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Cronache da ENPAPeropoli – Atto Secondo: Bilancio di un massacro finanziario:

Cronache da ENPAPeropoli

Atto Secondo

BILANCIO DI UN MASSACRO FINANZIARIO

Fra crisi, ciucci di liquirizia e fondi comuni

ci siamo fumati 25 milioni di Euro

…ma non è ancora abbastanza? Parrebbe di no…

Federico Zanon

Stefania Vecchia

Ogni volta è una novità, la dislocazione della stanza consiliare: stavolta, per ovviare al problema del tavolo troppo piccolo, ci hanno messo in assetto cinematografo: file di poltrone, senza appoggio per scrivere e tenere il notebook, gomito a gomito con il vicino.

Ma poi comprendiamo: non è cinema, è teatro! non quel teatro dal copione già scritto, dove si tratta solo di imparare a memoria. Qui si tratta del più moderno teatro d’improvvisazione, dove c’è un canovaccio di massima da seguire, ma gli attori sono liberi di scegliere le battute con cui dire quello che si è già deciso a tavolino.

In ballo oggi ci sono varie cose, ma due di queste pesano come macigni: una è il Bilancio Consuntivo 2008 da votare per l’approvazione, l’altra è la proposta del CDA di alzare il limite degli investimenti immobiliari dal 5% al 10%-15%.

Il Bilancio

La Coordinatrice introduce garbatamente l’argomento e invita a parlare i relatori, in testa il Presidentissimo di tutti noi.

E lui entra in scena: informale come un vero manager contemporaneo, sprizza salute e ottimismo mentre dribbla disinvolto sedie e microfoni girando a vuoto per qualche minuto in attesa di ispirazione…

Che sia una nuova tecnica retorica? il pubblico tace, captiamo un bisbiglio dal fondo: “ma che sta facendo?” sussurra un impassibile consigliere AUPI dietro di noi, in un istintivo guizzo di perplessità subito soffocato.

Il Presidentissimo addocchia i microfoni e capisce che il pubblico si attende qualcosa da lui… ma gli strumenti al suo tocco iniziano a gracchiare e fischiare come se non volessero trasmettere il suo pensiero; qualcuno di Cultura e Professione ipotizza addirittura un segnale divino… si attende con una certa tensione, si teme che un fulmine possa colpirlo, ma poi…

Poi trova un suo posto nel mondo, il Presidentissimo: in piedi come un viandante, di sbieco con il gomito appoggiato sul tavolo a ricordarci che siamo solo di passaggio, ci informa che non ha molto da dire sul bilancio… è un atto dovuto… è già stato controllato… al microfono lavora in fretta: improvvisa questi 120 secondi di presentazione per raccontare i come e i perché di un bilancio che rappresenta perdite per 25 milioni di Euro prodotti da un CDA in cui lui assisteva in minoranza ai movimenti strategici…

Anche il collegio dei sindaci (organo deputato al controllo della gestione economica) non si dilunga in troppe spiegazioni ai rappresentanti dei proprietari dei soldi persi… una manciata di parole che confermano quanto già espresso nelle quattro pagine di parere, che esprimono un giudizio di correttezza formale del bilancio ma non pongono nessuna considerazione analitica sui perché di una gestione che ha perso 25 milioni di Euro.

Altre presentazioni più analitiche e all’altezza dell’argomento, da parte del Direttore Muzzin e di un funzionario amministrativo, ci illustrano il dettaglio del bilancio.

Dettaglio che peraltro avevamo già analizzato ampiamente anche noi, e che ha da rilevare criticità finanziarie dovute a perdite importanti per investimenti in Fondi Comuni e Obbligazioni affondati con la crisi economica. Investimenti blindati, super-sicuri e bla bla bla… e infatti in pochi mesi sono andati in fumo ben 25 milioni di Euro.

Ma all’ENPAP sono ottimisti: sul bilancio scrivono che queste perdite sono interamente coperte dal patrimonio dell’Ente. Ed è vero: solo che in cassa restano solo 4 milioni di euro, giusto quel che serve per pagare la gestione ordinaria di un anno… tutto quello che era stato accumulato negli ultimi 10 anni è andato perduto!

L’abbiamo fatto vedere da due diversi consulenti: il Revisore dei Conti di una grande amministrazione comunale (210.000 ab.) e il team di consulenza di una nota banca.

Ci hanno detto entrambi che il bilancio appare regolare dal punto di vista formale, ma la sostanza è di una grave perdita finanziaria dovuta alla combinazione tossica di una grave crisi economica e di una gestione finanziaria scriteriata.

Scriteriata, si: questo è stato il termine usato, nell’accezione di: priva di un criterio comprensibile e razionale sul piano finanziario”.

