (in una manovra emanata quest’anno era previsto un aumento dal 26% al 33%) …

    Per adesso mi vengono in mente solo questo ma credo che si sia pure qualcosa d’altro… si potrebbe chiedere ai counselor che frequento il portale di altrapsicologia come se la passano. Probabilmente molti di loro saranno costretti a chiudere bottega perché non hanno i vantaggi fiscali previsti SOLO per psicologi e medici!!! Infatti, a partire del prossimo anno è previsto che 500 mila partite iva chiuderanno perché usciranno dal regime fiscale di minimi…

    A me pare che non abbiate ben presente come funzionano le cose, là fuori nella vita reale! I principi libertari lasciamoglieli a chi se li può permettere!

  4. Annalisa says:

    Fatico a comprendere in base a quali ipotesi ritenete che l’abolizione degli Ordini sia una manna per la nostra categoria professionale.
    Io non sono mai stata particolarmente affezionata al sistema ordinistico, soprattutto per come viene proposto ed attuato in Italia, in modo sicuramente massonico e non tutelante per lo meno per noi professionisti (qualcuno di sicuro ne è tutelato… ma non noi). Ma in questo condivido l’idea di Altrapsicologia di ridefinire ambiti e attività dell’Ordine, non ho molta fiducia sul fatto che all’italiana maniera le libere associazioni siano un’alternativa migliore…
    Anch’io concordo con la necessità di favorire la possibilità che ogni professionista decida autonomamente dove investire i propri fondi pensione… in questo senso io posso decidere se versarli all’INPS, all’ENPAP o a un Istituto Previdenziale privato, l’unico obbligo che secondo me uno dovrebbe avere è di crearsi dei fondi pensione…
    Credo che nella discussione ci sia una sovrapposizione di più livelli… non ho trovato l’articolo su http://www.quotidianosanita.it, a cui rimanda quello di Altrapsicologia, ma condivido l’opinione di Gianni, sul fatto che quel che interessa in questo momento siano più i soldi nelle casse dell’ENPAP che una seria “rivoluzione più o meno liberale” delle professioni.
    Comunque quello che più mi stupisce è se possiamo davvero credere che abolendo gli ordini saremo più competitivi e credibili sul mercato… già non si capisce la differenza tra uno psicologo, un coaching, un counselor, un mediatore e chi più ne ha più ne metta… non ricominciamo con le solite elucubrazioni su quanto e come sono diversi gli ambiti, chi ha bisogno di un aiuto non conosce queste differenze e quindi non si rivolge al professionista per lui più adatto, ma a quello con cui in qualche modo è venuto in contatto. E non ditemi che sul mercato vincono i migliori, non conosco bene l’assetto americano, ma a quanto ne so io l’unica cosa liberista che c’è lì è il mercato economico, chi ha più disponibilità finisce con averne sempre di più, chi ne ha meno fatica ad emergere…
    Infine avete ragione il sistema sta fallendo, si sgretola da più parti… ma credo che la sola abolizione degli ordini non rapprenti il salto epistemologico e lo scarto paradigmatico necessario per costruire un’identità professionale condivisa e spendibile.

    Ps un’ultima cosa, ho letto alcuni blog e articoli sulle reazioni delle altre professioni all’idea di abolire gli ordini… giusto per capire come il dibattito sta coinvolgendo gli altri professionisti, non ho letto un solo commento di un qualsiasi rappresentate di altre categorie professionali che esulti all’abolizioni degli ordini… ci sono degli opinioni favorevoli, ma di solito ognuno appare favorevole all’abolizione dell’ordine del suo vicino, non del proprio (ad es. gli avvocati concordano sull’abolizione degli ordini dei notai, i commercialisti degli avvocati, etc.).

  5. Matteo says:

    La difesa degli ordini è veramente pretestuosa e anacronistica, sono anni che l’Europa ci chiede di abolirli come atto di modernità.
    Questa difesa ha un conflitto d’interesse macroscopico visto che AP è dentro sia agl’ordini che all’Enpap e di fatto ne guida le scelte.

    Federico Zanon è consigliere dell’Ordine Veneto (http://www.ordinepsicologiveneto.it/consiglio-regionale-veneto/) e membro del consiglio d’indirizzo generale dell’ENPAP (http://www.enpap.it/index.php?page_id=510).

    Io dico che dovrebbe avere l’onestà intellettuale di dichiarlo prima di buttarsi a difendere l’ordine e l’attuale sistema pensionistico degli psicologi.

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Io dico che il sig. Matteo è veramente un genio dello spionaggio via internet, ma bastava andare sul mio profilo pubblico del sito di Altrapsicologia o leggersi le decine di articoli che ho postato per informare della mia attività nell’ENPAP per raggiungere la lapalissiana verità che sono consigliere in OPV dal 2010 e in ENPAP dal 2009.
      Forse è per questo che mi autorizzo a scriverne: perché con Altrapsicologia abbiamo affrontato un lungo percorso di accreditamento presso i colleghi che ci hanno votato per entrare negli Ordini e all’ENPAP.
      E, sempre in forse, magari quel che scrivo ha una qualche validità che deriva dal fatto che conosco da vicino queste realtà, che ho approfondito la materia e l’ho sperimentata di persona insieme ai miei colleghi di AP.
      A proposito, risparmio altre indagini: AP è presente negli Ordini Lazio (Nicola Piccinini), Emilia Romagna (Chiara Santi), Lombardia (sono troppi per citarli tutti, hanno la maggioranza, ma il sig. Matteo ha presente la recente sentenza counselling, quella che ha ottenuto circa 6000 gradimenti su FB? ecco, sono quelli), e infine in Veneto (Anna Galiazzo, Stefania Vecchia, il sottoscritto). In ENPAP ci siamo io e Stefania Vecchia (potete verificare gli articoli sul tema che abbiamo regolarmente scritto da quando sediamo in consiglio).
      Credo che AP sia l’esperimento dal vivo di come sia possibile usare le istituzioni a nostro beneficio, in quanto siamo tutti liberi professionisti, di età compresa fra i 30 e i 45 anni, estranei ad altre sigle che hanno dominato la storia iniziale degli ordini e dell’ENPAP, e soprattutto informiamo con costanza e trasparenza sulla nostra attività istituzionale, cercando con questo sito il confronto con i colleghi.

