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Cronache da ENPAPeropoli – Visioni dal futuro: Integrativo al 5% e altre possibilità

L’ambiente delle casse previdenziali ha ricominciato a muoversi. Dopo una relativa stagnazione dei movimenti legislativi e statali, si notano i segni di cambiamento che potrebbe incidere su un futuro nemmeno troppo lontano.

Sarà che c’è aria di crisi, sarà che il volume d’affari dei professionisti con albo produce il 15% del PIL, sarà che le Casse Previdenziali private in questo momento conservano nei loro forzieri un tesoro di dicrete dimensioni, ma il governo comincia a ronzarci intorno… e il rumore non è dei più piacevoli.

Te lo immagini proprio, il Ministro Tremonti: ha addocchiato le casse previdenziali da un po’, e ora con il suo fare sornione si avvicina e inizia a buttar lì una parola…sembra innocuo, eppure ha il potere di allungare le zampe sui patrimoni dei nostri Enti: è come Winnie the Pooh con i vasetti di miele. Nelle casse di previdenza ha visto qualcosa che interessa molto al governo, e ora non riesce a resistere: denaro.

Vediamo cosa sta succedendo e cosa potrebbe succedere nei prossimi anni.

Contributo Integrativo al 5%

Lo prevede come facoltà per le casse un disegno di legge, il cosidetto “Lo Presti”, che dopo essere passato alla camera di deputati quasi all’unanimità (499 favorevoli e un solo voto contrario), si era arenato al senato.

Se il disegno di legge verrà approvato, gli Enti previdenziali potranno chiedere agli iscritti di versare fino al 5% del lordo come contributo integrativo, e decidere di usarne una parte per finanziare i montanti individuali.

IL 3 Marzo 2011 il Senato (Commissione Bilancio) ha bloccato il disegno di legge sostenendo che l’aumento del contributo integrativo dal 2% al 5% avrebbe avuto come effetto l’aumento delle parcelle, e quindi la spesa per il cittadino.

Il 16 Marzo 2011 la presidente del CUP, Marina Calderone, sollecitata su questo punto, ha opposto che dagli studi svolti l’aumento dell’integrativo non inciderà in modo sostanziale sull’inflazione. Lo ha fatto nel corso del convegno dell’ADEPP, l’associazione delle casse di previdenza dei professionisti, in cui erano presenti i ministri Sacconi e Tremonti.

Il giorno 23 marzo 2011, il Sole24Ore.com riporta la notizia che il disegno di legge è stato approvato dalla Commissione Lavoro del Senato con due piccole modifiche, ed ora sarà approvato dal Senato e poi ripassato alla Camera.

Insomma, inaspettatamente (testuale dalla notizia) il disegno di legge si è disincagliato. Impossibile non notare la consequenzialità temporale fra il convegno Adepp, presenti i ministri sopradetti, e questo improvviso sblocco.

Che sia una novità è certo, specialmente per gli psicologi: siamo abituati al 2%, e un aumento al 5% inciderebbe su una professione che più di altre ha difficoltà nel far gravare l’aumento dell’integrativo direttamente sul cliente, come prevederebbe la normativa.

Infatti, se il problema non si pone con i clienti individuali (persone e famiglie), la situazione è diversa per i clienti istituzionali, che impegnano a bilancio quote fisse per pagare le parcelle di professionisti a contratto e ben potrebbero ribaltare sul professionista il maggior onere previdenziale.

Per questi colleghi, che spesso hanno poco potere contrattuale, un aumento dal 2% al 5% del contributo integrativo potrebbe implicare un ritocco in ribasso della parcella, con il risultato che parte di questo aggravio potrebbe incidere sui professionisti piuttosto che sui clienti.

