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Il complicato viaggio della Cicogna

La Cicogna dell'ENPAP

Verrebbe da intitolarla “La versione di Altrapsicologia”, questa Cronaca da ENPAPeropoli: sono passati tre giorni dalla riunione di Consiglio, e già si vocifera che abbiamo votato contro il diritto alla maternità, contro il taglio delle spese elettorali troppo alte, contro…

…insomma, manca solo che dicano che siamo a favore della pena di morte e stiamo a posto… vediamo di chiarire i fatti.


UNO: L’integrazione di maternità

La professione è donna: circa l’80% delle iscritte ENPAP sono giovani donne in età tale da rendere frequente l’evento della gravidanza. Secondo l’attuale maggioranza AUPI, alcune iscritte ENPAP sarebbero penalizzate nella cifra percepita come indennità di maternità quando questa è erogata da altre gestioni (INPS, INPDAP, etc.). Una normativa statale, invero criticabile, stabilisce infatti che chi ha lavori diversi e contribuisce in diverse gestioni, può ricevere la prestazione di maternità da una sola di queste.

La prima domanda che facciamo è: quante sono le colleghe penalizzate? quanto percepiscono in meno? Non si sa. Le uniche risposte che riceviamo dalla maggioranza sono aneddoti del tipo “la collega che ha scritto” e “quella che conosco”Nessun dato numerico che permetta di inquadrare la questione nel modo corretto.

Il mistero si infittisce quando leggiamo il magico correttivo proposto dalla maggioranza AUPI: una specie di integrazione assistenziale che è maternità ma non lo è, volto ad integrare le prestazioni di maternità degli altri enti fino a raggiungere la cifra che le colleghe avrebbero percepito se avessero potuto avvalersi della maternità ENPAP. Insomma, un casino.

Chiediamo al Presidentissimo se, nei suoi contatti preliminari con i Ministeri vigilanti, ci siano stati riscontri positivi. Annuisce in modo sibillino. Lo prendiamo per un SI. Gli chiediamo se abbia per caso sentito l’ADEPP (Associazione che riunisce tutte le casse di previdenza dei professionisti). Annuisce in modo strano. Lo prendiamo per un NO. Poi aggiungerà che tutte le casse fanno un po’ a modo loro. Sarà pure vero, però ha sentito l’ADEPP? magari qualche dritta ce la poteva anche dare.

Analizzando la proposta, moltissimi consiglieri ENPAP hanno sollevato perplessità rispetto al metodo che si vorrebbe adottare (una graduatoria basata su alcuni criteri piuttosto complessi), al numero sconosciuto di situazioni problematiche, alla cifra non chiara da stanziare.
Le perplessità sono state espresse anche da rappresentanti della maggioranza, che hanno lamentato la mancanza di informazioni dal CDA verso i propri consiglieri CIG, e il fatto che un Gruppo di Lavoro stava già lavorando da tempo ad una proposta organica e condivisa sulla tutela della maternità.

Il nostro intervento è stato critico e il voto contrario, per una ragione di metodo e una di principio:
1) il metodo come sempre approssimativo di porre questioni che hanno un impatto economico sulla vita dell’ENPAP, ovvero sul patrimonio collettivo degli iscritti, che paralizza la possibilità di valutare correttamente e sulla base di dati quantitativi. Per quanto ne sappiamo, il provvedimento votato potrebbe riguardare 2, 200, 2.000 o 20.000 persone e non si sa quanti soldi.
2) il provvedimento non è a beneficio di tutti: il provvedimento non si rivolge a tutti i colleghi che diventano genitori, ma un sottogruppo non ben definito di colleghe con situazioni contrattuali e una gestione fiscale particolare, a cui l’ENPAP dovrebbe rimediare attraverso i soldi di tutta la collettività.

ALTRAPSICOLOGIA HA FATTO UNA CONTROPROPOSTA di più ampio respiro per la tutela della genitorialità in generale, attraverso un provvedimento assistenziale indirizzato all’universalità dei colleghi, donne e uomini: l’istituzione di un contributo oltre l’attuale maternità, con una cifra una-tantum (fissa o vincolata al reddito) per chi diventa genitore.

In mancanza di statistiche certe sul numero di nascite annue degli iscritti ENPAP, abbiamo ipotizzato un contributo allineato per entità a quello erogato da diversi comuni italiani: abbiamo proposto di dare a ogni collega, maschio o femmina, 1000-1500 euro per figlio che nasce, stimando “a occhio” (in attesa di statistiche certe…) che ogni anno un centinaio di colleghi potrebbero diventare madri o padri. Per l’ENPAP, si tratterebbe di dedicare 100-200mila euro l’anno, una cifra del tutto affrontabile.


