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ENPAP: un contributo per capire cosa sta succedendo

Ringraziamo il collega Sperandeo per lo sforzo di sintesi e traparenza che ha voluto mettere al servizio della collettività professionale con questo articolo che illustra - dal suo vertice osservativo di Coordinatore del Gruppo di Lavoro su “Obiettivi Generali della Previdenza e dell’Assistenza” avviato tempo fa dal Consiglio di Indirizzo proprio per studiare forme utili e sostenibili di assistenza - alcuni retroscena delle recenti, roccambolesche vicende che hanno avuto al centro il supposto avvio delle iniziative di assistenza, tanto auspicate e decantate, da parte dell’ENPAP. Riconoscendo la disponibilità di Sperandeo cogliamo l’ennesima occasione per sottolineare l’assoluta mancanza di dati ufficiali su questo argomento importantissimo per la qualità della vita dei colleghi – come su tutte le questioni relative al “lavoro” del nostro ente di previdenza - visto che, all’ENPAP come al CNOP, si ostinano e tenere segreti i verbali delle loro adunanze, in barba ai principi basilari della partecipazione democratica.

La Redazione

ENPAP: UN CONTRIBUTO PER CAPIRE CHE COSA STA SUCCEDENDO

di Antonio Sperandeo

Adeguare tutte le pensioni e creare forme di aiuto sostanziali per i colleghi più giovani, per quelli in difficoltà e per i pensionati è stata la linea seguita dal Gruppo di Lavoro Previdenza e Assistenza, ed in particolare di Antonio Sperandeo, Daniela Cavallo e Paolo Michielin,  che ho avuto l’onore di coordinare in questi due anni di consiliatura.

Le pensioni: gli interessi politici dei gruppi e quelli veri dei colleghi iscritti alla Cassa

L’ENPAP è nato per dare una pensione ai colleghi che raggiungono i 65 anni di età, ovvero siano costretti ad interrompere parzialmente o totalmente l’attività lavorativa per grave impedimento: quindi mission fondamentale dell’Ente è assicurare una pensione dignitosa, ovvero adeguata a sostenere bisogni  di un professionista anziano che desidera continuare a condurre una vita degna del suo standard e stimolante.

Per fare ciò chi allora dirigeva l’Ordine e si interessava di previdenza si orientò verso la gestione privata del sistema pensionistico per gli psicologi, piuttosto che rimanere nella Gestione speciale dell’INPS, sostenendo che tale scelta sarebbe risultata più vantaggiosa e meno onerosa. L’attuale sistema di calcolo non garantisce affatto tale condizione di vantaggio, assicurando al termine della vita lavorativa una pensione pari a circa il 20% di quanto guadagnato dal collega su base annua: ad es. 15 mila euro annui, per 35 anni darebbero una pensione che, a prezzi attuali, ammonterebbe ad appena 230 euro mensili.

Gli Obiettivi Generali della Previdenza che abbiamo elaborato, e che il CIG in larga parte ha approvato, concorrono all’obiettivo fondamentale di assicurare a tutti i colleghi pensioni adeguate.

Infatti la delibera n. 05 del 28 Ottobre 2006 indica all’Ente quali suoi obiettivi previdenziali: una rivalutazione dei contributi accantonati basata sia sulla percentuale del PIL che su una parte degli interessi effettivamente maturati dagli investimenti finanziari, l’abolizione della doppia tassazione dei rendimenti, la rivalutazione pluriennale dei montanti allo scopo di valorizzare solo i rendimenti positivi, la restituzione opzionale in unica soluzione degli accantonamenti, in luogo del trattamento pensionistico,  in caso di pensioni di entità talmente bassa da rendere più vantaggioso disporre del capitale.

Necessità di introdurre una Pensione Solidaristica di Base

Se già con queste misure si poteva, e si può, portare la base di calcolo in alto di un buon 4-5%, tuttavia è necessaria una scelta ancora più avanzata, capace di assicurare incrementi più consistenti all’entità della pensione, per almeno il 40%. A tale scopo il Gruppo aveva proposto, ed intende ancora riproporre, l’introduzione di una variazione del sistema di calcolo, attraverso l’adozione di una Pensione Solidaristica di Base, finanziata con il raddoppio del Contributo Integrativo dal 2 al 4%, ( appena 1 euro ogni 50 di fatturato) sostenuto dal parere esperto e dallo studio del prof. Massimo Angrisani, Ordinario di Tecnica previdenziale, attuariale e delle assicurazioni dell’Università di Roma “La Sapienza”.