      • Danilo says:

        Cari colleghi,
        l’ordine mi costa tot, l’enpap mi costa tot… ma dove sono tutelato???
        ho fatto una brutta caduta scendendo dall’ufficio quest’estate, non ho potuto lavorare per un mese, mi sono rivolto all’enpap perchè iscritto ed allineato con i contributi, ho trovato i numeri di telefono e dopo poche prove mi son sentito dire… “Guardi, noi dobbiam ancora iniziare a pagare gli infortuni e le malattie per l’anno 2009, quando partirà il concorso per il 2011 ci ricontatti…”
        Sento l’Enpap come una ingiusta tassa da pagare per forza per avere indietro nulla… tra 3 anni non esisterà più nulla figuriamoci tra 30 che sono gli anni che mancano… alla mia pensione…(mi viene da ridere e da piangere allo stesso tempo)
        da una fusione con l’inps abbiamo solo da guadagnare… dato che, non so se ne siete al corrente, l’enpap ha sospeso, senza chiedere a nessuno, l’assistenza ai colleghi che potrebbero incorrere in una malattia grave e/o mortale…Cari colleghi che Dio ce la mandi buona…
        Grazie dell’attenzione

      • Donatella says:

        Perchè pensi che tutti gli psicologi italiani siano al corrente che voi di AP siete in tutte le istituzioni più importanti della nostra categoria? Molti di noi lo sanno perchè vi abbiamo votati, un pò qua e un pò là, fiduciosi che questo “esperimento” come lo chiami tu, si sarebbe trasformato in una rivoluzione del vecchio sistema prima di raggiungere l’età dell’eterno riposo. Ma tanti giovani colleghi magari cominciano a leggere solo ora qualche vostro articolo e potrebbero non sapere proprio niente della vostra rapida ascesa ai vertici ordinistici e dell’Enpap.
        Si può parlar male di tutti, tranne di voi! Ogni volta che vi si critica, vi mettete subito sulla difensiva e poi contrattaccate. E che cavolo, siate in grado di ragionare anche su ciò che di negativo vi viene attribuito, serve per migliorare se stessi e il proprio lavoro. Sennò cosa mettete a fare questi spazi di riflessione a disposizione di tutti, se poi non vi piace quello che molta gente dice?

      • paolo says:

        questo è l’esempio lampante: altrapsicologia non può che essere di parte perchè da alternativa è diventata parte integrante del sistema…altrapsicologia ormai rappresenta la casta, il potere degli intoccabili parrucconi…per fortuna l’europa e i giovani vi spazzeranno via…siete già morti…

      • Matteo says:

        Caro Federico,
        hai presente quando un ricercatore scrive un articolo scientifico su un farmaco e dichiara di non aver alcun legame economico con la ricerca fatta? Ecco, era questo che intendevo. E tu non avresti potuto scriverlo. Si chiama conflitto d’interesse.

        Mi spiace ma non vedo nessuna rivoluzione culturale fatta da AP.
        Ricordo un tuo articolo sulla trasparenza dei siti dell’ordine (solo un anno fa ma sembra secoli…)http://altrapsicologia.com/si-fa-presto-a-dire-trasparenza/2010/01/.

        Cavoli ma tu adesso presiedi la commissione “Comunicazione e Promozione”! Chissà che potere hai in merito alla trasparenza.
        Eppure non ho trovato né bilanci, né verbali, né delibere del consiglio… http://www.ordinepsicologiveneto.it/consiglio-regionale-veneto/delibere-del-consiglio/.

        Fai un atto di trasparenza… sono tutti atti pubblici… pubblicali sul sito di AP…

        • Federico Zanon Federico Zanon says:

          Caro Matteo, hai assolutamente ragione. Finalmente qualcuno se ne accorge.
          L’OPV non ha messo in atto alcuna azione di trasparenza verso gli iscritti.
          Prova a chiedere di assistere alle sedute consiliari. Ne hai diritto, specialmente se sei iscritto all’Ordine Veneto.
          E poi racconta qui cosa ti viene risposto.

          Altrapsicologia ha 3 consiglieri su 15, e nei consigli contano i voti.
          Poi contano i poteri delle cariche (Presidente, Vicepresidente, Segretario e Tesoriere). Altrapsicologia non ha nessuna di queste cariche.
          Io coordino la commissione comunicazione, ma non posso pubblicare materiali. Anzi, io non ho accesso alla pubblicazione di contenuti sul sito dell’Ordine, non posso inviare comunicazioni agli iscritti, non posso pubblicare verbali o delibere dei consigli, nonostante la legge 56/89 dica che sono pubblici. Il mio ruolo è ridotto a qualcosa di puramente tecnico, spesso nemmeno a quello.

          Tuttavia, posso riportare stralci di alcuni verbali che credo riterrai significativi per le questioni, sacrosante, che poni. Ecco cosa diciamo in consiglio, personalmente e come Altrapsicologia, ed ecco quale trattamento riceve Altrapsicologia per il fatto di pubblicare articoli informativi sulle attività dell’Ordine:

          Seduta consiliare del 16 Maggio 2011, Ordine Psicologi Veneto
          (…)
          Il P*********: per quanto riguarda la Carta Etica, la sua proposta è di lavorare sui punti di cui ha parlato nella seduta del 4 aprile e che sono riportati a verbale (li elenca nuovamente). Per quanto riguarda l’articolo pubblicato da Altrapsicologia, suggerisce che l’Associazione potrebbe pubblicare una rettifica rispetto a detto articolo. Oppure, ovvero insieme, si potrebbe inviare una newsletter agli iscritti trasmettendo la parte del verbale del 4 aprile nella quale si parla della Carta Etica.
          Il S********* si dichiara contrario a quest’ultima proposta perché, a suo parere, si deve preventivamente regolamentare la pubblicazione dei verbali delle sedute consiliari.
          Il consigliere Zanon è favorevole alla pubblicazione dei verbali in genere: se ne era già discusso ed è certamente il miglio modo per permettere ai colleghi di farsi un’idea autonoma degli avvenimenti, attraverso il confronto fra le diverse informazioni. La pubblicazione sistematica dei verbali risolverebbe alla radice ogni problema di comunicazioni e di punti di vista differenti.