DUE: L’abolizione del quorum elettorale

Ve le ricordate le ultime elezioni ENPAP? voto postale, notai, alberghi, le due schede da inserire nella busta… peggio di montare uno scaffale IKEA. D’altronde, metodi di semplificazione (come il voto elettronico o via PEC) che garantiscano realmente segretezza e unicità del voto sono difficili da attuare.

E così, la proposta originaria dell’attuale maggioranza era di una abolizione totale del quorum (elezioni valide qualunque sia l’afflusso alle urne). Se ne parlava da un po’ nei Gruppi di Lavoro e noi avevamo già espresso la nostra posizione: la mancanza di affluenza alle urne da parte dei colleghi è per noi un sintomo da comprendere e semmai affrontare, mentre l’abolizione del quorum va nella direzione opposta.
Insomma, senza quorum le elezioni potrebbero passare in sordina ed essere valide lo stesso, e finiremmo per votarci fra noi quattro amici di consiglio come si usava una volta, alla faccia della rappresentatività, quando Altrapsicologia non c’era!

In consiglio, la proposta finale è stata di ridurre il quorum per la validità delle elezioni da un quinto ad un ottavo degli aventi diritto, qualora al momento delle elezioni il numero di iscritti ENPAP superasse i 35.000. Ci è sembrato un buon compromesso, e il nostro voto è stato di astensione per non ostacolare la proposta, ma abbiamo ribadito l’importanza di agire su due fronti: la semplificazione delle modalità di voto e l’incoraggiamento ai colleghi a partecipare alle elezioni (come elettori o come candidati).

L’attuale momento storico vede in pericolo l’autonomia delle Casse Private, minacciate da una politica statale a cui fanno gola per gli ingenti patrimoni che possiedono: è il momento di presidiare, non quello di abbandonare una nave carica del nostro denaro in balìa del governo italiano alle prese con la crisi.


TRE: l’Obbligo di dichiarazione telematica

La grande maggioranza dei colleghi oggi compila la dichiarazione dei redditi ENPAP online, attraverso l’area riservata. La proposta è stata di rendere questa modalità obbligatoria, per motivi di semplificazione amministrativa (una dichiarazione telematica non richiede tempo agli impiegati per decifrare la scrittura del dichiarante ed elimina l’errore umano nella compilazione e nel calcolo del contributo).

Nulla da eccepire, sia per l’abbattimento dei costi che per la possibilità di passare definitivamente ad una gestione non arcaica delle posizioni previdenziali.


QUATTRO: il lavoro dei pensionati

Capita spesso (all’ENPAP nella metà circa dei casi) che un professionista iscritto ad una Cassa percepisca la pensione ma ugualmente lavori.

Finora non vi era obbligo per lui di versare il contributo soggettivo del 10% sul reddito netto. Ma l’INPS su questo punto non è mai stato molto d’accordo, e diversi malcapitati hanno ricevuto richiesta di versare contributi per il reddito prodotto (il ragionamento è abbastanza strambo: siccome lavori ancora ma la tua Cassa Previdenziale non ti obbliga a versare contributi sul reddito netto perché così prevede la legge, i soldi te li chiediamo noi).

Alla fine, è stato il governo a tagliare la testa al toro: con una norma specifica contenuta nella manovra fnanziaria (che ormai è la madre di tutte le sfighe), ha introdotto per le Casse Previdenziali l’obbligo di far pagare contributi ai pensionati che lavorano, con opzione di ridurre il contributo del 50%.

Al termine del consiglio ENPAP di ieri, nel punto “Varie ed Eventuali”, sia noi di Altrapsicologia che i consiglieri di Cultura&Professione abbiamo esplicitato al gruppo di maggioranza la nostra posizione in merito: la legge obbliga a chiedere i contributi ai pensionati che lavorano, ma senza dubbio come ENPAP dovremmo ridurre a metà il contributo chiesto ai pensionati: ce lo permette la legge, l’equilibrio finanziario non ne risentirebbe, ma soprattutto l’esguità delle pensioni attualmente erogate renderebbe ridicola una contribuzione piena.