A margine, alcune note simpatiche: uno dei nostri consulenti ad esempio ci ha chiesto di quei 9.000 e rotti euro che sarebbero andati a passivo a causa del furto di materiale informatico “subìto” da un Consigliere d’Amministrazione… “9.000 euro è il valore di un’auto” dice il nostro consulente, sconcertato “Ma che gli hanno rubato?”.

Daremo conto del dettaglio tecnico del Bilancio in una delle prossime Newsletter, commentando voce per voce la fonte delle perdite più rilevanti. Per ora, vi chiediamo di accontentarvi della cronaca della giornata.

Riportiamo qui il nostro intervento in Consiglio inviato agli atti:

http://www.altrapsicologia.it/immagini/ap/templates/articolo.asp?articleid=2197&zoneid=51

Abbiamo deciso di astenerci in virtù del fatto che pur non avendo riscontrato vizi formali nella costruzione del bilancio, non possiamo approvare la fotografia di una situazione così devastata.

Il bilancio è approvato dalla maggioranza AUPI e da Marco Nicolussi di Sipap, con i voti contrari di Cultura e Professione e la nostra astensione.

Chi ha redatto il Bilancio ci ha tenuto a guarnirlo con inserti che giustificano le gravi perdite (25 milioni di euro) con la crisi economica, grazie alla quale tutti sembrano innocenti e vergini.

Ed è con candida verginità che oggi si vorrebbe ripetere l’errore di prendere decisioni prive di un criterio comprensibile e razionale: leggete un po’ che è successo dopo…

Ed ora si investe… musica, maestro!

Che si sono inventati i consiglieri del CDA per far fruttare la giornata del CIG? hanno proposto di alzare il limite degli investimenti in immobili (Fondi immobiliari e Immobili) dal 5% del Patrimonio Complessivo al 10% o 15%.

Ma la ragione non l’abbiamo capita: è un vero mistero il ragionamento che ha portato il CDA a pensare di investire in case anziché in cammelli, dollari o buoni postali.

Ma siccome sono soldi degli iscritti, abbiamo analizzato approfonditamente la proposta del CDA e abbiamo obiettato punto per punto a quel che non ci convinceva: ecco il documento che abbiamo letto durante il consiglio, e inviato alla coordinatrice con richiesta che sia messo gli atti della giornata.

http://www.altrapsicologia.it/immagini/ap/templates/articolo.asp?articleid=2197&zoneid=51

Alla proposta del CDA, la maggioranza AUPI presenta compatta una “controproposta” che rilancia al 20% l’aumento del limite per gli investimenti immobiliari.

Anche in questo caso, senza una sola spiegazione, una sola nota tecnica, una sola consulenza a sostegno della proposta.

Perché gli immobili? e perché proprio il 20% e non ad esempio il 50% o il 70%? perché ora e non fra un anno o l’anno scorso? e cosa fanno le altre casse previdenziali con caratteristiche simili alla nostra? è stato fatto uno studio comparativo? insomma… non siamo contro ad ogni costo, ma spiegateci il perché delle scelte finanziarie!

Inizia un serrato dibattito che mira, nella sostanza, ad indagare le radici della scelta del CDA, per capire il ragionamento economico-finanziario che ci sta sotto, la base tecnica che ha portato a concludere che in questo momento la scelta strategica di investire in immobili è la più adeguata per garantire i rendimenti stabiliti per legge e minimizzare i rischi.

Invano: non c’è. Non troviamo alcun ragionamento esplicito, nessuna consulenza tecnica preventiva, nessun piano strategico finanziario, nemmeno uno straccio di indagine o di ragionamento che sostenga la proposta.

La divisione in consiglio è molto netta: da una parte tutti i consiglieri di minoranza che sostengono la necessità che la proposta sia circostanziata e sostenuta da consulenze preliminari, dall’altra parte la squadra AUPI al completo, impassibile di fronte alle varie richieste di chiarimento, approfondimento e sospensiva.

La discussione prosegue, accesa, per diverso tempo; ma nessuna obiezione sembra scalfire l’impassibile compattezza della maggioranza, impermeabile a qualunque ragionamento di segno opposto. Nemmeno le giovani promesse brillano per iniziativa: l’impressione è che abbiano solo rinverdito l’immagine delle liste in prospettiva elettorale, ma che dobbiamo ancora attendere per vedere all’opera il loro potenziale di innovazione…

Nonostante la certezza di avere voti a sufficienza per l’approvazione, il Presidentissimo nella sua magnanimità ci regala un abbozzo di spiegazione ulteriore, forse sperando di sedare i rivoltosi: tira fuori un piano geniale per conquistare il mondo, usando i soldi degli iscritti ENPAP per comprare le sedi degli ordini e gli studi per gli psicologi, “così i soldi restano dentro la categoria”.