          (…)

          Seduta consiliare del 27 Giugno 2011, Ordine Psicologi Veneto

          (…)La dott.ssa ***** chiede di comprendere se c’è la possibilità di discutere della Carta Etica o se si tratta solo di approvare o meno quel documento; questo perché, dalle parole del consigliere Zanon, le sembra chiaro che la Carta Etica è documento che tale rimane, non le sembra vi sia spazio per modifiche. Chiede quale sia l’eventuale spazio di discussione e mediazione sull’argomento. Ribadisce quanto già espresso nella seduta del 4 aprile, ossia che un documento con finalità etiche per sua natura deve nascere “dal basso”, mentre questo documento è troppo regolamentare e dettagliato. Ritiene che da questo documento si possano ricavare dei principi di massima e che sia poi necessario un confronto con le Scuole da cui possa nascere un documento condiviso.
          Rimane poi la questione dell’articolo pubblicato da Altrapsicologia, che ha creato cattiva immagine e malumore e che a suo parere necessita di una risposta. Certi toni a suo parere si potevano evitare, anche perché i componenti di Altrapsicologia fanno parte del gruppo di maggioranza del Consiglio.
          Dott. Zanon: il suo intervento voleva evidenziare che è importante capire di cosa si sta discutendo e che la discussione deve corrispondere a quanto inserito all’ordine del giorno. Se si parla di “Carta Etica” vuol dire che si sta discutendo di quel documento. Per quanto riguarda la mediazione possibile, ritiene che la mediazione sia stata parte della proposta, visto che si sta discutendo del documento da alcuni mesi. Per quanto concerne invece l’articolo pubblicato da Altrapsicologia ritiene che, se si vuole discuterne, si debba inserire un punto specifico all’ordine del giorno.
          In merito all’eventuale pubblicazione dei verbali, ribadisce quanto già affermato in precedenti sedute, ossia la propria posizione favorevole; ritiene però che non si possa decidere di pubblicare un unico verbale, ma semmai tutti i verbali delle sedute consiliari, previo lavoro istruttorio che accerti che ciò è possibile. Ricorda, infatti, che la legge 56/89 prevede solo che i verbali non hanno carattere riservato, ma questo non significa che si possano pubblicare.

          (…)

          Allora, chi è che non vuole i verbali pubblici? Altrapsicologia? Posso garantire che nel Consiglio del Veneto è stato richiesto da più consiglieri di pubblicare i verbali, eppure questo non avviene e io non ho il potere di farlo: è già molto se mi arrischio a pubblicare qui quel che ho detto io, e a riportare (per contenstualizzare) gli interventi vicini.

          • Matteo says:

            Guarda Federico a me dispiace perché non voglio far passare questo come un attacco a te, tra l’altro penso anche che sei tra i migliori nell’ambito dei consiglieri dell’OPV.

            Ma la questione è che voi le elezioni le avete vinte.
            http://www.altrapsicologia.it/ordine-psicologi-veneto/marco-nicolussi.asp

            Tu facevi parte della Lista dell’Ordine per la Professione, tu hai sostenuto Nicolussi come Presidente e siete tutti in consiglio.
            Non siete in 3 ma in 9… in assoluta maggioranza…

            L’hai detto tu i verbali e il bilancio sono pubblici e allora… PUBBLICALI!

            Avrai la mia stima e penso anche di tanti altri… ma non fare finta di essere all’opposizione.

          • Federico Zanon Federico Zanon says:

            Caro Matteo, nel Consiglio dell’OPV Altrapsicologia è Altrapsicologia, da sempre.
            Qualcuno ha tentato di toglierci il distintivo, ma certe cose sono tatuate sulla pelle :-)
            Le persone con cui ci siamo presentati sono tutte care persone, ma non sempre le visioni coincidono.

            Verbali e bilancio di un Ordine sono pubblici perché lo dice la legge 56, non perché lo dico io.
            La mia posizione e quella di AP in consiglio l’hai vista dagli stralci di verbale.

            Sei un iscritto, incazzati con l’Ordine scrivendo con nome e cognome e avrai tu la mia stima,
            siamo bravi tutti a chiedere gesti di responsabilità agli altri.

            Un caro saluto!

  6. Andrea says:

    La discussione può anche apparire interessante, ma lo scenario che si sta profilando per l’Italia rende imbarazzante affrontare questo tema. Con l’arrivo di un governo tecnico il paese dovrà digerire una serie di riforme senza precedenti e il problema “ordini si/ordini no” sarà davvero l’ultimo dei nostri pensieri ;) Forse non è chiara a tutti la situazione DISASTROSA in cui l’Italia si trova in questo momento, una congiuntura economica che non trova praticamente precedenti nella storia italica. Comunque tornando al topic iniziale, gli ordini professionali sono un organismo inutile, costoso, burocratico e che non ha ragione di esistere in una moderna economia liberale. Con l’abolizione degli ordini anche l’Enpap sparirà (insieme ai nostri versamenti). La resistenza al cambiamento è normale, ma ormai il cambiamento non si discute più, non siamo più in grado come nazione di negoziare un bel niente, figuriamoci un gruppo disorganizzato e frammentato come il nostro. Cosa volete opporre resistenza alle “gentili indicazioni” della UE, Bce e FMI? I bei tempi sono finiti… Wake up Italia ,wake up colleghi…

    • Gianni says:

      forse la situazione sarà anche disastrosa, ma stiamo parlando di professioni con ordini, che da sole producono il 12,5% del PIL dell’intero paese. Il 12,5% del PIL, avete in mente quanto è?
      E secondo voi le professioni con ordine non contano nulla? per questo concordo totalmente con Altrapsicologia quando dice che togliere gli ordini è una gran cazzata: significa modificare strutturalmente il 12,5% della ricchezza del paese, proprio nel momento in cui stiamo affondando in una maerea di cambiamenti sociali, economici e forse finalmente anche politici. Spero nelle elezioni, anche se non so chi è meno peggio.
      Questo è il problema: nessuna persona di valore nella politica, e quando qualcuno diventa politico automaticamente per gli italiani diventa uno stronzo da criticare. Per questo appoggio la scelta di altrapsicologia di stare anche dentro gli ordini.

  7. Massimo Decimo Meridio says:

    Concordo che la situazione sia grave (il sistema ha fottuto l’italia e quindi gli italiani… – niente non riesco proprio a scrivere italia con la I maiuscola, è più forte di me!). Si faceva sempre leva sul debito e questo è il risultato.

    Adesso a roma abbiamo i liquidatori fallimentari (gli “ispettori”) che fanno capo al FMI, Banca Mondiale, BCE, etc…

    Per quanto riguarda l’euro non è altro che una riproposizione del Marco tedesco, i paesi che intendono far parte dell’Europa che conta dovranno ispirarsi al modello di efficienza che si respira in Germania (ci siete mai andati?).

    In Germania ci sono gli ordini professionali e pure l’Ordine degli Psicologi!!! Guarda caso i counselor in Germania existieren nicht! Come faranno i poveri tedeschi? Non ne hanno bisogno perché i counselor sono la brutta copia degli psicologi. Mi dispiace proprio per chi scrive in questo blog spacciandosi per psicologo quando in realtà non lo è. Andate a fare i disoccupati in Inghilterra, patria del liberalismo; a proposito, sapete come si sta a disoccupazione da quelle parti?