In questo modo i 230 euro prima indicati passerebbero automaticamente ad almeno 500 euro mensili, e crescerebbero ancora di più in ragione della crescita dei redditi percepiti e dichiarati dai colleghi. Per ottenere lo stesso risultato occorrerebbe versare all’Enpap 3 mila euro annui di contributo soggettivo e guadagnarne 30 mila, condizione irrealistica per la nostra professione. Non può sfuggire a nessuno che stiamo parlando di un sistema di calcolo basato sui contributi versati e rivalutati solo attraverso gli interessi (è questo il significato di “sistema contributivo a capitalizzazione”), mentre con la Pensione Solidaristica di Base introdurremmo un elemento di “ripartizione”, ovvero di distribuzione sulle pensioni, in modo solidale, equo e sostenibile, di un contributo che rimane a carico dei clienti: tale contributo, attualmente pari nel complesso a circa 10 milioni di euro annui, utilizzato al 40% per le spese di amministrazione della Cassa, sarebbe ripartito almeno per i 2/3 sulle pensioni.

Avevamo proposto, ovviamente, dei criteri di attribuzione che prevedessero 20 anni di iscrizione alla Cassa, di cui 15 con un versamento di contribuzione integrativa annua almeno doppio rispetto al minimo (120 euro) e criteri reddituali e di anzianità effettiva che ne consentissero la liquidazione pro-quota.

L’alternativa a tale scelta sarebbe stata e rimane l’aumento obbligatorio del Contributo Soggettivo dall’attuale 10% (opzionale 14%) ad almeno il 20%, ipotesi che il Gruppo ha scartato fin dall’inizio, in considerazione dei bassi redditi che vengono dichiarati dai colleghi all’Ente di previdenza, indicativi di un livello reddituale medio  assai precario, in ragione della giovane età della professione regolamentata e dell’elevato numero di psicologi in attività: lo studio Angrisani indica infatti che il reddito complessivo che va agli psicologi cresce, mentre diminuisce la quota individuale.

Agevolare i giovani colleghi nei primi tre anni di avvio della professione.

Proprio per agevolare i colleghi più giovani abbiamo proposto, ed il CIG ha deliberato, altri obiettivi quali: l’introduzione di un “prestito d’onore” in favore dei giovani colleghi per i primi tre anni di iscrizione alla Cassa, con differimento opzionale e totale del contributo soggettivo ad interessi “zero”; la riduzione ad 1/3 del contributo minimo per i primi tre anni di iscrizione alla Cassa (in atto valgono i primi tre anni di iscrizione all’Ordine); la riduzione a 500 euro del minimo per redditi tra 1.560,01 e 5.000 euro (in atto 780) per tre anni, in caso di flessione nei guadagni; la flessibilità opzionale dell’aliquota dal 10 al 20% (flessibilità verticale), con possibilità di versare anche meno del dovuto e possibilità di recuperarne il versamento in un arco di tempo più ampio (flessibilità orizzontale), di modo che ciascuno possa decidere il profilo previdenziale più adeguato alle proprie possibilità ed al proprio progetto previdenziale.

Queste misure possono quindi rappresentare un contributo serio, un aiuto sostanziale alla nostra professione ed ai singoli colleghi nello sforzo di crescita e di insediamento professionale ottimale, ed assicurare uno sviluppo concreto della copertura previdenziale della nostra terza età.

Ma perché Cultura e Professione e la Sipap si sono opposti? E perché non hanno proposto nulla di alternativo per migliorare le pensioni?

Riportando le dichiarazioni ufficiali del presidente Houlis si può capire che vi sono due diversi obiettivi: da un lato indurre l’Ente ad aumentare la contribuzione soggettiva  in maniera obbligatoria (vedi relazione dello stesso al Convegno per il decennale degli enti del 103, tenuto a Roma nei giorni 18 e 19 Ottobre 2006), dall’altro non drenare risorse per l’assistenza, come in maniera improvvida fatto approvando i bilanci respinti dal Ministero.

La politica di Cultura e Professione e della Sipap, appoggiata dal MoPi,  espone pericolosamente i colleghi ad un aumento dei contributi da pagare all’Enpap, sia aumentando il contributo soggettivo oltre il 10% attuale, sia creando le condizioni per dover chiedere agli stessi di finanziare i Fondi per l’assistenza. Vi sono fondati motivi per ipotizzare che questi Fondi possano essere trasferiti ad EMAPI, l’Ente assistenziale intercassa costituito dalle Casse Forense, Notariato, Infermieri, Periti Industriali e Psicologici, del quale il dottor Houlis è presidente, trasformando in obbligatorie forme di assistenza che, per loro natura, sono facoltative.

