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Il Pasticciaccio Brutto dell’Assicurazione per gli Psicologi

Valeria La Via è consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia, eletta con la lista di Altra Psicologia. Ha fatto parte del Consiglio di indirizzo generale dell’ENPAP nelle prime due consiliature. In questa intervista, le chiediamo di illustrarci la vicenda della polizza gratuita abolita: come e quando i colleghi sono venuti a saperlo, come hanno reagito, quali sono stati gli scambi intercorsi finora… come mai è successo? 

 

D -Valeria,  ti chiedo innanzitutto di spiegare ai colleghi questa faccenda della polizza, perché non tutti hanno capito che cosa c’entrano le polizze con l’Ente di Previdenza.

La “A”, nell’acronimo ENPAP, sta per “Assistenza”.  Lo Statuto dell’Ente prevede infatti  che l’ENPAP attui forme di assistenza obbligatorie e abbia facoltà di provvedere a forme di assistenza facoltative.   Sappiamo, per esempio, che l’Enpap ci chiede un contributo per l’indennità di maternità, che è appunto una forma di assistenza obbligatoria per legge.

Altre forme di assistenza (facoltative), com’è quella di cui parliamo, possono  invece venire erogate senza onere per gli iscritti.  L’Ente preleva i denari necessari dal contributo integrativo (il famoso 2%, quello che dovrebbe essere a carico del cliente e non grava sul nostro reddito imponibile), avendo costituito un fondo destinato a questo scopo.  

Si tratta, insomma, di una sorta di “tornaconto secondario”,  una delle consolazioni derivanti dal fatto di avere una cassa privata.  Bene, la polizza gratuita di cui stiamo parlando faceva parte, appunto, di questi tornaconti secondari. 

 

D – Ci descrivi il meccanismo con cui vengono – o venivano – attuate queste coperture assistenziali?

Vengono attuate ancora, ma a pagamento.  L’ENPAP fa parte di una associazione di casse autonome (EMAPI, Ente di Mutua Assistenza fra i Professionisti Italiani) che è appunto dedicata all’erogazione di forme di assistenza integrativa.  Trattandosi di un gruppo di acquisto molto numeroso, le polizze risultano molto competitive rispetto ai costi di mercato accessibili al singolo. 

Attualmente disponiamo della possibilità di accedere a una polizza di assistenza sanitaria integrativa che ha due opzioni: una di base, che prevede la  copertura per grandi interventi chirurgici e gravi interventi morbosi e una più completa. La prima opzione era gratuita (ovvero pagata dall’ENPAP con il nostro 2% e attivata automaticamente), l’altra no:  chi la voleva, la  stipulava attraverso EMAPI.  Dal 16 aprile chi le vuole, invece, deve pagarle tutte e due perché, a quanto pare, l’ENPAP ha chiuso i cordoni della borsa in cui si incamera il contributo integrativo.   

 

D- Perché dici “a quanto pare”?  Mi sembra un fatto certo! Siamo, ahimè, rimasti senza copertura e so che alcuni colleghi si sono trovati in serie difficoltà.

Sì, per essere certo, è certissimo.  L’incertezza riguarda la procedura, così misteriosa da  porre dubbi su tutto il resto. Infatti  l’ENPAP non ci ha detto niente;  io l’ho saputo da EMAPI, che al momento del rinnovo della polizza ci ha scritto:

Desideriamo […] informare che l’ENPAP, tuo ente di previdenza ed assistenza, ci ha comunicato che non intende più erogare, a partire dal 16 aprile 2010, ai propri iscritti la copertura di Assistenza Sanitaria Integrativa per i Grandi interventi chirurgici e per i Gravi eventi morbosi. Ciò implica che l’onere per detta copertura assistenziale è posto integralmente a carico del singolo iscritto, con un conseguente aumento dei costi complessivi rispetto all’anno passato