    Tschuss!

    • paolo says:

      ma chissenefrega che in germania gli ordini ci sono…se per questo c’è stato anche il nazismo…a mio avviso non è certo un paese da emulare…

      • Gianni says:

        negli stati uniti, a quanto riferitomi da un collega, ogni stato ha regolamentazioni diverse. Gli psicologi possono essere psicologi clinici oppure social worker (tipo assistenti sociali) che però sono abilitati alla psicoterapia attraverso dei training formativi.
        In nessun stato l’esercizio di queste attività è libero: per tutti c’è una licenza, che vale solo per quello stato e per altri solo se ci sono accordi specifici. In alcuni stati addirittura la licenza può non esserti rinnovata se non svolgi l’attività professionale.
        E stiamo parlando degli USA, dove i negozi di alimentari non hanno limiti di orario di apertura e possono vendere anche gli avvoltoi impagliati.
        Io so che in germania un medico chirurgo deve dimostrare attraverso un resgitro personale gli interventi che ha effettuato, perché solo in quel modo è accreditato per operare. Altro che libertà, altro che deregulation: le limitazioni ci sono in tutti i paesi, eccome. Non si chiameranno ordini, ma di certo non sono nemmeno associazioni private di privati professionisti che si autocertificano di saper fare psicoterapia o di saper operare al cuore, ma scherziamo?
        Che ci stiamo raccontando sugli altri paesi? tutte voci di corridoio! Altrapsicologia dovrebbe fare una seria indagine sulla situazione degli altri paesi, visto che se aspettiamo gli Ordini degli Psicologi invecchieremo senza saperlo.

  8. Alessandro says:

    Finiamola con queste “gabbie” tra Ordini, Enpap, ECM, ecc. bisogna abolire! Attraverso questa forma di libertà e di concorrenza con altre professioni “affini” avremo tutto da guadagnarci e chi non ci guadagnerà andrà a zappare la terra, invece di prendersela con coach, counselor, naturopati bla bla. Chi è bravo e capace lavora gli altri, con il 90% di donne tra gli psicologi, faranno le mamme invece di voler fare una professione che se “esiste” fa arrivare almeno a 1000 euro al mese altrimenti bisogna “bocciarla” in quanto inconcludente ai fini della sopravvivenza dei propri figli.

    • annalisa says:

      mi sembrano proprio idee liberiste le tue… proprio ottime idee… complimenti… costruttive e propositive…
      mi spiace solo di non poter accompagnare questo commento ad un non verbale adeguato…

  9. Francesco says:

    beh io proporrei questa soluzione: se è vero che in Italia per ragioni storico-politiche l’ordine conviene, perché non lo rendiamo “aperto”, eliminiamo questa cosa assurda che è l’esame di Stato, e facciamo che si entra nell’ordine automaticamente quando si consegue la laurea, visto che di esami ne abbiamo sostenuti già abbastanza direi?

    • annalisa says:

      ma avete provato a vedere come funziona all’estero prima di dire c…te?
      In Inghilterra ad esempio è previsto una “sorta” di esame di abilitazione, oltre al training per lavorare in ambito clinico.
      Se vogliamo discutere sulla modalità di esame ok, ma abolirlo che senso ha? a maggior ragione che se gli esami li hai già fatti e te li ricordi un poco non dovresti neanche perderci così tanto tempo visto il modo in cui è fatto!
      ho l’impressione che come al solito prevale l’Italiana Maniera, scegliamo la strada con meno sbattimenti e chi se ne frega dei risultati?

  10. Emanuela says:

    L’Ordine, al momento, mi tocca: un balzello annuale a quello regionale, oltre 1000 euro all’anno di fisso, all’enpap, solo per potermi fregiare del titolo e dell’abilitazione e tenere partita iva, lacci e lacciuoli nell’esercizio dell’attività e sulla pubblicità, in cambio di nessun tipo di tutela professionale, riservata agli amici e agli amici degli amici, dello scialo delle casse comuni in iniziative risibili e prebende, dell’acquisto di immobili costosissimi e cadenti, come documentato da altrapsicologia poco tempo fa, da parte della cassa ordinistica.
    Verso i contributi, sapendo che non prenderò mai un centesimo di pensione, ma, per quanto mi riguarda, e ammesso che accada, cosa della quale dubito molto, purtroppo, per me non sarà mai troppo presto quando aboliranno gli ordini professionali.
    A cominciare dall’Ordine degli Psicologi, a cui aderisco per costrizione, volendo esercitare la professione per la quale mi sono qualificata.

    • Massimo Decimo Meridio says:

      Uff… che palle! Non hai capito che se non ci fosse l’ordine ti costerebbe ancora di più fare la psicologa? Tu parli di 1000 euro di ENPAP (10 + 2%), prova a fare i conti con l’INPS che richiede contributi previdenziali pari al 26%. Hai fatto? Quanto verresti a pagare?
      Per quanto riguarda la pubblicità non devi richiedere l’autorizzazione in tutti gli Ordine Regionali. Tu di dove sei?
      Parli di nessuna tutela? Beh senza l’ordine saresti lasciata al tuo destino di certo. Se vuoi la tutela l’ordine va rinforzato e non tolto.

      Scusate io ragiono con la calcolatrice in mano…

      • Danilo says:

        Gentili signori…e signore naturalmente,
        la credibilità del sistema universitario, l’ordine degli psicologi e la professione sono andati… persi… smantellati da scelte dettate solo dal denaro…dal potere e dalla politica…
        circa sessantamila iscritti all’ordine, lo stesso numero di tutti gli psicologi d’europa messi insieme, ed altrettanti iscritti e/o in dirittura d’arrivo…nei percorsi di studio…
        Psicologi che fanno terapia, sia senior che junior, con grande arroganza…senza specializzazione, scuole di terapia che formano persone senza casi… si può diventare psicoterapeuti senza avere mai lavorato con le persone… e quando si impara??
        il vero business è la formazione degli psicologi, sono tanti a fare questa professione, non dico bene o male, strozzati tra il sogno e la realtà…
        é una professione che si dimostra essere possibile solo per chi ha denaro e risorse, protezione politica ed economica…
        i pochi che riescono ad andare avanti per merito… si trovano strozzati tra le logiche politiche se lavorano in organizzazioni, altrimenti in un sistema “MAFIOSO” e cari colleghi qui c’è grande omertà…ma gli invii sono fatti da psichiatri e da medici di base in generale… alle persone che fanno parte delle loro conoscenze…o danno loro “qualcosa” in cambio…
        non dico che ci siano persone non in questa logica… ma sono rarissime… l’italia é MAFIOSA nelle sue fondamenta…e questo solo per parlare delle realtà degli psicologi…
        poi c’è tutto il mondo di counseling e terapia non terapia etc etc etc…
        LA REALTA’ è che ci vuole una bella depurazione dei processi di pensiero di noi psicologi… prima di tutto… dobbiamo trovare la nostra DIGNITA’ come professionisti ed esprimerla. Poi capire che se non siamo in grado di dare alle persone quello di cui hanno bisogno se vanno a cercare altro… infine… Cari colleghi…parlando in questo modo mi sembra quasi di essere in un delirio paranide… ma rispecchia la realtà…L’ordine è dentro questo sistema di cose, dal mio punto di vista, l’enpap e la gestione del denaro delle nostre future/possibili pensioni è veramente ridicolo… Penso che si possa dire, senza ombra di smentita, che la facciata perbenista non è più sufficiente a contenere il ripieno opportunista…ce ne rendiamo conto a tutti i livelli in tutte le organizzazioni che racchiudono un qualche potere in questo paese…
        Scusate se ho alzato il tiro, ma per isomorfismo… parlare di un organizzazione e della struttura delle organizzazioni, delle regole reali… è quantomeno un punto di vista da tenere in considerazione.
        Grazie

  11. ebling says:

    mah, non so…altrapsicologia sta comunque stringendo alleanze con i capiscuola delle scuole di specializzazione..
    delle OS non parla nessuno…se chiedo “che ora è” ad un passante, e sono uno psicologo, ho violato il copyright di qualche genio dei questionari (che vadano al diavolo questi INUTILI strumenti psicometrici, tarati sul piffero della realtà, buoni solo a far arricchire i baroni..).
    Sono anch’io a favore dell’abolizione degli ordini, visto che delegano agli iscritti anche il compito della tutela della professione dall’abusivismo di maghi, guaritori etc..
    Sull’enpap non so, applico il criterio della riduzione del danno, se costa meno dell’inps è meglio, tanto entrambi disfunzionali sono..

  12. Tommaso says:

    Ancora con i soliti due o tre personaggi (non psicologi, ritengo) che vengono qui a postare i loro commenti ripetuti sotto nomi diversi?
    E’ chiarissima la stessa mano dietro diversi degli pseudonimi qui presenti…

    Basta, col fare disinformazione con questa goffaggine da dilettanti allo sbaraglio.
    Tra chi invoca paragoni di rara intelligenza, dicendo che se in Germania c’è stato il nazismo allora dalla Germania non può venire nulla di buono (sei il mio genio personale), a chi fa commenti sessisti come “le donne a casa a fare le mamme”. Ma stacci te a casa, furbone che ti credi superiore a migliaia di giovani colleghe serie e impegnate, e intanto proponi misure che taglierebbero loro le gambe. Vergognati. Forse perchè in realtà non sono tue colleghe, e tu non sei mai riuscito a diventare psicologo…. ?

    NON è vero che senza Ordini ci sarebbero più tutele per i giovani colleghi senza lavoro, è ovviamente il contrario.

    NON è vero che gli Ordini sono solo “spese”; perchè ci sono servizi, consulenze e tutele legali. E si può partecipare e candidarsi liberamente, se lo si vuole.

    NON è affatto vero che si “spende di più con gli Ordini e l’ENPAP, aboliamo tutto”, perchè con l’INPS paghi il 30%, con l’ENPAP poco più del 10%, e con la P.IVA puoi detrarre molte spese. Alla faccia della paura e delle leggende urbane “si spende di più…” che certi furbi, immagino non psicologi, diffondono abilmente, chissa perchè, tra i giovani psicologi.

    NON è vero che gli utenti cercano un mercato “accreditatorio”, o che ne sarebbero più tutelati (ma scherziamo) ? Non è affatto vero, si gioca solo sulla confusione dell’utente.

    BASTA con la balla “dell’Europa che vuole liberalizzare la professione di Psicologo”: in tutta Europa l’accesso alle professioni sanitarie ed ai ruoli clinici, anche in psicologia, è regolato in maniera ancora più severa che in Italia. Per non parlare degli USA, ancora peggio. Queste cose non le dite, vero ?

    BASTA con la favoletta del “counselling che, in Europa, si occupa del potenziale di persone sane”, e slogan così: in tutta Europa, mondo anglosassone compreso, il counselling è appunto la psicologia clinica, e la therapy è la psicoterapia. Lo sapete benissimo.
    Quindi, non facciamo finta che esista in Europa un ipotetico terzo livello di consulenza psicologica cui abilitare il primo che passa per strada anche se non è laureato: non è vero. E basta.

    BASTA con coloro che hanno magari un interesse economico ad abolire l’Ordine degli Psicologi, eche in due o tre vengono evidentemente qui con dieci finte identità, a ripetere i soliti ritornelli senza fantasia.

    • paolo says:

      Tommaso vedo con dispiacere che bolli il dissenso con la “teoria del complotto” di non psicologi contro gli psicologi…fossi in te mi interrogherei seriamente su questa tendenza paranoide…io ho scritto precedentemente e continuo a farlo, sono psicologo e presumo da molto più tempo di te visto che ho assistito alla nascita di questo nostro inutile carrozzone e con tutte le forze dico e ribadisco: abolizione degli ordini professionali, abolizione della casta inutile che li gestisce, abolizione dedi un donosauro ormai morto…

      • Massimiliano says:

        Forse qualcuno dubita che alcuni commenti siano stati scritti da psicologi perché dai colleghi si aspetta un’articolazione di pensiero che va oltre i proclami da manifestazione di piazza, l’evocazione di immagini di decomposizione ed oscure profezie di morte.
        Se davvero hai assistito alla nascita dell’Ordine (ammesso che sia questo l’«inutile carrozzone» a cui fai riferimento) non sei un po’ grandicello per esprimerti come un adolescente inc…to? Inoltre dovresti sapere meglio di noi cosa significherebbe trovarci di nuovo mischiati a taumaturghi, maghi e cartomanti.
        Personalmente ritengo che, anche se l’Ordine non è all’altezza delle nostre aspettative perché non assolve con sufficiente incisività le funzioni a cui è preposto, questo non significa che non serva a nulla. Intanto, con la sua sola esistenza, permette a noi di definirci ed ai clienti di distinguerci dalla massa dei praticoni che vogliono esercitare il nostro mestiere e quantomeno sono costretti a farlo sotto altri “titoli”, non potendo millantare il nostro; in secondo luogo garantisce a noi ed ai nostri clienti quei vantaggi sui quali non ritorno in quanto già elencati da altri.
        Sinceramente credo sia meglio lavorare al miglioramento di ciò che è stato faticosamente costruito, anche esprimendo critiche e dissensi (non minacce di morte e profezie!!!), piuttosto che abbatterlo per un moto di rabbia, a tutto vantaggio di chi gli ordini professionali non li vuole e non li ha mai voluti perché vorrebbe fare più o meno tutto quello che gli pare senza limiti di sorta oppure di chi vorrebbe mettere le mani sui patrimoni dei loro enti previdenziali.
        A proposito, se sei uno psicologo “della prima ora”, in base a quale articolo sei iscritto? Forse eri contrario all’ordinamento della professione fin dal principio?