Emapi può significare indubbiamente la realizzazione di economie di scala anche nella gestione dell’assistenza, (è in itinere lo svolgimento di un bando di gara europeo per l’assistenza sanitaria integrativa, per gravi eventi morbosi e per una copertura globale) ma l’Emapi gestisce appunto l’assistenza facoltativa, e non quella obbligatoria, questione per la quale va riformato Statuto e Regolamento dell’Ente.

La strategia di Cultura e Professione e della Sipap, cui si è aggiunto l’apporto della consigliera Barracco, del MoPi, non è condivisa dall’Aupi, da MoviMente e dalle consigliere Galliano e Grazioso, 10 Consiglieri su 23, (da considerare il passaggio del collega Rossi tra le fila del gruppo del presidente Houlis), al punto da avere determinato l’acuirsi della crisi dell’alleanza che ha vinto le elezioni, avviatasi dopo le scelte di rottura del gruppo di Houlis sulla nomina del sindaco Faoro, del direttore dell’Ente, entrambi ceduti alla Sipap, e l’inaccettabile situazione di un advisor per gli investimenti che vede la società Prometeia nella posizione di controllore e controllato.

In realtà l’alleanza della Lista per l’Enpap, che i colleghi hanno voluto eleggere per governare l’Ente, è stata sacrificata sull’altare del mantenimento di una posizione dominante da parte del gruppo Houlis, determinando invece un netto cedimento della reale egemonia alla Sipap.

E’ stata proprio l’organizzazione del dottor Crispino a forzare la mano inducendo l’Ente alle incaute scelte sui due bilanci (vedi relativa mozione) e soprattutto a delegittimare i gruppi di lavoro, boicottandoli e giudicandoli un vulnus all’autorità ed alla collegialità del Consiglio di Indirizzo.

In realtà i gruppi di lavoro, democraticamente eletti dal Consiglio, vedono Sipap e Cultura e Professione in netta minoranza, oltre che in assoluta negligenza (non si presentano quasi mai) e quindi non interessa loro farli funzionare, cercando invece di boicottarli  e delegittimarli. Insomma il presidente Houlis appare politicamente un ostaggio nelle mani di Crispino, ed è veramente singolare ed inquietante questo connubio tra due personaggi che fino a qualche mese fa si fronteggiavano, con gravissime accuse, nelle aule dei tribunali.

Entrambi i gruppi sono responsabili dell’esposizione della credibilità dell’Ente agli occhi dei colleghi oltre che dei Ministeri vigilanti.

Per ciò che vale, come fatto in Consiglio, ribadisco l’appello ai consiglieri del CIG di rivedere le posizioni assunte per puri fini politici, ponendosi davanti i soli interessi degli iscritti alla Cassa.

Le forme di assistenza: come sono andate realmente le cose.

Il raddoppio del Contributo Integrativo dal 2 al 4% porterebbe il relativo Fondo dagli attuali 10 milioni a 20 milioni di euro.

Se 4 milioni vanno comunque alle spese di gestione e 13 milioni alla Pensione Solidaristica, rimarrebbero 3 milioni di euro annui da utilizzare per la solidarietà (ad es. le pensioni di reversibilità e superstiti) e per le forme di assistenza.

Stime attuali ci indicano che gli stati di bisogno nelle categorie professionali e lavorative in genere riguardano il 5% dei soggetti (vedi Cassa dei medici e INPS), sicchè la dote individuale annua per l’assistenza di 1300 psicologi attivi e pensionati iscritti alla Cassa (5% di 26000) sarebbe di circa 2400 euro.

Il Gruppo di Lavoro stava lavorando, come del resto continua a fare, alla individuazione delle forme di assistenza, proprio per assicurare ai colleghi aiuti concreti, rispondenti a bisogni vitali e sostenibili sul piano finanziario.

La nuova maggioranza, SIPAP e Cultura e Professione, con l’apporto del MoPi, allo scopo di anticipare l’esito del lavoro del Gruppo, per mero calcolo politico e per attribuirsi meriti agli occhi degli iscritti, (Sipap riempie il proprio sito e sta per mandare in stampa notiziari che annunciano “Successo” del suo gruppo in CIG) in modo miope e superficiale, ha messo il carro davanti ai buoi, stanziando 8,5 milioni di euro ( 3,5 dal bilancio 2006 e 5 dal 2007) del  Fondo integrativo, creando un Fondo per l’Assistenza. I relativi bilanci sono stati bocciati dal Ministero del Lavoro in quanto, come sostenuto da noi, redatti in difformità alla normativa vigente nell’Ente.