Categoria: ENPAP

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Commenti

One Response to %2$s

  1. Salve, sono un collega psicologo-psicoterapeuta e quindi iscritto all’ENPAP. Mia moglie come me è psicologa-psicoterapeuta ed iscritta. ve lo dico perché vi porto la mia esperienza in merito alla famosa casistica delle maternità… ebbene si, mia moglie e collega è incinta (8° mese)!
    Il problema è che lei era assunta con contratto a tempo Indeterminato a Part-time 25 ore settimanali presso una struttura di riabilitazione psichiatrica gestita da una cooperativa sociale, poi per 9 – 12 ore lavorava con contratto da libero professionista presso i Servizi Sociali di un Ente, ed in fine faceva la libera professione di psicoterapeuta.
    Adesso è in maternità dalla struttura (prendendo solo una parte del già misero stipendio che prendeva grazie al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro PER LE COOPERATIVE), l’Ente le ha detto “ciao-ciao! non prendi un cacchio!” (seconda parte del reddito persa) e la libera professione non la può fare perché messa a riposo dal ginecologo per qualche complicazione (terza parte del reddito persa).
    Quindi, capirete che da parte sua c’è stata una perdita ingente in termini di reddito… e l’ENPAP che fa?! Si compra i palazzi in pieno centro di Roma!? Ma i soldi che io uomo verso ed ho versato, quelli che ha versato mia moglie, e tutti gli altri colleghi, appositamente per le maternità delle colleghe di tutta Italia… dove sono?! Nel mutuo!? Negli stipendi dei para-colleghi ENPAP!? Perché è così difficile per chi maneggia il denaro altrui, capire che gli altri hanno dei diritti, che vanno oltre la matematica finanziaria e quello o questo articolo di legge!?
    Scusate la vena polemica ma faccio parte di quei 2, 20, 200, 2000, 2.000… che enumerate manco fossero noccioline e non persone e colleghi. Quindi quando volete sapere quanto fa schifo sentire le vostre (non intendo Altrapsicologia in generale ma TUTTI gli appartenenti all’ENPAP) discussioni sterili di gente che, apparentemente, vive fuori dalla realtà quotidiana, scrivetemi pure…

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Caro collega,
      sapessi quanto fa schifo doversi sorbire le proiezioni dei colleghi che nemmeno ci conoscono personalmente…
      nella tua stessa situazione ci sono stati colleghi, come il sottoscritto, con moglie non-psicologa, dipendente a TD, che per la mancanza di due settimane di contribuzione nell’anno solare precedente alla gravidanza ha perso il diritto a qualunque trattamento. QUALUNQUE. Nel mio caso, potrei lamentarmi che pur avendo lavorato entrambi, abbiamo avuto un figlio ma non abbiamo ricevuto trattamenti dallo Stato per la tutela della maternità. Potrei azzardarmi a dire che, in mancanza di altro, vorrei aver diritto ad un contributo dalla mia cassa di previdenza, perché se è vero che per le colleghe donne c’è maggior danno per interruzione del lavoro, in un discorso familiare la mancanza di tutele colpisce anche figlio e padre.
      Insomma, le sfighe personali fanno imbestialire tutti, ma forse è il caso di prendere la mira sul bersaglio giusto: se Altrapsicologia si espone personalmente informando i colleghi è per stimolarne la partecipazione nelle scelte, non gli insulti.

      Comunque. Il problema che esponi tu è esattamente quello discusso in consiglio: una collega prende già una maternità da un ente (nel tuo caso l’INPS). Ebbene, il tuo fraintendimento è che sia scelta dell’ente non erogare la maternità, mentre è una legge nazionale che l’ENPAP ha tentato di aggirare con questa proposta.
      Si può concordare sul principio, ma visto che dobbiamo farla un po’ sporca, la faccenda va gestita bene. Per questo occorre passare dal piano dei casi personali a quello della gestione finanziaria.
      Dobbiamo quindi necessariamente occuparci di rispondere il meglio possibile alle esigenze di impiego del denaro gestito dalla cassa per l’assistenza, e per fare questo è necessario ragionare sui dati e non sui casi. Mi dispiace, ma per me sapere se i casi sono 2, 20, 200 o 2000 significa sapere quanto dei soldi versati annualmente dai colleghi per le maternità potrò/dovrò investire, e quale reale vantaggio riceveranno i destinatari degli interventi. Se li enumeriamo, è proprio perché sono persone e non noccioline, se fossero noccioline si andrebbe a peso e non staremmo qui a discuterne, più o meno sterilmente.