        • paolo says:

          Massimiliano sinceramente lascia scegliere a me il modo migliore per esprimermi senza fare il professorino: se tu vuoi metterti l’abito grigio del genitore normativo fai pure, io preferisco altre modalità e non sarai certo tu a farmi cambiare idea. Personalmente sono un liberista e quindi ovviamente sono contrario agli ordini professionali, non solo al nostro, in quanto li ritengo corporativi e totalmente inutili per la crescita di una professione. Quando mi parli del ritorno a taumaturghi, maghi, etc forse non ti sei accorto che già ora è così con l’aggravante che dobbiamo pagare una gabella inutile per poter esercitare la nostra professione…per quanto riguarda l’articolo con il quale sono iscritto ahimè non è stata una scelta, ma un’imposizione perchè come ben saprai senza essere iscritti all’ordine degli psicologi (io lo chiamo monopolio perchè non c’è concorrenza) non si può esercitare e questo la dice lunga…

          • Massimiliano says:

            E dopo aver letto la tua risposta dovrei ancora credere che sei uno psicologo?
            Ognuno si esprime per quello che è, nei limiti che gli sono concessi della complessità del suo pensiero e guidato dalle sue motivazioni. Chi sei non ci dato sapere, anche se a questo punto un’idea di “cosa” sei potremmo essercela fatta tutti, e, dal momento che il tuo unico scopo sembra essere quello di esacerbare la rabbia dei colleghi (i miei, non i tuoi) per seminare scompiglio, non occorre di certo una grande eloquenza per riuscirci.
            Sentiti pure libero di esprimerti come ti riesce, gli altri sono altrettanto liberi di decidere in che conto tenere le tue parole.

  13. giovanni says:

    Premetto che nn ho letto i commenti dei miei colleghi.
    Di Amato ho una scarsa stima; ricordo che nel 1992 fece un prelievo generalizzato sui conti correnti con effetto retroattivo con la promessa di renderli e nessuno ha più visto niente.
    Ben navigato riuscì, nonostante le dure scelte antipopolari del governo, a venirne fuori con una discreta aureola di politico saggio, a mio parere frutto solo del confronto con il resto della sua compagnia di mascalzoni.
    Dell’Enpap ho poca fiducia: me la sono costruita leggendo i resoconti e i commenti e gli articoli pubblicati sulla sua gestione; ne emerge un quadro sconsolante, sia nella trasparenza e competenza gestionale, che nel livello di discussione interna.
    Forse una cassa previdenziale molto più grande permetterebbe, ad esempio, di ammortizzare meglio gli errori negli investimenti – sempre possibili, visto che non siamo competenti più di tanto. Diversamente, esseno il patrimonio molto più limitato, si rischia di mettere in ginocchio chi ha praticato per tanti anni e conta esclusivamente su quell’entrata pensionistica.
    Bisognerebbe ponderare la vantaggiosità di mantenere la nostra cassa attuale, certamente più più snella e più calibrata sulle nostre specifiche esigenze, ma al momento, mi pare, con ampie aree di miglioramento. La qualità della sua gestione però potrebbe voler dire affrontare delle spese per affidarla anche a dei tecnici competenti in materia. Il gioco vale la candela? Ragioniamoci.
    In ogni caso una discussione franca sull’utilità degli ordini professionali andrebbe fatta ndipendentemente dal problema Enpap. Ritengo, ad esempio, che l’attuale politica del mio Ordine professionale rispecchi un modo di intendere l’Ordine professionale come motore istituzionale della nostra professione. Un ruolo attivo, propositivo, costruttivo, chiarificatore. Si vedano, ad es., il ruolo giocato per chiarificare e definire le competenze con le professioni affini, portato avanti con determinazione e coerenza, oppure le linee guida per la qualità delle scuole di specializzazione, il progetto di affrontare il problema dell’assenza di formalizzazione degli atti tipici.
    Purtroppo, non sempre gli ordini funzionano in questo modo, e il nostro ne ha già fatta esperienza di “sedersi” su una gestione meramente amministrativa e burocratica, senza progetti di ampio respiro alimentati da una vision ampia tarata sul medio-lungo periodo.
    L’abolizione dell’ordine apre pure delle questioni delicate legate agli abusi professionali, alle violazioni del nostro codice deontologico, alla rappresentatività istituzionale. Rischia di “liberalizzare” una professione pregna di risvolti sociali, mettendo il contratto con l’utente sul mercato alla stregua della vendita di una “cassa di arance”. Per me sarebbe meglio quindi non ridurre la questione “ordine sì ordine no” considerando solo la convenienza di tenerci la cassa, ma affrontare questo dibattito serenamente, guardandolo da tutti i punti di vista possibili.