Era una circostanza talmente surreale che all’inizio non ci credevo e tuttora faccio fatica a trovare una spiegazione: ecco perché ho detto “a quanto pare”.  A buon senso e in una logica di normale lungimiranza non si prendono decisioni di questo tipo senza avvisare per tempo gli interessati, tanto più in questa materia, dove il danno è prevedibile (basta pensare a quelli che subiscono eventi o hanno programmato interventi confidando nella copertura scoprendo a posteriori che gli è stata tolta). In fin dei conti, la logica del pensare alle conseguenze fa parte del nostro habitus professionale.  Potevano mai essere tutti, proprio tutti i numerosi nostri rappresentanti all’ENPAP inclini a una simile leggerezza? E in ogni caso, la comunicazione agli iscritti è un obbligo statutario dell’Ente.  No, non riuscivo a crederci e ancora non ci riesco.  Per non parlare del mistero fitto che circonda l’iter seguito da questa decisione.

Così ho cercato di capire e ricostruire. Le decisioni sulle forme di assistenza facoltative vengono prese dal Consiglio di Indirizzo Generale (CIG), che ha appunto il compito statutario di indirizzare le scelte dell’ente.  Quindi ho subito chiesto spiegazioni ai consiglieri d’indirizzo a me più accessibili: Stefania Vecchia e Federico Zanon. Non ne sapevano niente. Allora sono andata sul sito dell’ente, nel timore che tutti fossimo  vittima di un fenomeno di scotomizzazione,  ma tutto era lì al suo posto. Lo Statuto non era stato abrogato da un’entità divina, il “Regolamento Attuativo” non recava variazioni e soprattutto era immutato il “Regolamento per le Forme di Assistenza” il quale, anche oggi, continua a dire:

Articolo 4 – Assistenza sanitaria integrativa per grandi interventi chirurgici e gravi eventi morbosi

4.1  L’Ente fornisce, in forma collettiva, ai soggetti di cui all’art. 3.2, lettere a), b) e c), l’assistenza sanitaria integrativa, sopportandone il relativo onere annuo, per la copertura dei rischi derivanti da:

  • i grandi interventi chirurgici;
  • i gravi eventi morbosi, ancorché non comportino un intervento chirurgico. “     

Mentre io svolgevo senza successo la mia attività investigativa, molti colleghi iniziavano a protestare e invitarci al cosiddetto mail bombing: ovvero invio di mail all’ente per chiedere di ripristinare le coperture previste dal Regolamento. Queste lodevoli iniziative avevano però due svantaggi: la mancanza di feedback (non si poteva sapere cioè quanti colleghi le avessero sottoscritte) e il fatto di concentrarsi solo sul danno e non, anche, sulla procedura che era stata seguita, sulla cui legittimità io avevo forti dubbi.  Perciò ho condiviso con Stefania Vecchia e Federico Zanon l’opportunità di avviare una petizione pubblica che sollevasse anche questa questione. Non senza qualche difficoltà informatica superata grazie all’indignazione, mi sono incaricata di vararla personalmente. E’ ancora sottoscrivibile alla pag. www.firmiamo.it/200450  (leggi il testo).

 

D – Sì, in pochissimi giorni siamo arrivati a duemila firme, alle quali si aggiungono quelle che non ci constano (raccolte da associazioni, inviate da singoli). Ma il presidente dell’ENPAP se n’è accorto?

Può darsi, visto che due giorni dopo l’avvio della petizione (che è del 18 aprile) ovvero il 20 aprile, giorno del mio compleanno, invece degli auguri mi sono vista arrivare la seguente mail:

Cara Collega,

viste le numerose ed erronee note che stanno circolando sul tema ”assistenza sanitaria”, qualora non ti sia già pervenuta, ti trasmetto di seguito il testo della mia lettera ufficiale inviata nei giorni scorsi a tutti gli iscritti a mezzo postel.

Cordiali saluti. Angelo Arcicasa Presidente ENPAP

 

Oggetto: Assistenza Sanitaria Integrativa per gli iscritti ENPAP

Cara Collega,

da tempo la Compagnia Assicurazioni Generali, con cui l’Enpap ha assicurato gli iscritti per la copertura dell’Assistenza Sanitaria Integrativa “grandi interveti chirurgici e gravi eventi morbosi”,  ha assunto un atteggiamento non condivisibile nei confronti della nostra categoria.