      Ad ogni modo, Altrapsicologia è aperta alla partecipazione di persone che, come te, hanno una visione critica e proposte da fare. Se il tuo problema è lo stipendio da para-collega, vi si può rinunciare come qualcuno ha fatto. Le elezioni per ora sono libere. Quindi non vedo ostacoli di sorta ad occuparsi dell’ENPAP, se non si è soddisfatti.

      • Michael says:

        Mi spiace che la mia vena polemica, come ogni comunicazione aggressiva, forse non abbia fatto capire il concetto che volevo esprimere.
        Chiarisco che non chiedo trattamenti di favore personali ma una gestione del problema più coscienziosa e rispettosa dei colleghi. Come spero che una persona come lei, che dice di aver subito il problema prima di me, dovrebbe essere in grado di fare.
        Quando faccio l’accenno alle noccioline (che forse le piacerà pesare), voglio farvi presente la modalità con la quale parlate di un aspetto fondamentale dell’esistenza dell’ENPAP. E mi chiedo, per mia ignoranza, com’è possibile che un ente come questo non sia in grado di stimare le maternità annue probabili seguendo il trend dei dati degli anni passati? Forse che le nostre colleghe non vi informano nemmeno!? Il numero certo delle maternità 2012 lo sa solo Dio ma credo che faccia parte del vostro lavoro fare delle proiezioni.
        Comunque, visto che rimanda la palla alla legge nazionale, significa che dovremo accettare di subire in silenzio? NO, credo voglia intendere che voi vi siate assunti il compito di trovare il modo di correggere una norma sbagliata.
        Per quanto riguarda la sua proposta di occuparsi dell’ENPAP dall’interno, la ringrazio del suggerimento e ci penserò concretamente.
        Ma per il momento siete VOI a rappresentarci, quindi vi spettano i doveri e purtroppo potete essere bersaglio delle nostre polemiche. Se non doveste essere in grado di tollerare tale responsabilità e frustrazioni, basta dimettersi. Non vogliamo certo dei martiri!
        A presto.

        • Federico Zanon Federico Zanon says:

          Carissimo,

          fa bene a chiedersi perché non si possano avere dati certi su cui impostare le proposte e i provvedimenti. I dati che mancano non sono però quelli delle maternità globali erogate, che stanno a bilancio. Piuttosto, mancava nella proposta una quantificazione del numero di situazioni in cui incorrono le colleghe che hanno diverse gestioni, alle quali la legge (che, ribadisco, valuto iniqua e fuori dal tempo) non permette di accedere alla maternità ENPAP.
          Un sottogruppo di queste colleghe, non accedendo alla maternità ENPAP, riceve una maternità più bassa di quella che avrebbe ricevuto se la stessa fosse stata erogata dall’ENPAP. Ma non è stato detto in consiglio, al momento del voto, di quanto queste prestazioni sono più basse e quante colleghe sono coinvolte. Per questo abbiamo criticato, come è nostro compito fare, la mancanza di accuratezza del provvedimento.
          Quanto al diritto di critica, l’esistenza stessa di Altrapsicologia, di questa area commenti, e il fatto che io mi esponga personalmente e risponda del mio operato di consigliere senza filtri mi pare già una assunzione di responsabilità che trova in Altrapsicologia un caso unico.

          • Michael says:

            Non finirò mai di ringraziarla per la sua disponibilità nell’informare e chiarire ciò che avviene!
            Spero di sapere presto novità sull’argomento.
            La saluto di nuovo.

      • Michael says:

        P.S. Apprezzo ALtrapsicologia e tutto ciò che fate per la nostra professione, ribadisco che non è un attacco diretto a voi.
        Probabilmente le aspettative che ho sul vostro operato sono tali da rendermi astioso quando non le percepisco totalmente rispondenti.
        Ma… continuate così, siete l’unico baluardo della psicologia in Italia!

  2. Orazio says:

    Un paio di note: forse le maternità sono in numero maggiore del centinaio l’anno, su una popolazione di più di trentamila persone, la metà delle quali giovani donne.
    Il contributo forfettario è sicuramente perequativo, ma il problema è che se il collega a 100.000 euro/annui prende la stessa cifra del collega a 10.000, diviene fortemente sperequativo e regressivo.
    La proposta è quindi interessante, ma se si pensa anche ad un correttivo basato sul reddito effettivo.

    Che delle risorse collettive siano impegnate anche per sottogruppi di colleghi con esigenze particolari non mi sembra in sé un problema (ad esempio, prevedere con fondi collettivi un sostegno agli orfani di iscritti non è affatto un uso sbagliato delle risorse collettive dell’Ente).