L’intento positivo dell’aumento dell’integrativo contenuto nel disegno di legge (che ha avuto il sostegno delle casse previdenziali), è che i maggiori introiti derivanti da un integrativo al 5% permetterebbero di finanziare due cose:

-         le posizioni previdenziali individuali, o un sistema solidaristico simile alla c.d. pensione minima dell’INPS, spalmando su tutte le posizioni previdenziali individuali una quota dell’intera somma raccolta con l’incremento dell’integrativo. Una proposta non nuova, anche all’interno dell’ENPAP, che va tuttavia valutata con attenzione attraverso studi attuariali specifici per le singole casse.

-         le forme di assistenza (infortuni, malattie, interventi solidaristici), oggi ridotte all’osso e basate su contratti con grandi compagnie assicurative, che gradualmente peggiorano le condizioni di polizza.

E qui si apre un’altra grande questione che dovremmo affrontare in futuro: le forme di assistenza.

Verso un mega ente previdenziale unico?

L’ADEPP, attualmente la più rappresentativa fra le associazioni fra enti previdenziali privati, sembra conoscere una nuova fortuna: dopo anni di relativo silenzio e vari dissidi interni, ha appena svolto il convegno nazionale citato sopra (16 Marzo, Roma).

Ospite illustre il ministro Sacconi, che ha paventato l’idea di unificare le casse. Non so se sia stato uno scivolone dovuto ad una banale incomprensione (in fondo stava ospite in un convegno di tutte le casse…) oppure una sottile anticipazione delle intenzioni di questo governo (sempre che sopravviva alle imbarazzanti intemperanze del suo leader).

Ma una cosa è certa: le casse previdenziali attualmente stanno bene come sono, autonome e separate. Così sono state concepite e così funzionano al meglio. Questa è la posizione tenuta da molti esponenti degli enti previdenziali all’indomani delle dichiarazioni di Sacconi.

E questa è anche la posizione attuale di Altrapsicologia: a tutela degli interessi della nostra categoria, riteniamo fondamentale che l’ENPAP rimanga in mano agli psicologi per diverse ragioni, prima fra tutte che questo ci garantisce un certo margine di libertà sulle decisioni che riguardano i nostri conti previdenziali, e garantisce che il nostro capitale non finisca ad alimentare le fornaci senza fondo dell’INPS o di un non meglio precisato ente previdenziale unico.

Ricordiamo una cosa: entrare in un ente previdenziale di grandi dimensioni significa sottostare alle decisioni prese da altri, pagare senza sconti o aggiustamenti, e probabilmente ben oltre il 10% di contributo soggettivo sul netto e il 2% sul loro a cui siamo abituati. Tanto per dare un’idea, un professionista senza albo deve versare alla gestione separata INPS un contributo del 30% circa su quanto parcella…

Tu investiresti in edilizia popolare?

Non è la nuova opportunità di guadagno facile pubblicizzata su internet. E nemmeno una provocazione fantasiosa. Si tratta della proposta del governo alle Casse Previdenziali private, ENPAP compreso. Nel corso di alcuni incontri con i presidenti, il ministro Tremonti ha proposto di investire parte delle finanze delle casse in edilizia popolare.

La promessa che parte di queste case sarà riservata ai professionisti delle casse che vi investiranno somiglia molto ad un premio di consolazione, o all’imburrata prima del festino, per usare una metafora di facile comprensione per taluni personaggi del governo attuale.

Detta così, può passare come una notizia fra le tante. Ma è il segno che il governo sta cominciando ad addocchiare le casse di previdenza, a ronzarci attorno in attesa di qualcosa.

E cosa abbiamo di così importante da scomodare Tremonti? denaro. Molto denaro.

Un patrimonio complessivo davvero ingente, se paragonato al cronico debito pubblico statale e dei molti enti pubblici che divorano fondi da decenni.

La proposta del governo, che sembra un invito ma può suonare come una richiesta, è forse l’inizio di una specie di trattativa in cui entrambe le parti dovrebbero guadagnarci qualcosa.

Se lo stato cerca degli investitori disponibili a mettere del capitale senza guadagnarci molto, cosa potrebbero volere in cambio gli Enti di previdenza? nella peggiore delle ipotesi, potremmo trovarci a chiedere di mantenere la libertà che già abbiamo; nella migliore delle ipotesi, di essere agevolati nella gestione della nostra professione attraverso la fiscalità e lo snellimento dell’amministrazione. In ogni caso, è utopia aspettarci troppo.