Al momento della redazione dei bilanci (dicembre 2006) la normativa prevedeva (e prevede ancora) la competenza del CIG a “individuare tra le forme di assistenza consentite quelle effettivamente da realizzare” (art. 7, comma 4, punto b)  dello Statuto. Ma quali erano (e sono) le forme di assistenza consentite?

Quelle indicate dal Regolamento per l’attuazione dell’attività di previdenza; sostanzialmente tre e cioè: 1. L’indennità di maternità, appositamente regolamentata e finanziata da tutti gli iscritti con un contributo annuo, in atto, di 120 euro; 2. L’integrazione al minimo dei trattamenti previdenziali (art. 31); 3. Le forme di “assistenza facoltative” di cui all’art. 3, comma 3 dello Statuto e dell’art. 32 del Regolamento, che prevede la possibilità del CIG di adottare un atto deliberativo, da sottoporre al Ministero del Lavoro, “che preveda la costituzione di specifici fondi appositamente finanziati dagli iscritti” la cui effettiva erogazione va poi sottoposta a regolamentazione del CdA.

I punti 2 e 3, per i quali il CdA., con l’approvazione del CIG., ha stornato 8,5 milioni di euro, sono le norme non rispettate che hanno determinato la reiezione dei due bilanci.

Infatti, stanti queste norme regolamentari, l’Ente avrebbe potuto solo istituire forme di assistenza facoltative, nel senso di chiedere agli iscritti di finanziare specifici fondi per potere godere della relativa assistenza.

Nonostante la nuova maggioranza avesse piena consapevolezza della bocciatura dei bilanci il 27 Gennaio ha ugualmente adottato una delibera sulle forme di assistenza, tra l’altro con una procedura non corretta: tale delibera non è legittima perché non adottata ai sensi dell’art. 3, comma 3 dello Statuto, né dell’art. 32 del Regolamento, ma solo in virtù di una norma statutaria non operativa che è quella dell’art. 7, comma 4, punto b) ed in assenza di una modifica dello stesso art. 32, modifica che lo stesso CIG ha adottato, in modo ancora proceduralmente non corretto perché non inserita all’o.d.g., solo dopo avere deliberato illegittimamente le forme di assistenza.

Adesso non abbiamo i bilanci e non abbiamo alcuna forma di assistenza, e , soprattutto, vi è una maggioranza la cui governance viene delegittimata dai Ministeri vigilanti.

E’ quindi chiaro che oscuri obiettivi politici, ma chiare esigenze propagandistiche, hanno fatto premio sulla reale volontà e correttezza amministrativa nel seguire procedure legittime per assicurare davvero l’assistenza necessaria a molti nostri colleghi che vivono reali disagi.

Adesso si dovranno azzerare gli stanziamenti di bilancio, riportare quelle poste a Fondo Contributo Integrativo, adottare l’esercizio provvisorio, annullare la delibera sull’assistenza ed attendere che la modifica dell’art. 32 e la delibera attuativa dell’art. 31  tornino approvate dal Ministero vigilante; solo allora, ci auguriamo prima possibile, si potranno adottare le misure per l’assistenza.

L’esordio della nuova maggioranza è quindi catastrofico, ed espone l’Ente ed i colleghi iscritti ad una prospettiva niente affatto rassicurante.

E’ auspicabile che, in tempi brevi, serietà e saggezza amministrativa tornino ad orientare le scelte della governance dell’Enpap, restituendo ruolo al CIG ed ai Gruppi di Lavoro, per elaborare forme di assistenza che, ripeto, assicurino agli psicologi aiuti reali, rispondenti a bisogni vitali e sostenibili sul piano finanziario.

Allo stesso modo riteniamo indispensabile ripristinare stile e prassi democratiche, sia nel funzionamento degli organi che nel rapporto con gli iscritti, avviando operativamente e da subito, in tempi non sospetti rispetto alla fase pre-elettorale, la consultazione dei colleghi su previdenza ed assistenza già decisa, finanziata,  ma non ancora avviata.