Tale Compagnia infatti stipula con i cittadini polizze sanitarie che prevedono che le prestazioni di psicoterapia e psicoanalisi vengano rimborsate solo se effettuate da medico psichiatra o da neurologo e non rimborsa quindi le prestazioni svolte dagli psicologi, arrecando grave danno ai colleghi sia dal punto di vista economico sia dal punto di vista del ruolo professionale.

            Molti colleghi hanno pertanto espresso il desiderio di non venir assicurati obbligatoriamente con tale Compagnia e di ridefinire, in un’ottica più generale, gli interventi assistenziali dell’Ente.

            In conseguenza di questi fatti ma anche al fine di permettere al Consiglio di amministrazione e al Consiglio di indirizzo generale dell’Enpap di decidere in libertà sul riordino dell’Assistenza Sanitaria agli iscritti, si è deciso di far venir meno con il 15 aprile 2010 il contratto in essere con le Assicurazioni Generali per la copertura di Assistenza Sanitaria Integrativa per “grandi interventi chirurgici e gravi eventi morbosi” attraverso EMAPI.

            Dal 16 Aprile 2010 quindi ogni iscritto all’Enpap è libero di:

-          sottoscrivere autonomamente con le Assicurazioni Generali attraverso EMAPI, che continua ad avere una convenzione con questa Compagnia, una nuova copertura per i “grandi interventi chirurgici e gravi eventi morbosi”;

-          attendere le decisioni degli Organi statutari dell’Enpap che potrebbero:

1)      individuare una nuova Compagnia di Assicurazione per la medesima copertura assicurativa;

2)      spostare l’intervento legato all’Assistenza Sanitaria Integrativa verso la copertura dei periodi di malattia.

Data la delicatezza della situazione diventa a questo punto fondamentale ricevere anche la tua opinione in merito a questa problematica, utilizzando la mail: presidenza@enpap.it

Cordiali saluti.

Roma, 12 aprile 2010

Il Presidente Angelo Arcicasa

E’ significativo che la mail che allega la comunicazione datata 12 aprile sia stata spedita il 20 (?); quanto al Postel, è arrivato solo qualche giorno fa.  Può darsi che sia una coincidenza, ma la petizione ha fatto grandi numeri da subito, quando tempestivamente è arrivata la lettera del Presidente. Anche per la sua lettera deve quindi valere ciò che vale per le nostre comunicazioni all’ente: la data di arrivo. 

Il punto è: l’avrà solo vista, la petizione, o l’avrà anche letta?

L’inizio della mail presidenziale dà sanzione negativa alle  «numerose ed erronee note che stanno circolando sul tema ”assistenza sanitaria”», tuttavia non replica in alcun modo alle questioni che abbiamo posto, dunque non sappiamo in che cosa consistano gli “errori” cui si riferisce.

Ad ogni buon conto, il 21 aprile gli ho mandato il link alla petizione nel contesto della seguente mail di risposta alla sua:

Caro Presidente,

rispondo volentieri alla  richiesta di esprimere la mia opinione, né mi costa  fatica, visto che il caso è analogo a quelli che tratto tutti i giorni.  Mi ricorda infatti la strategia del nevrotico:

quello che dà le dimissioni senza avere alternative perché il capo è un presuntuoso, quella che non vuole l’assegno di mantenimento, cioè un beneficio per il figlio, perché l’ex marito l’ha tradita e così via.   Strategia antieconomica, in pura perdita. Costoro hanno tutte le ragioni, ma invece di lottare per farle valere si ritirano, abbandonando capra e cavoli.   
Nel nostro caso, chi ci guadagna sono le Assicurazioni Generali, che   molti di noi hanno provveduto a pagare di tasca propria, parendo  loro più assennato, nella scelta tra la borsa e la vita, salvare almeno la seconda, visto che comunque la polizza resta vantaggiosa, rispetto alle offerte fruibili da un individuo isolato.  Diverso sarebbe stato se l’Ente avesse effettuato una ricerca di una compagnia che coprisse le psicoterapie non mediche e offrisse una polizza pienamente equiparabile a quella abolita.    
Dal nostro punto di vista, abbiamo speso settantacinque euro in più oltre al contributo integrativo.  Quanto alle Generali, vendono a settantacinque quello che prima davano a meno di cinquanta; tanto meglio  per loro; difficilmente ne trarranno la conclusione di dover estendere le coperture alla psicoterapia non medica.    
Per far riconoscere alle assicurazioni la figura  dello psicoterapeuta non medico vi è almeno un’altra strada: per esempio quella dell’informazione e comunicazione efficace, che includa la focalizzazione dei benefici per la controparte. La strada imboccata dall’ Ente è in discesa, basta scivolare nel sacrificio che ci viene imposto senza che venga offerta alcuna alternativa, la seconda richiede investimento, cioè lavoro (e non parlo di algide letterine burocratiche di cui un dirigente assicurativo non capisce niente). Non vedo quale sia, nell’attuale circostanza, il tornaconto della “libertà” che tu ci proponi come frutto della rescissione del contratto: libertà di non avere niente o libertà di pagare di più. Ma spendiamo, piuttosto, per promuovere il nostro valore. Alle mie orecchie, Presidente, l’affermazione di un principio senza che si sia lavorato per calarlo nella realtà suona come una razionalizzazione ex post, e il metodo adottato – consistente, come si suol dire, nel  buttare via il bambino con l’acqua sporca – mi appare del tutto privo di pregio.
In ogni caso, coloro i quali hanno il compito statutario di rappresentare i colleghi e di indicare gli orientamenti sulle forme di assistenza sono i membri del Consiglio d’indirizzo. Tu scrivi in questa tua lettera che “si è deciso”.  Perdonami, ma la forma impersonale non è accettabile.   Chi ha deciso? Con quali poteri? Le mie, le nostre ragioni sono state adeguatamente rappresentate o vi è stato spazio solo per le istanze di un eroismo acefalo, magari sulla pelle di colleghi che, invece, si trovavano in una situazione di bisogno? Qual è stato il processo istituzionale con cui si è assunta questa decisione,  da quali fonti trae la sua legittimità?  Con chi dobbiamo prendercela se, pur potendo genericamente consentire nel merito, non condividiamo il metodo?
Tu affermi che molti colleghi preferiscono rinunciare al beneficio attualmente previsto dal Regolamento pagando di tasca propria o attendendo sine die  una decisione.  Ne sei certo? Alla pag.  www.firmiamo.it/200450   potrai constatare che molti di noi, invece,  sono di diverso avviso.  Spero dunque che vorrai anche tu rispondere puntualmente ai quesiti che ti vengono posti in quel contesto.  
Nell’attesa, ti auguro buon lavoro. Valeria La Via

 

 

D -E a questa, almeno, ti ha risposto?

Ma figuriamoci.  La comunicazione è one way. D’altro canto, se  lui scrive una lettera il 12 aprile e ci arriva a maggio,  può anche darsi che per l’anno prossimo una risposta ci arrivi, vedremo; l’importante è che non risponda a torto e traverso.  Perché nella sua lettera il Presidente non solo non chiarisce la procedura istituzionale adottata per abolire questa garanzia (si limita a scrivere “si è deciso”), ma ce la motiva  a partire da premesse rivelatesi poi false.  La circostanza secondo cui le Assicurazioni Generali non rimborserebbero le  prestazioni effettuate da psicologi è stata infatti smentita dal presidente di EMAPI, che  in data 22 aprile ci rende noto che:

  • l’ENPAP aveva già comunicato che non avrebbe rinnovato la polizza prima ancora che  la scelta ricadesse su Generali
  • che l’ENPAP non ha mai, in precedenza espresso dubbi rispetto a Generali

E  infine, che se tali dubbi fossero stati esposti,  si sarebbero rivelati infondati, poiché  (cito dal testo della Newsletter di EMAPI):

La copertura assicurativa della convenzione Emapi/Generali non opera alcuna esclusione a danno delle prestazioni professionali erogate da psicologi, anzi le include, introducendo un elemento di importante novità rispetto a tutte coperture assicurative tradizionali che non riconoscono le prestazioni conseguenti a patologie e disturbi mentali in genere, indipendentemente da chi le fornisce.

