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Banche, consulenza finanziaria e conflitto di interessi…

Le Banche erogano una consulenza finanziaria indipendente? Non credo, nonostante offrano fondi di tutte le “Case”.

La verità “proibita” sul conflitto di interesse e sul ruolo delle banche nella consulenza finanziaria.

Da anni, ormai, le banche si autoproclamano “consulenti finanziari” mostrando, a mo’ di salvacondotto, la lunga lista di prodotti collocati.

“Caro cliente, dal momento che io ho la possibilità di offrirle i migliori prodotti di tutte le case, faccio realmente il suo interesse. La consiglierò per il meglio sempre”.

Suona familiare una frase di questo tenore?

Purtroppo, però, non è così: ci sono due ragioni che minano la veridicità della frase appena riportata. Ma il segreto sta per essere svelato.

Omissione # 1

La banca che attraverso i suoi dipendenti o promotori finanziari sostiene di essere in grado di offrire il meglio commette un’imprecisione. O, meglio, è reticente su due aspetti. Anzitutto: a meno di avere nel proprio “catalogo” l’intera gamma dei prodotti di investimento disponibili sul mercato, la scelta tra gli strumenti finanziari migliori per il cliente sarà limitata a quelli effettivamente vendibili.

E questo non è da poco. Immaginiamo, ad esempio, che il miglior fondo di investimento specializzato sulla borsa USA sia il fondo X. Ma la banca non ha stipulato nessun accordo commerciale per il collocamento di quel prodotto. Ha, invece, la possibilità di collocare il fondo Y, concorrente di X e dal buon andamento, ma non un fuori classe.

Che cosa farà la banca? Dirà al cliente: “il miglior prodotto è il fondo X ma noi non lo collochiamo” o dirà piuttosto: “il miglior fondo è l’Y”?

Ciascuno faccia le proprie riflessioni…

Omissione # 2

Non tutti i fondi collocati sono uguali. Alcuni di essi, infatti, retrocedono alla banca o direttamente al promotore finanziario commissioni maggiori di altre. Ciò significa che dal punto di vista della consulenza finanziaria offerta dal sistema bancario, non è indifferente suggerire all’investitore il prodotto A oppure il fondo B.

Ognuno di essi, infatti, avrà ripercussioni diverse nelle tasche del bancario o del promotore finanziario a seconda della quota parte di commissioni che tu, cliente, paghi. Quindi i prodotti che saranno suggeriti saranno gioco forza quelli che rendono di più alla rete commerciale che li propone.

E, per finire…

Alcune banche, anche on line come Fineco, offrono un servizio di consulenza a pagamento con retrocessione delle commissioni pagate dal cliente sui fondi  inseriti in portafoglio. In altre parole, a fronte di un costo omni comprensivo, la banca è davvero in condizione di consigliare in modo indipendente il cliente.

Ma il costo per aderire a questo servizio è spesso troppo alto: siamo nell’ordine dell’1,30 – 1,50% su base annua. E, ancora una volta, nel nome del “spremiamo il cliente”, il vantaggio dell’indipendenza evapora con la stessa velocità di una goccia d’acqua caduta su una piastra rovente.

Attenzione, allora, quando la banca si propone come società che eroga la consulenza finanziaria. In particolare tenere presente che:

  • i prodotti consigliati non sono necessariamente i migliori ma, ben che vada, i migliori tra quelli disponibili;
  • ogni prodotto genera commissioni differenti per la banca, che si traducono in corrispettivi in denaro per il bancario o per il promotore finanziario che li vendono. La tentazione di “spingere” i più redditizi è irresistibile per molti professionisti del settore;
  • l’indipendenza vera costa un sacco di soldi.

Che fare allora?

Propongo due alternative:

  • cercare un consulente finanziario meno esoso e davvero indipendente
  • irrobustire la propria preparazione finanziaria studiando un minimo e scoprendo che la materia è addirittura più divertente di quanto uno potrebbe pensare di primo acchito.

Giacomo Saver

http://www.segretibancari.com

Dopo anni di esperienza nel settore "private" di un importante istituto bancario, e dopo un prodondo dissidio interiore, Giacomo ha abbandonato la carriera bancaria. Oggi è un formatore e un consulente finanziario indipendente il cui obiettivo è aiutare i risparmiatori ad investire con successo liberi da ogni interesse di parte e conflitto di interesse.

Categoria: Blog

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Commenti

One Response to %2$s

  1. gioia says:

    Vorrei sapere gentilmente in caso di default italiano se i conti depositi sono garantiti. Altrimenti cosa fare in questo caso per salvaguardare i risparmi . Grazie

    • Gentile, in caso di default dello Stato Italiano le conseguenze sui conti deposito delle banche italiane non sono prevedibili: sarebbe una situazione del tutto eccezionale, e peraltro al momento è poco probabile.
      Invece, in caso di default del singolo istituto bancario in cui si è titolari di un conto deposito – evenienza più probabile – la garanzia di riavere il denaro depositato è garantita fino a 100.000 euro dal fondo interbancario, praticamente una riserva destinata proprio a questo utilizzo. Oltre i 100.000 euro non è garantito nulla.
      Peraltro, segnalo un articolo del Codice Civile che regola i depositi bancari: non tutti sanno che il denaro depositato diventa di proprietà della banca, che è soltanto obbligata a restituirlo su richiesta.

      Art. 1834 Depositi di danaro

      Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l´osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (1782).

  2. Concordo con quanto scrive il dott. Zanon. Il default dell’Italia sarebbe così grave da rendere imprevedibili le conseguenze. La via di fuga per chi teme un evento del genere è l’acquisto di oro fisico da detenere preferibilmente al di fuori dall’Italia.

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