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La Storia dell’Ordine degli Psicologi dal ’75 all’89 (Parte 1 di 3)

I personaggi sulla scena:
  • Adriano Ossicini- Senatore, psicologo, Indipendente di sinistra
  • Una serie di parlamentari circuiti, blanditi, coccolati, comprati, ricattati, convinti dal medesimo
  • Le facoltà di Roma e Padova
  • Il Direttivo della SIPS ( Meschieri, Cesa Bianchi, Spaltro, Fumai , Nocentini)
  • Il dr. Ferdano Pierucci che, per l’AUPI, segue la vicenda.

I personaggi entrano ed escono .

Gli Antefatti:

E’ alla fine del 70 che si comincia a parlare di Albo e Ordine degli Psicologi. La spinta viene soprattutto dai corsi di laurea di Padova e Roma.

Il resto della categoria è diviso. L’università non si pronuncia, fatta eccezione per le sedi “di sinistra” che sono contrarie (Firenze, Bologna). Le motivazioni della contrarietà sono:

  • politiche: gli Ordini sono strumenti corporativi, vanno abbattuti. Perché farne un altro?
  • culturali: Psicologia come disciplina “lievito” da usare per fecondare altre professioni, ma con dubbi sulla sua “specificità”..

Gli Psicologi dipendenti del SSN vogliono con forza l’Albo. La professione è, generalmente, concorde anche se al suo interno voci autorevolissime sono contrarie. Le società psicoanalitiche, P.F. Galli, tendenzialmente i colleghi impegnati a sinistra nel PCI.

Ossicini presenta un primo progetto di legge. Sistematicamente, tutte le volte che sta per andare in discussione, si sciolgono le Camere. Circolerà la battuta che l’Ordine degli Psicologi porta sculo.

Dalla fine del 70 all’89 (anno di approvazione della legge) il dibattito continua. All’interno della categoria, dove si realizza un progressivo avvicinamento di posizioni, (trovatevi un numero dell’Italia Journal of Psychology di quegli anni – Editrice Il Mulino) c’è un dibattito sull’Ordine e l’Albo tra Galli, Palmonari, Bosinelli, Batacchi, Nocentini e mi pare, qualcun altro, o comunque, un confronto non armato tra posizioni opposte.

Dall’altra Ossicini deve portare avanti un lavoro certosino di mediazione tra le istanze (dell’Ordine dei Medici, ferocemente contrario, delle società psicoanalitiche, contrarie anche se non ferocemente, della sinistra alla quale appartiene contraria per ragioni ideologiche, della categoria, che lo tira da tutte le parti).

I medici alzano il tiro. Cominciano a denunciare per esercizio abusivo della professione medica chiunque faccia psicoterapia. (ovvero: terapia è solo medica), ma si rivelerà un boomerang. Dopo qualche anno i Tribunali cominciano ad assolvere gli psicologi. All’interno della SIPS si è trovato un accordo. Fumai e Nocentini erano sempre stati per l’Ordine. Cesa Bianchi, Meschieri (agli inizi contari) e Spaltro (incerto) si sono convinti. Ossicini manderà il testo di legge alla SIPS chiedendone una “revisione”. In Casa di Meschieri, Lungotevere Flaminio 22, Direttivo convocato d’urgenza. Cinque persone intorno ad un tavolo con forbici, fogli bianchi, colla e macchina da scrivere a fare taglia e incolla. Ossicini ha fatto sapere che se vogliamo che la legge passi ci sono dei punti fermi. Occorre almeno la neutralità dei medici. Il prezzo è la psicoterapia a metà. Occorre lasciare delle aperture per la formazione in psicoterapia, nelle quali possano inserirsi le scuole. Il testo che esce, negli anni successivi, verrà modificato di nuovo.

Più avanti, anni dopo, quando è in discussione e in dirittura d’arrivo, Lazzeroni (direttore dell’Istituto di Psicologia di Siena) attraverso il senatore Bompiani fa presentare un emendamento con cui la psicoterapia rientrerebbe nelle competenze proprie della laurea in Psicologia. Naturalmente non passa. Il coagulo degli interessi contrari è troppo forte. Ossicini continua nel suo lavoro di tessitura parlamentare. Pierucci (segretario generale aggiunto AUPI) fa il lobbista a tutto spiano nei corridoi.

Finalmente la legge passa, senza che si sciolgano prima le camere. Le mediazioni sono state necessarie soprattutto su tre punti.

  • La psicoterapia.
  • La formazione in psicoterapia.
  • Le norme transitorie, con le quali occorreva salvare tutto il patrimonio di psicologia e di psicologi precedente, e contemporaneo al funzionamento dei corsi di laurea (perché, accanto a Padova e Roma c’erano, in Italia, un sacco di corsi di laurea ad indirizzo psicologico”).
La legge è passata!!!

Adesso occorre creare il primo Albo. Le norme transitorie dicono che i Presidenti dei Tribunali devono nominare un Commissario, incaricato della redazione dell’Albo, sulla base degli aventi diritto ai sensi dell’art 32 delle norme transitorie. I Presidenti ci stanno un pò di tempo. Verso il ’90, inizio o fine, i Commissari sono nominati.