Che genialata… noi di AP ci avevamo già pensato e scritto sopra abbondantemente, come probabilmente tutti quelli che hanno abbozzato in vita loro un pensiero su come usare i soldi della cassa.

Avevamo sottoposto l’idea al nostro consulente in materia finanziaria di allora, il quale ci aveva semplicemente fatto notare che il fine di un investimento è principalmente quello di produrre un rendimento: “non si può decidere prima cosa comprare”, ci fece notare, “ma occorre valutare l’andamento del mercato al momento. E comprare le sedi per gli Ordini regionali non è necessariamente un’operazione conveniente, che salvaguardi il capitale che gli psicologi vi affidano per conservarli e rivalutarli”.

E infatti interviene puntuale un consigliere che è pure il presidente di un Ordine, il quale dice che lui aveva provato ad accordarsi con l’ENPAP in tempi non sospetti, perché acquistasse una nuova sede per il suo Ordine, ma l’operazione non fu allora realizzata perché economicamente non conveniente: di fatto, per massimizzare il rendimento dell’investimento  negli immobili l’ENPAP dovrebbe comportarsi come un comune proprietario, affittandoli a prezzo di mercato, come  ad affittuari qualunque. Cadrebbe quindi ogni convenienza per Ordini e colleghi.

A quel punto rimarrebbe aperta la solita questione: chi ci dice che il rendimento di un immobile posto a reddito sia adeguato per le esigenze dell’ENPAP?

Cultura e Professione continua ad argomentare in modo ragionevole e circostanziato sullo stesso punto: non ci sono preclusioni ideologiche contro la maggioranza AUPI, ma si chiede di sospendere la decisione e ridiscuterla nel prossimo consiglio, per permettere di acquisire elementi tecnici (consulenze, pareri) sulla convenienza per le finalità dell’Ente di investire in immobili.

Noi il nostro l’abbiamo già detto: ancora prima delle consulenze, vogliamo che il CDA si sforzi di buttare giù almeno qualche pagina in cui ci illustri il ragionamento che ha portato, sulla base di studi, dati e pareri verificabili, dal problema (garantire il rendimento e minimizzare i rischi) alla soluzione (aumentare la percentuale di investimenti immobiliari).

Ad un certo punto il Presidentissimo perde la pazienza e si abbandona ad un gesto di insofferenza, sbuffando e brontolando per le continue richieste di intervenire da parte dell’opposizione.

Ecco, in questo momento, in questo esatto momento, entriamo in empatia con lui e comprendiamo il suo dramma interiore: mandarli via non può, questi rivoltosi di minoranza; essere troppo sgarbato nemmeno; e allora bofonchia qualcosa e sbuffa mentre cerca di sopportare, in attesa di un voto palese di cui tutti conosciamo prima l’esito…

Ci fa tenerezza, quell’uomo stravolto dietro al tavolone, bombardato dall’opposizione e abbandonato dalle sue fans, che invece di difendere la posizione che hanno appena rilanciato riescono solo a replicare con poche e povere argomentazioni. Speriamo in una preparazione migliore, la prossima volta…

La coordinatrice interviene d’impeto a salvarlo: chiude gli interventi di una discussione ormai sterile, ridotta all’opposizione rigida di due gruppi, di cui però uno ha la maggioranza assoluta.

L’abbiamo apprezzata, in quel momento: è donna energica, che sa stare al suo posto e raccomanda che nulla esca di qui se non il verbale ufficiale.

E noi l’ascoltiamo, e non scriveremo nulla su queste vicende, nemmeno un articolo…

La maggioranza riversa compatta il suo voto anche stavolta, nonostante le convincenti e circostanziate obiezioni di Altrapsicologia, di Cultura e Professione e di Marco Nicolussi di SIPAP.

La proposta passa, alla fine: il limite si alza dal 5% al 20%.

Bene? Male? e chi lo sa? senza un ragionamento, senza una consulenza, senza uno studio finanziario sull’attuale situazione del rendimento degli investimenti immobiliari, è come sparare al buio sperando di centrare il bersaglio piuttosto che il sedere del barista del circolo di tiro al piattello.

Per quanto ci riguarda, che gli immobili siano meglio dei cammelli o dei ciucci di liquirizia per raggiungere gli obiettivi dell’ENPAP, nei termini posti dall’AUPI è pura speculazione teorica

AVVERTENZA: questo articolo non intende rappresentare fedelmente i fatti, ma raccontare una cronaca della giornata dalla prospettiva dei consiglieri di Altrapsicologia.

Nello spirito di apertura dell’associazione, saremo lieti di accogliere contributi diversi da parte di altri consiglieri, anche critici e distanti dalle nostre posizioni… Persino AUPI, per intenderci! Naturalmente, la pubblicazione è subordinata all’invio di articoli firmati.

Categoria: ENPAP

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