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Per fatto personale.

Arrivo a Mestre la sera del 10 settembre con l’intenzione di partecipare al Consiglio dell’OPV. Sono infatti curioso di vedere cosa si fa, di cosa si discute, chi ci rappresenta.

Il consiglio è convocato per le 18.30, io arrivo alle 19.00 ma non è ancora iniziato nulla.

19.16 : prendono finalmente il via i lavori. Noto subito una cosa importante: non mi viene chiesto di uscire per deliberare se posso partecipare o meno.

Chiedo se posso vedere l’ODG per farmi un’idea di cosa sia cambiato e di ciò di cui si discuterà. I punti in lista sono 26..dal 14 giugno scorso ne sono stati discussi e approvati solamente 5.

I lavori iniziano con la lettura ed approvazione dei verbali. Il primo (e unico) che viene letto è quello del gennaio 2012. Sì è corretto: gennaio 2012. Quindi se a giugno era in discussione e approvazione il verbale del novembre 2011..i due consigli estivi (di luglio e agosto) a cosa sono serviti? Ma soprattutto cosa ci sarà scritto in quei verbali che richiede un tempo così lungo per essere approvato?

Parte la solita bagarre tra Presidente e Segretario sulle modifiche da apportare. Non me ne vogliano se lo ripeto anche in questo articolo. Soprattutto mi auguro di non ricevere notifiche.

Segue poi una discussione accesa sui verbali e sulle modalità per approvarli e redigerli (che sia questo l’argomento “caldo” della serata?).

La cosa assume toni sempre più accesi e per poter prendere la parola sento dire una frase: “per fatto personale”. Cosa significa? Il tutto viene spiegato a norma di regolamento: siccome nella fase in cui ci si trova non è possibile intervenire se non per dichiarazione di voto, l’unica formula che rende possibile un intervento in merito è: “per fatto personale”. Non ricordo quante volte sia stata utilizzata questa formula, fatto sta che me la ricordo molto bene.

Il Presidente in un paio di occasioni bacchetta dapprima il Segretario e poi un consigliere, i quali, vista l’impossibilità di intervenire altrimenti, chiedono di poter avere la parola per fatto personaleMa succede qualcosa che un po’ mi spiazza: il Presidente, nel momento in cui i suddetti iniziano ad esporre le proprie ragioni si alza ed esce dall’aula consiliare, nonostante le proteste dei due. Strano modo di portare avanti una riunione..

Sono oramai le 20.05 circa ed il consiglio viene sospeso perché non si riesce a venire a capo di nulla. C’è chi addirittura si definisce scandalizzata per la lentezza dei lavori, del “tempo perso pagato dagli iscritti” (testuali parole) in questo consiglio. E non erano i consiglieri di AP. Mi vien da chiedere: ma lei le volte scorse dov’era? Che interventi ha fatto? Continua a guardarmi come se fosse alla ricerca di approvazione da parte mia, o di un voto? Bah. A norma di regolamento me ne sto zitto.

-pausa cena-

Verso le 21.00 si riprende: viene messa ai voti la proposta di approvare il verbale al termine della seduta del consiglio. Mi chiedo: ma se per approvare quelli dei consigli scorsi ci sono voluti mesi, adesso li si vuole approvare al termine della seduta stessa?

L’obiezione di un consigliere è che per redigere il verbale tecnicamente servono dai 30 ai 40 minuti, poi sono richiesti almeno altri 30-40 minuti per leggerlo e discutere le eventuali -o per meglio dire immancabili- modifiche.

La proposta quindi si trasforma in: perché non utilizzare questo tempo per discutere altri punti dell’ODG? I verbali si potranno leggere prima della prossima convocazione e quindi approvarli la volta successiva. Sarebbe tempo speso a favore degli iscritti. Proposta più che ragionevole: voto a favore! Anzi no… peccato. Non posso parlare, figuriamoci votare.

Qualcosa però l’avrei da dire: a chi giova questa situazione? Agli iscritti no di sicuro.. a chi allora?

Ho 35 anni, sono psicologo e amo questo lavoro. Soprattutto mi piace la possibilità di utilizzare le competenze acquisite negli anni in diversi ambiti. Sono molto curioso ed amo sperimentare e conoscere i differenti aspetti dell’esistenza, la psicologia mi ha fornito un nuovo filtro attraverso cui osservare. Credo che possiamo dare un contributo concreto alla società, di sicuro non nel modo in cui ci hanno proposto finora i nostri rappresentanti.

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