  14. paolo says:

    massimiliano è tipico delle persone insicure screditare il pensiero e l’identità di chi non la pensa come loro…con il tuo post, mi spiace dirlo, ma sei stato tu a smascherarti…le persone come te hanno paura del dissenso, si trincerano sulle proprie posizioni conservatrici e cercano in ogni modo di imporre agli altri le proprie idee…non mi stupisce affatto che persone siffatte difendano a spada tratta l’ordine costituito perchè temono come la peste il cambiamento…forse però caro massimiliano non ti sei ancora accorto che l’unica costante della vita è proprio il cambiamento e chi si arrocca rigidamente sul passato fa già parte della storia e non può costruire il futuro…

  15. Annalisa says:

    premetto che mi ero riproposta di non partecipare più a questa discussione visto i toni che sta assumendo, credo che si sia perso il senso stesso della discussione… potremmo confrontarci su possibili scenari o conseguenze dell’abolizione o meno dell’ordine, invece mi rammarica constatare che proprio chi si reputa “professionista nella comunicazione” fatichi a sostenere un dibattito senza cadere nell’accusa e nella denigrazione dell’altro… mi sembra di assistere ad una puntata di uno show televisivo mal fatto e mal condotto,
    ma perchè invece di inveire costantemente l’uno verso l’altro perchè “la mia posizione è più realistica o meno vecchia o più liberale” o peggio “tu sei vecchio e io sono giovane o viceversa” non proviamo ad usare questi strumenti in modo costruttivo? l’argomento è interessante e i risvolti possibili ancora di più, sia in un caso che nell’altro se ci muoviamo in modo costruttivo è comunque possibile lavorare in una dimensione di crescita e cambiamento, anzichè stallo o regressione…
    è solo un’idea.. la butto lì…

    • Massimiliano says:

      Concordo con te, Annalisa, e mi fa piacere che tu abbia rinunciato al tuo proponimento per ricordare come questo dovrebbe essere uno spazio di riflessione e confronto sui temi rilevanti per la nostra professione; anche perché credo che l’unico modo per contrastare questo clima da show televisivo di serie B consista nel non lasciarsene disgustare fino al punto di ritirare la propria partecipazione e nel portare comunque il proprio punto di vista, per quanto raccogliere informazioni affidabili, elaborare un pensiero e presentare proposte sia più impegnativo che scaricare la propria frustrazione e la propria rabbia sparando proclami. Peraltro credo che, proprio con l’uso che stanno facendo della libertà di espressione che gli è concessa in questo spazio, molti di quelli che si autodefiniscono “liberisti” ci stiano mostrando la prospettiva più realistica di come impiegherebbero la libertà assoluta nell’esercizio nella professione che auspicano di ottenere dallo scioglimento dell’Ordine.
      Neanch’io sono un sostenitore delle politiche ordinistiche “classiche”, però sono convinto che le funzioni a cui l’Ordine è preposto non possano essere lasciate all’iniziativa dei singoli né affidate ad una miriade di associazioni professionali, ed il mondo dei counselors, dei coaches e dei mediatori italiani è lì a dimostrarcelo.
      Quello che vedo è che, se in oltre 20 anni di esistenza l’Ordine si è mostrato gravemente carente sotto molti profili, di recente ha mostrato di poter cambiare. Penso ai progetti per creare nuove opportunità di lavoro come la proposta sullo psicologo di base, i gruppi di lavoro sulle aree di intervento o gli incontri sulle fonti di finanziamento dei progetti, alle iniziative di avvicinamento dello psicologo alle nuove esigenze delle persone e di promozione della sua immagine come “lo psicologo in farmacia” o le “settimane del benessere psicologico”, alla maggiore incisività con cui alcuni Ordini Regionali si stanno dedicando al contrasto dell’abuso della professione ed a prescrivere il rispetto delle norme deontologiche, al progetto di delineazione degli atti tipici, ecc… e tutto questo è stato portato avanti, almeno dal mio Ordine Regionale, attraverso un consistente incremento del coinvolgimento diretto degli iscritti.
      L’ipotesi che qualcuno possa decidere di abolire il nostro Ordine, passando sopra a tutte le esigenze di tutela dei cittadini, della comunità e dei professionisti stessi in un settore sensibile come il nostro per privilegiare la liberalizzazione del mercato (mercato!?!?) professionale al fine di creare posti di lavoro (peraltro assolutamente virtuali) o, come leggo in questo post, per risanare i bilanci delle istituzioni statali incamerando il patrimonio dell’ENPAP, mi sembra già preoccupante; il fatto che dei colleghi, motivati dalla rabbia anche legittima che nutrono nei confronti dell’Ordine, appoggino questo progetto senza valutare delle alternative mi sembra anche peggio.
      Come te sarei comunque interessato a ragionare anche sulle alternative, se qualcuno le ha pensate, magari sulla conoscenza che ha di come la nostra professione è ordinata in altri paesi; sulla base di informazioni attendibili, però, non di “voci”.

  16. Christian says:

    Ho paura che non tutti sanno di cosa parlano effettivamente i provvedimenti contenuti nella Manovra bis e nella Legge di Stabilità.

    Ho citato il tuo articolo su http://www.psicologiaxtutti.it/professione/194-se-abolissero-ordine-degli-psicologi.html (qui però non appare come backlink).

    • Massimiliano says:

      Hai ragione: parliamo di ciò che c’è. Credo che almeno gli psicologi un’idea dovrebbero averla, dato che un’analisi delle prevedibili ricadute della manovra bis per la nostra professione era già apparsa a settembre sul sito dell’Ordine Nazionale (www.psy.it/archivio/allegati/2011_09_19.pdf) ed è stata ripresa dall’editoriale dell’ultimo numero del suo giornale, mentre il testo della Legge di Stabilità (http://www.psy.it/archivio/allegati/2011_11_16.pdf) era consultabile dal giorno successivo alla sua pubblicazione sulla G.U..

      Nutro qualche dubbio sulla tua interpretazione della Legge di Stabilità. L’art.10 istituisce le “società tra professionisti” «per l’esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico» [3.], non per le funzioni di amministrazione della professione normalmente attribuite agli Ordini, che tali restano.
      È vero che ammette che a tali società possano partecipare «soggetti non professionisti», ma «soltanto per prestazioni tecniche, o per finalità di investimento» [4.b)], ribadisce che i professionisti devono attenersi al codice deontologico ed ai regolamenti dei rispettivi ordini di appartenenza [7.] e che le società devono esplicitare dei criteri a garanzia che «l’incarico professionale conferito alla società sia eseguito solo dai soci in possesso dei requisiti per l’esercizio della prestazione professionale richiesta» [4.c)]. Quindi, contrariamente a quanto affermi, le “limitazioni di partecipazione minoritaria e di partecipazione alle attività riservate e agli organi di amministrazione della società” ci sono eccome!

      Saluti
      Massimiliano

      • Christian says:

        Forse nell’articolo su psicologiaxtutti.it mi sono espresso in modo poco chiaro e troppo sintetico, ma sulla tua interpretazione della mia interpretazione nutro parecchi dubbi a mia volta :)

        Mi contesti 2 cose:
        1. “limitazioni di partecipazione minoritaria”. Mi riferivo a questo: “Un soggetto non professionista potrebbe, inoltre, diventare socio di una STP di capitali soltanto per mere finalità di investimento. Infatti, la norma, nulla dice in merito alla ripartizione tra professionisti e non professionisti del capitale sociale della STP con l’effetto che si potrà avere una STP con professionisti al 80% e 20% non professionisti e viceversa” (http://www.lalentesulfisco.it/abc-news/societa-tra-professionisti-con-soggetti-non-professionisti,3,6344).
        Nella prima versione, infatti, un socio non professionista poteva aderire solo con partecipazione minoritaria.