    Trovo invece sconcertante (se ho capito bene; chiedo conferma) che si impegnino risorse economiche assistenziali da parte di un Ente senza una pianificazione previsionale nemmeno di minima del volume delle stesse: se non so se una erogazione sarà finalizzata a dieci o diecimila usufruitori, come posso inserirla a bilancio preventivo ? In base a cosa la parametrizzo ?
    Una stima preliminare dei numeri di colleghi coinvolti, quanto meno solo orientativa, sarebbe stata probabilmente necessaria e opportuna, e mi stupisce molto che non sia stata effettuata prima dell’approvazione.

    Ottima la proposta della riduzione del contributo dei pensionati, tema che sarà sempre più rilevante in futuro.

    Per il resto, grazie dell’aggiornamento informativo.

  3. mario says:

    I bilanci a prima vista sembrano a tutti noi letture aride ed ostiche, e così forse FZ non è mai arrivato sino alla pagina 69 di quello 2010 (http://www.enpap.it/files/Bilancio_Consuntivo_2010.pdf): possiamo leggervi tutti non la sua “stima a occhio di un centinaio” di lieti eventi ma il dato esatto, anno per anno: 1.049 eventi (e assegni) nel 2008, 1.101 nel 2009, 1.247 nel 2010 (nel 2010 sono stati erogati assegni per oltre 7 milioni di euro, precisamente 7.125.103,16). Altri mille-1500 euro ciascuno per i 1000-1100 lieti eventi annui fa NON 100_200 ma un altro milione100-uno650 annuo. OK, basta portare il contributo maternità di tutti a 200 euro annui. Quanto al “non è un beneficio per tutti”, per me solidarietà è dare alla cassa comune non sperando di riprendersi quanto dato: la cassa mutua è a beneficio di chi tra noi psicologi si ritrova in un momento di difficoltà.

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Caro Mario, leggerti è un piacere.
      I bilanci sono letture complesse, e dati i tempi ridotti (di solito pochi giorni) con cui riceviamo le proposte da parte del gruppo di cui fai parte, arrivare a rileggersi fino a pagina 69 per impostare controproposte basate sui dati è oggettivamente difficile.
      Se ti facessi garante di farci avere per tempo i documenti su cui discutere, avremmo il tempo di analizzarli alla luce dei dati a nostra disposizione. Ne gioverebbe la qualità della discussione e voi ne avreste poco da perdere, visto che comunque potete approvare qualunque cosa in base alla maggioranza assoluta in consiglio.

      Del resto, non sarebbe nemmeno il nostro lavoro, quello di presentarsi con dati alla mano, ma quello del CDA: e allora è simpatico e d’effetto che scegliamo questo spazio di Altrapsicologia per commentare gli unici dati utili sulla vicenda che abbia sentito finora.
      La prossima volta potrebbe essere altrettanto simpatico e d’interesse, ma soprattutto utile, farlo in consiglio.
      Attendo dunque impaziente un colpo di scena da parte tua, o di qualcuno dei numerosi consiglieri del tuo gruppo, sulla pagina 69 che citi o su altre che riterrai.
      Io mi sono basato, per la nostra proposta, sulle stime di natalità nazionali italiane, corrette in difetto per tener conto della maggiore natalità nelle famiglie di cittadini immigrati. Ho dichiarato che la stima era “ad occhio” e che la nostra non era una proposta formale, ma una controproposta di tipo politico per cercare di dare un senso più ampio ai microaggiustamenti che negli ultimi tempi mi trovo a votare all’ENPAP. Nobilissimi, ma micro.

      Voglio poi sottolineare nuovamente una cosa: su questi temi manchiamo, come cassa psicologi, del confronto con le altre casse, del fattivo dialogo fra istituzioni con problematiche simili. Non me ne faccio nulla di una delibera regolamentare come quella che avete proposto, senza una cornice di pensiero politico più ampia sul tema dell’assistenza alla genitorialità.