ALLEGATO: Le proposte concrete del Gruppo di Lavoro “Obiettivi Generali della Previdenza e dell’Assistenza”

A) SUSSIDI PER STATI DI BISOGNO STRAORDINARIO

1. Eventi straordinari originati da caso fortuito o forza maggiore, quali calamità naturali, con rilevante incidenza sul bilancio familiare, per la necessità di farvi fronte con esborsi urgenti e non differibili, né ordinariamente sostenibili o non coperti da altre provvidenze pubbliche;

2. Sospensione o riduzione forzata dell’attività professionale, per almeno tre mesi, a causa di malattia o infortunio;

3. Decesso dell’iscritto o del pensionato, da cui derivino gravi difficoltà finanziarie al coniuge, ed ai figli minori, ovvero ai figli inabili al lavoro.

4. Complicanze della gravidanza non coperte dal trattamento di maternità e che non diano diritto ad a prestazioni previdenziali o assistenziali da parte di altri Enti.

5. Malattia o infortunio dell’iscritto o del pensionato, ovvero di appartenenti al nucleo familiare a suo carico, per far fronte alle quali siano affrontate spese non coperte dal SSN o da altri Enti;

6. Inabilità temporanea al lavoro, prolungata per almeno tre mesi.

Entità del sussidio da determinarsi caso per caso, in relazione alle esigenze dell’interessato ed alle disponibilità del Fondo, ed estensione ai soggetti legati da DI.CO.

B) INDENNITA’ DI MALATTIA

Erogazione di una indennità per malattia o infortunio dell’iscritto che comportino una interruzione forzata dell’attività professionale per un periodo pari o superiore a 90 giorni e fino ad un massimo di 180 giorni, anche non continuativi, nel caso in cui lo stesso venga ricoverato presso strutture ospedaliere pubbliche o private convenzionate con il SSN, ovvero fuori dal territorio nazionale ove l’intervento sia autorizzato dal SSN. Porre comunque il limite dei 180 giorni per anno.

Indennità giornaliera, calcolata in misura di 1/360 del reddito dichiarato ed assoggettato a contribuzione soggettiva presso l’Ente  nei 360 giorni precedenti l’evento.

In caso di infortunio prevedere la quota liquidata da altre assicurazioni ovvero, in caso di incidente) gli indennizzi liquidati dal terzo responsabile. Erogabilità subordinata al di disponibilità del Fondo.

C) SPESE FUNEBRI

Erogazione di un contributo per le spese funebri sostenute in occasione del decesso di iscritti o pensionati. Prevederne l’erogazione anche per il coniuge, i figli o di altro componente il nucleo familiare a carico. Copertura delle spese sostenute e documentate ed estensione ai soggetti legati da DI.CO.

D) ASSISTENZA SANITARIA INTEGRATIVA

Prevedere a beneficio dell’iscritto o del pensionato la copertura ovvero la partecipazione, anche ricorrendo alla stipula di polizza individuale assistenziale e/o sanitaria, con primaria compagnia di assicurazione a carico dell’Ente, delle spese per:

1. Prestazioni assistenziali e/o infermieristiche domiciliari per  anziani, ammalati cronici o portatori di handicap;

2. Ricovero presso istituti di ospitalità, pubblici o privati, per  anziani, ammalati cronici o lungodegenti o portatori di handicap.

3. Interventi chirurgici e cure di gravi eventi morbosi, compresi gli interventi e le cure necessarie a gravi complicanze della gravidanza, non coperti dall’assistenza sanitaria generale, e che comportino una onerosa partecipazione alla spesa degli stessi, con possibilità di estenderne l’utilizzo ai propri familiari, ponendone il relativo costo a carico dell’iscritto.

Prevederne l’estensione ai soggetti legati da DI.CO.

E)  ASSEGNI  DI STUDIO  AGLI ORFANI DEGLI ISCRITTI E DEI TITOLARI DI

PENSIONE

Prevedere contributi di studio agli orfani degli iscritti ovvero dei titolari di pensione.

Contributo totale o parziale, in  funzione del reddito e della composizione del nucleo familiare, alle spese sostenute dagli aventi diritto, non coperte o parzialmente coperte da altri Enti, per:

1. Iscrizione a corsi di studio superiore, universitario, di specializzazione post-universitaria o di formazione professionale;

2. Acquisto di testi o altri supporti didattici indicati dai piani di studio dei corsi frequentati;

3. Soggiorno o viaggio presso le località sede dei corsi medesimi.

Prevederne l’estensione ai soggetti legati da DI.CO ove ne venga approvata l’annunciata regolamentazione.

Categoria: ENPAP

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