Una partita, fra stato ed enti previdenziali, tutta da giocare. In questo gioco non può trovare spazio la superficialità o il conflitto inutile. Il confronto interno alla categoria, nei consigli deputati, va considerato un metodo di lavoro utile a generare soluzioni, e non una formalità da espletare con l’alzapaletta di bandiera su copione preordinato.

Ho 37 anni, due figli, sono laureato in Psicologia e in Filosofia e per mestiere faccio lo psicologo. Anche se la psicologia mi piace, non sono mai riuscito a considerarla una metafora completa per i bizzarri fatti della vita. Per questo mi piace interessarmi di tutto quello che mi attrae: filosofia, economia, arte, cucina, letteratura di viaggio. Da circa un anno tengo un blog sulla previdenza: presa dal verso giusto non è affatto noiosa, ma è una buona finestra da cui osservare i fatti del nostro paese. Il mio profilo su Elezioni ENPAP: http://www.elezionienpap.it/federico-zanon/ Blog: www.federicozanon.eu Twitter: @federicozanon

Categoria: ENPAP

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Commenti

One Response to %2$s

  1. Luca says:

    Io no capisco una cosa: come possono pensare gli psicologi, versando il 10% sul netto e il 2% sul lordo, di avere un domani una pensione. O l’Enpap è un investitore eccezionale, che con poco capitalizza molto, oppure mi aspetto generazioni di pensionati ex psicologi letteralmente sotto un ponte, con una qualità di vita da pensionati veramente indegna.
    Se alla gestione separata INPS moltissimi professionisti senza albo versano ormai il 28-29%, artigiani 21, commercianti 22, ecc cosa son gli psicologi, i mejo de tuti? Mah.

    • Davide Faganello says:

      Anche secondo me il danno sarà per i professionisti in quanto sia i clienti che le istituzioni non riconosceranno volentieri questa voce, mi spiego meglio: un Ente stabilisce di pagare 20 euro/h per il professionista oneri inclusi per cui il professionista dovrà fare parcelle di 19 euro circa e non di 20 euro + il 1 (5%) = 21.
      Fino a un paio di anni fa ricordo che anche al cliente sia io che i miei colleghi gli arrotondavamo il conto in modo che aggiungendo il 2% venisse fuori una cifra tonda.
      Luca ha ragione a dire che un domani gli psicologi saranno in crisi con la pensione, ma credo che al momento sia più urgente sopravvivere che pensare a come saremo tra 40 anni.

    • Emiliana says:

      Ma che ti hanno fatto gli psicologi a te?

  2. Federico Zanon says:

    Una correzione: il mio articolo riporta la presenza del ministro Tremonti al convegno Adepp. In realtà era presente solo il Ministro Sacconi, mentre Tremonti era invitato ma non presente.

    Quanto al commento di Luca: non credo che gli psicologi si illudano di avere una pensione congrua versando solo il 10% sul netto. Credo invece che ciascuno decida per la propria posizione personale in modo più o meno accurato, nel pieno spirito dell’espressione “libero professionista”. La libertà personale di scegliere l’investimento che riteniamo più adatto alla nostra situazione, con un obbligo minimo, è una ricchezza; lo è in termini finanziari, non ideologici.

    Quanto al potere dell’ENPAP di aumentare magicamente i montanti individuali, è un malinteso: anche se fosse un ottimo investitore (oggi è appena sopra la media di rendimento dei buoni postali…), le singole posizioni ne potrebbero giovare solo indirettamente.

    Infine qualche collega mi ha scritto per farmi osservare che probabilmente anche nella pratica con clienti privati un eventuale aumento dell’integrativo dal 2% al 5% creerebbe problemi, e verrebbe assorbito dal professionista invece che dal cliente. Lo segnalo per dovere di completezza.

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