Le polizze che prevedono l’erogazione di prestazioni di psicoterapia solo da parte di medici, sono polizze stipulate da alcune aziende a favore dei propri dipendenti (Enav, Monte dei Paschi di Siena) che, liberamente, hanno ritenuto di inserire questa clausola limitativa, come del resto diverse altre, per scelta finalizzata, sostanzialmente, a contenere i costi.

 

D – Insomma, al danno si aggiunge la beffa! La motivazione addotta dal Presidente dell’ENPAP, ossia che le Generali non rimborserebbero le prestazioni di Psicologi, non si basa su una circostanza che lui ha verificato con la compagnia o con l’EMAPI?

Così pare.  Non solo, ma a quanto veniamo a sapere da EMAPI la decisione era stata presa prima che EMAPI stessa decidesse di stipulare la convenzione con Generali. Dunque la mia percezione di una “razionalizzazione ex post”, come scrissi nella mia mail al Presidente,  era del tutto fondata.  

 

D - Secondo te, allora, qual è il vero motivo sottostante questa decisione?

Eh, chiedi alla persona sbagliata: io ho un’impostazione proprio diversa da quella del presidente Arcicasa e per dare un giudizio devo risalire alle fonti e ai dati, di cui non dispongo.   Posso al massimo metterti a parte delle mie perplessità. 

In primo luogo, mi chiedo come mai, visto che Arcicasa dispone della maggioranza anche al Consiglio di Indirizzo, non abbia seguito l’itinerario normale per far modificare il Regolamento delle forme di assistenza. E’ una misura impopolare, gli conveniva condividere la responsabilità senza rischiare di commettere un atto illecito, sul quale i consiglieri CIG hanno il dovere di indagare.  E’ un quesito cui non trovo risposta, e quindi la mia preoccupazione aumenta: cosa succede quando le decisioni  sono meno vistose? 

Poi mi dico: forse vuole destinare questi denari ad altro, oppure i denari non ci sono più.  Nel primo caso, mi chiedo che cos’altro possa esserci di più vantaggioso per noi di un risparmio di 75 euro a fronte di un beneficio.  Nel secondo caso mi chiedo che fine abbiano fatto i denari, ma è questione su cui tutti di solito rispondono che sono stati spesi, persi, rubati da altri, quindi rinuncio a porla.

A meno che questi denari debbano servire per iniziative alternative, che ci garantiscano un risparmio anche maggiore corrispondente a un beneficio più elevato. O, dionescampi, ad alternative che apparentemente offrano un servizio agli iscritti ma in realtà servano, con i soldi nostri, a fare una specie di rozza pubblicità all’attuale governance.  Io però non so immaginarle, e infatti non sono il presidente dell’ENPAP. 

 

D – Mi sembra di cogliere una sfumatura di ironia in questa parola “immaginazione” che attribuisci al presidente…capisco male?

Lungi da me:  avere delle buone idee è sempre una dote apprezzabile e se il presidente dell’ENPAP ci darà testimonianza di avere sviluppato questa attitudine sarò la prima ad applaudirlo. Purché, però, siano idee apprezzate dagli iscritti.  Ma per sapere che cosa piace agli iscritti bisogna interpellarli, e il metodo adottato dal Presidente è inadeguato a questo fine.  Invece di scrivere un Postel a cose fatte, non poteva usare gli indirizzi mail – gratuiti – per sottoporci un questionario?  Con l’aiuto di qualcuno che se ne intende i nostri rappresentanti sarebbero certamente riusciti a mettere insieme un campione significativo e rappresentativo e quindi a  sapere se avremmo preferito  non avere alcuna assistenza nel dubbio che Generali odiasse gli Psicologi o mantenere la copertura in attesa di verifica. 

Ma questa è la nostra, di immaginazione.  Chi ha detto che il miglior modo di realizzare un sogno è svegliarsi?

Category : ENPAP.
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