Ma…. Il 32 si compone di 4 commi!

Sul comma A non ci sono problemi:
a) ai professori ordinari, straordinari, associati, fuori ruolo e in quiescenza che insegnino o abbiano insegnato discipline psicologiche nelle università italiane o in strutture di particolare rilevanza scientifica anche sul piano internazionale nonché ai ricercatori e assistenti universitari di ruolo in discipline psicologiche e ai laureati che ricoprano o abbiano ricoperto un posto di ruolo presso una istituzione pubblica in materia psicologica per il cui accesso sia attualmente richiesto il diploma di laurea in psicologia;

O, meglio, per la verità un problemino c’è. Devono “ricoprire”, ma la laurea in Psicologia, su quel posto, deve essere richiesta “attualmente”. Per cui se uno è ragioniere, e ricopre, entra. Ma non è un grosso problema. Saranno 10 in Italia.

Poi viene il B:
b) a coloro che ricoprano od abbiano ricoperto un posto di ruolo presso istituzioni pubbliche con un’attività di servizio attinente alla psicologia, per il cui accesso sia richiesto il diploma di laurea e che abbiano superato un pubblico concorso, ovvero che abbiano fruito delle disposizioni in materia di sanatoria;

Debbono essere tutti laureati, e avere superato un pubblico concorso. Magari un po’ di problemi li crea l”attinente”. E anche questo problema delle sanatorie. Ma insomma, sembrerebbe ragionevole. Poi cominciano i Tribunali. L’insegnante di sostegno di ruolo nelle medie esercita una attività attinente? Perché, se si, è laureata, ed ha superato un pubblico concorso. E i Tribunali spesso, dicono di si. In realtà dicono tutto, e il contrario di tutto.

Adesso tocca al C:
c) ai laureati che da almeno sette anni svolgano effettivamente in maniera continuativa attività di collaborazione o consulenza attinenti alla psicologia con enti o istituzioni pubbliche o private;

Qui comincia il bordello vero. Attività di collaborazione o consulenza, in maniera continuativa che vuol dire? Se la faccio una volta all’anno, per 7 anni, è continuativa?

Ma, ancor più, c’è “private”. E non c’è scritto “pagate”. E allora il laureato in Psicologia che lavora volontariamente alla Misericordia, entra (e, per me, è anche giusto). Ma entra anche il laureato in Agraria che trova un cugino che ha una fornace che fabbrica mattoni, e che gli certifica che da 7 anni fa attività di consulenza, gratis. Al mattone, perché non si sgonfi.

Tuttavia, onestamente, questi problemi ci sono stati. Ma non riguardano poi enormità di casi. Molto più spesso riguardano situazioni di persone che con lauree ad indirizzo psicologico e magari formazioni psicoanalitiche o psicoterapiche alle spalle hanno fatto libera professione, e dovendola certificare presso “Enti o Istituzioni” trovano il modo di inventarseli. Fioriranno i “Centri Studi” e le “Associazioni”. Tutti (tanti) facevano attività (gratuita) presso i Centri studi. Per esempio: X, Y e Z fanno un “Centro Studi”. Poi X certifica Y, Y certifica Z e Z certifica X. In particolare fioriranno quelli “psicoanalitici”. Devono organizzarsi per forza (hanno solo clienti privati).
I tribunali sentenzieranno che “La psicoanalisi sta alla psicologia in un rapporto di genere a specie”. Salvo poi, recentemente, rimangiarsi tutto. E dire che la Psicoanalisi la fa chi vuole.

Poi c’è il D.
d) a coloro che abbiano operato per almeno tre anni nelle discipline psicologiche ottenendo riconoscimenti nel campo specifico a livello nazionale o internazionale;

Qui le cose cambiano da regione a regione, da Commissario a Commissario. La norma, all’epoca, era pensata per i Musatti, almeno nelle intenzioni. Ma, in certi posti, nei riconoscimenti c’entra tutto. “Caro sig….la ringrazio per essersi iscritto al nostro seminario sulla psicologia del fringuello saltatore…” Per qualcuno è un riconoscimento. E non c’è neppure bisogno della laurea (qualsiasi).

Comunque, nella sostanza, se teniamo conto del naturale casino che determina l’applicazione delle norme transitorie, la fase commissariale di redazione dell’Albo non va poi così male. Se debbo fare un stima, di “portoghesi” (intendo con questo termine gente che con la Psicologia aveva proprio poco a che fare) non ne entrano più del 5 %.
Il che, obiettivamente non è un cattivo risultato.

Nel frattempo, presso le Corti d’Appello, è istituita una commissione per la sessione speciale di esame di stato (per soli titoli), ai sensi dell’art 33.

Il 33 non crea particolari problemi. Non c’è nulla, in esso di “discrezionale”. Si può discutere se sia più o meno ampio, ma il testo è piuttosto preciso. In sostanza, tutto quanto deve essere in qualche modo “certificato” dalla pubblica amministrazione (che, almeno su questo terreno, è cosa diversa dal cugino con la fabbrichetta).

A questo punto i Commissari pubblicheranno il primo Albo, e indirranno le prime elezioni.

Alla prossima per la seconda puntata…

Categoria: Ordine Psicologi Nazionale

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