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Caro Mario,

      ho ripensato all’incipit del tuo commento e ti rispondo su questo punto preciso a distanza di qualche giorno.
      Fai parte del gruppo di maggioranza che attualmente governa l’ENPAP.
      Ti chiedo di valutare con sincerità quanti siano i consiglieri del TUO gruppo a considerare i bilanci e tutto il resto dei provvedimenti, regolamenti e normative in materia previdenziale delle letture aride ed ostiche, e quanti vadano oltre la riga 1 delle indicazioni di voto.
      Credo di incontrare il tuo favore nel dire che, se proprio insisti a fare la conta sulle pagine lette e su chi interviene in consiglio e come, Altrapsicologia (il sottoscritto e Stefania Vecchia) potrebbe raggiungere una media per persona sufficiente a farci vincere l’orsacchiotto grande, quello che sta al centro della bancarella con sopra scritto “The 1st”.
      Ho come l’impressione che tu abbia dimenticato di aver letto il nostro articolo di commento al Bilancio 2010, per cui ti invito a rileggerlo, per verificare di persona fino a che pagina siamo arrivati.
      Ti invito anche, qualora qualcuno dei consiglieri del tuo gruppo abbia contributi informati sulla propria attività consiliare da farci pervenire, di farlo senza timore: come sai, pubblichiamo anche voci contrarie alla nostra. In tanti anni non ci è mai arrivato nulla, se non qualche mail di frodo inviata ad personam (quindi evitando il pubblico dibattito) che denigra con artefatti retorici la nostra attività, ma la speranza è l’ultima a morire.

      Buone cose.
      Federico Zanon

  4. Fiorenza Sasso says:

    Comprendo le ragioni per cui avete votato contro, ma credo varrebbe la pena di risolvere quegli aspetti (carenza di informazioni certe e valutazioni approssimative) per capire se sono davvero tante la colleghe in questa situazione, anzichè dare un contentino a tutti. Meglio dare a chi serve davvero, no?
    Io prendo circa 800 euro al mese per un lavoro NON psicologico, per cui verso all’INPS oltre che all’ENPAP, ma se avessi un figlio avrei solo la maternità INPS, nel mio caso una miseria. Secono la vostra proposta prenderei un bonus unico di 1000 euro dall’ENPAP in caso di maternità (oltre alla miseria INPS), come chi guadagna ben più dei miei 15.000 euro annui e ha diritto alla maternità ENPAP già ora. Non sarei affatto contenta di continuare a versare il contributo maternità ENPAP a beneficio di chi sta molto meglio di me, ma lo farei volentieri per le madri che precariamente arrancano tra part-time da non psicologa e poche ore di libera professione.
    Questione complessa, certo, ma di fatto se io verso il contributo maternità a entrambe le casse, ENPAP e INPS, perchè non dovrei avere la maternità da entrambe, ovviamente commisurata al mio reddito (minimo)?

    • Federico Zanon Federico Zanon says:

      Cara collega, rispondo sull’ultimo quesito che poni: l’ho scritto nell’articolo, secondo me la legge che impedisce di erogare due distinte maternità da parte di due gestioni diverse a cui uno stesso lavoratore contribuisce è sbagliata. Funzionava forse negli anni ’70, quando tutti si lavorava per quarant’anni nella stessa azienda. Oggi è un concetto fuori dal tempo, visto che tutti contribuiscono ad almeno due gestioni nel corso della vita, anche contemporaneamente.
      Ma questo attiene ad una azione politica che le casse potrebbero congiuntamente promuovere presso lo stato, non agli stratagemmi inventati dal nostro ENPAP per bypassare il problema in attesa di tempi migliori.
      Peraltro, nella tua condizione, non so se ti converrebbe il regime scelto dall’ENPAP (integrare la maternità INPS, fino al livello che avresti avuto in base al tuo reddito libero-professionale, SE INFERIORE a tale reddito) oppure un contributo una-tantum.

      Non so. Vorrei darci il tempo di vedere come verrano sbrigate nella pratica queste integrazioni: i dati ci diranno qualcosa sull’effettiva efficacia del provvedimento. E se per caso fosse davvero efficace, sarò il primo a fare ammenda.

  5. jlenia frasca says:

    Rispondo per il punto uno: capisco l’eguaglianza maschi e femmine, ma io non sono concorde con dare lo stesso contributo per aver avuto un figlio. Devo dire che per una donna l’impatto sulla professione è decisamente diverso, anzi totalmente!!!! E questa è una realtà e quindi l’indennizzo dovrebbe , se non altro, considerare almeno questo. Mi chiedo se le donne che sono sedute in consiglio sono madri….., ma suppongo di no vista la vostra proposta. Vedimo di non buttare via i soldi in posto non meglio identificati!!!!
    Buona Giornata

  6. Pingback: Finalmente un contributo per i genitori dall’ENPAP! | AltraPsicologia

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