        2. “limitazioni di partecipazione agli organi di amministrazione della società”. Mi riferivo a questo: “Ad esse potranno partecipare professionisti iscritti ad ordini, albi e collegi anche comunitari ovvero soggetti non professionisti soltanto per prestazioni tecniche per finalità di investimento, senza alcun divieto per tali soci di partecipare agli organi di amministrazione della società (http://www.unioneitalianacommercialisti.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=15:novit%C3%A0-della-l148/2011-per-i-professionisti-societ%C3%A0-tra-professionisti-senza-limiti-ai-soci-di-capitale–per-mano-di-confindustria).
        Nella prima versione era fatto divieto, invece.

        Hai precisato, giustamente, che le funzioni di amministrazione delle professioni riservate agli Ordini tali restano. Vero. Ma io non ne ho proprio parlato. Faccio notare, en passant, che l’oggetto dell’articolo non era la società tra professionisti (non sono né un commercialista né un avvocato, sono sono uno psicologo) ma il fatto che molti sono convinti che nella Legge di Stabilità si aboliscono gli ordini professionali.

        A scanso di equivoci, preciso anche che i non professionisti non possono fare il lavoro dei professionisti, quindi il muratore non potrà fare l’architetto, l’idraulico non potrà fare l’assistente sociale e lo psicologo, anche se in STP con medici, non potrà prescrivere farmaci o operare a cuore aperto. Sono cose ovvie, lo so, ma visto mai mi si contestasse anche l’omicidio di Kennedy… :)

        • Massimiliano says:

          Ti ringrazio per i tuoi chiarimenti e mi dispiace sinceramente che tu ti sia risentito per il mio commento. Non era mia intenzione contestarti alcun “crimine” quanto, piuttosto, evitare che dalla lettura del tuo articolo qualcuno potesse presumere che la “riforma” degli ordinamenti professionali prescritta dalle normative a cui hai fatto riferimento costituisca una sorta prodromo della loro riorganizzazione in un sistema associazionistico; prospettiva di cui parli nelle conclusioni, che personalmente non condivido, ma che comunque credo meriterebbe una riflessione approfondita.
          Allo stesso modo, essendo anch’io uno psicologo e non un avvocato, non intendevo di certo cavillare sui dettagli dell’art.10 della Legge di Stabilità, quanto rilevare come anche all’interno delle STP nulla cambi riguardo all’esercizio di attività che richiedono un’abilitazione professionale. È stato un mio errore citare tutta una frase, mentre la mia perplessità riguardava esclusivamente l’assenza di «limitazioni […] di partecipazione alle attività riservate», volendo intendere per esse non le attività amministrative e gestionali della STP, quanto l’esercizio delle attività professionali stesse. Se, come scrivi, è ovvio che chi non è medico non possa mettersi a prescrivere farmaci o ad operare, lo è perché tali atti sono comunemente riconosciuti come specifici e riservati alla professione medica; purtroppo cosa costituisca “atto tipico” o “attività riservata” della professione di psicologo è già di per sé molto meno ovvio ed agli occhi di chi pratica una “professione affine” la prospettiva di una rimozione delle limitazioni in questo ambito potrebbe apparire estremamente allettante in quanto, piuttosto che risolvere il problema, lo vanificherebbe. Del resto ho l’impressione che il desiderio di quanti reclamano l’abolizione degli Ordini (in particolare il nostro) o addirittura sono erroneamente convinti che la Legge di Stabilità li abolisca, vada proprio in questa direzione.
          A scanso di equivoci non mi sembra quindi inutile ribadire anche ciò che a te, a me ed alla maggior parte dei colleghi può apparire “ovvio”, ma che per molti altri (colleghi e non) può non esserlo; e ti ringrazio per averlo fatto .

          • Christian says:

            Hai ragione, Massimiliano, a volte ribadire l’ovvio può essere utile.
            Non mi dilungo a spiegare ciò che ho scritto nel mio articolo su PxT perché mi pare poco cortese continuare a discuterne qui. Lì ho accennato al fatto che non mi dispiacerebbe una moltiplicazione degli Ordini (o Associazioni o Corporazioni o come altro vogliamo chiamarli), ma non ho sviluppato l’argomento perché il tema era un altro. Magari ci tornerò sopra in futuro.
            Riguardo al tuo attribuirmi del “risentimento”, mi sembra che non ce ne sia traccia nel mio commento; del resto non ho interpretato la tua risposta in modo offensivo o denigratorio. O avrei dovuto? :) Ma non voglio star qui a parlare di transfert o costrutti simili. Vorrei invece tornare sul tema del tuo articolo proponendoti un ulteriore stimolo: ieri sera (4 dicembre 2011) su Report hanno dedicato una parte del servizio all’ENPAM. Inutile dire che nell’elenco degli Ordini la Psicologia non è stata neppure nominata. Sarebbe però interessante seguire lo stesso stile di indagine per valutare “la salute” delle casse ENPAP. Lo farei io, ma non ne ho le competenze. Che ne dici? Potrebbe interessare a chi segue Altrapsicologia?

          • Christian says:

            PS. Il servizio di Report può essere visto qui http://youtu.be/wpurH6jPOkg

  17. fabio says:

    Il problema non è l’esistenza dell’ordine ma l’accesso alla professione e come questo viene egolato dagli ordini professionali.

    Va rimosso questo aspetto corporativo che non ha alcun valore aggiunto in termini di verifica della qualità e della professionalità della persona e serve solo a rastrellare altri soldi dalle tasche di persone che molto spesso nno hanno lavoro.

    L’ordine può essere mantenuto come obbligatorio, che problemi ci sono. I laureati con titolo di studio regolarmente conseguito pagano la quota affiliativa, la quota annuale e l’ordine eroga tutti i suoi servizi.

    In tutta europa si fa così.

    su questo io non ho problemi, quello che deve essere abolito è l’esame di stato perchè non ha senso di esistere, visto che esistono le facoltà che producono delle certificazioni e che queste facoltà sono a numero chiuso. Avvolte il numero chiuso è prima della triennale e prima della laurea specialistica. Oltre a questo è previsto un anno di tirocinio e quando si lavora?

    Su siamo seri per una volta.

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