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La strana storia delle iniziative assistenziali dell’ENPAP

In questo periodo l’ENPAP sembra essere un luogo turbolento e poco sicuro per il futuro degli Psicologi. Da più parti giungono segnali sulla mancata tenuta delle alleanze storiche che hanno gestito l’ente di previdenza dalla sua fondazione e la rottura di questi equilibri sembra aver portato ulteriore confusione ed inconcludenza in un contesto che già non brillava per determinazione nella salvaguardia degli interessi degli Psicologi. In mezzo ai tamburi di guerra fatti rullare dai traditi e dai delusi dai nuovi equilibri si alzano alti i segnali di quelli che chiedono un prezzo per il loro appoggio. Scongiuriamo che non si tratti di un prezzo di sangue pagato da noi Psicologi.

Intanto questa situazione ha portato in auge la demagogia che nei periodi di crisi prelude, di solito, a svolte pericolose.

I fatti più recenti ed inquietanti sono i seguenti: si sta ragionando da tempo sulle forme di assistenza che l’ENPAP potrebbe passare ai propri iscritti e che potrebbero contribuire, oltre che a migliorarne la condizione, a rinfocolare lo spirito di appartenenza assieme ai sempre carenti assetti solidaristici interni alla nostra categoria. Da qualche tempo (da prima cioè che si rompessero gli equilibri di alleanza) su questi temi sta lavorando una commissione ristretta del Consiglio di Indirizzo Generale (CIG).

Le iniziative di cui si discute – e, premetto, la cui realizzazione è chiaramente negli obiettivi di chiunque abbia interesse per la categoria, per primi noi di AP – sono sostanzialmente le seguenti:

  • Assistenza sanitaria integrativa per grandi interventi chirurgici e grandi eventi morbosi;
  • Contributi per non autosufficienti anziani e/o per inabilità temporanee o permanenti;
  • Indennità di malattia o infortunio;
  • Contributi a colleghi che esercitano in zone che abbiano subito calamità naturali;
  • Contributi per spese funerarie a favore dei superstiti di iscritti deceduti;
  • Borse di studio per figli di iscritti deceduti o inabili;
  • Borse di studio per figli di iscritti;
  • Contributi per l’acquisto di computer finalizzato ad incrementare i rapporti telematici con l’Ente.

Ho visto il luccichio negli occhi di più di un lettore.

L’avvio di queste forme di assistenza aiuterebbe non poco la categoria e sfido chiunque ad essere contrario all’avvio di simili servizi alla collettività professionale.

Eppure voti contrari, allorché la proposta di attivare queste ed altre forme di assistenza è arrivata ai voti del Consiglio di Indirizzo dell’ENPAP, ce ne sono stati.

Si sarebbe portati a credere, sostenuti dalle tante esperienze che ognuno di noi può vantare in questo senso, che i voti contrari siano arrivati per il puro “masochismo istituzionale”  tipico degli Psicologi, quella sorta di malattia professionale che colpisce la nostra categoria allorché deve procedere sulla via del miglioramento delle sue condizioni complessive, al pari dell’autolesionismo che coglie la sinistra italiana quando è al governo.

Pare si sia trattato, invece, di ben più ponderate questioni, cui gli eventi successivi – Ahinoi – hanno dato ragione.

Il Consiglio di Indirizzo Generale, dopo il Consiglio di Amministrazione (CdA) dell’ENPAP, ha infatti approvato a maggioranza (13 contro 10) l’introduzione di questi servizi, destinando nel nuovo bilancio di previsione un budget di ben 8,5 milioni di Euro!

Caspita” – penserà il povero collega con ancora gli occhi lucidi – “Finalmente avrà un senso essere iscritti. Finora gli Psicologi hanno spesso ritenuto il versamento ENPAP una sorta di tassa mascherata, inventata da un Robin Hood ubriaco per togliere (oggi) ai poveri per poi renderli ancora più poveri (domani) ma da adesso in poi l’ENPAP offrirà servizi utilissimi, altro che quell-elemosina-di-pensione-che-è-meglio-Conto-Arancio!”

Confortato dalle entusiastiche comunicazioni che alcune componenti del CIG – che si dichiarano proponenti le innovazioni – vanno facendo attraverso i loro siti internet e le loro New Letter il collega si entusiasmerà anche lui e comincerà a vedere un pochetto più roseo e tranquillo il suo futuro.

Dopo i primi istanti di entusiasmo, si farà largo, però, nell’ancora esaltato collega, una riflessione dal retrogusto amaro: “Come mai non si sono realizzate prima queste innovazioni a favore degli iscritti all’ENPAP, visto che basta la volontà politica dei due organi dell’ENPAP sancita dal voto a maggioranza?” e quasi certamente questo ragionamento verrà rapidamente ricacciato nel retrobottega della coscienza, visto che il collega una delusione dall’ENPAP, dopo tutte le batoste già affibbiategli da Ordini ed Ordinicchi, proprio non vorrà beccarsela.

Il fulcro della questione è però qui: non è possibile introdurre prestazioni assistenziali in mancanza dei soldi necessari a realizzarle.

Dopo il vivace tam-tam propagandistico (non ancora al suo zenit) è infatti arrivato lo schianto con la realtà. Il bilancio approvato dagli organi dell’ENPAP è soggetto al controllo del ministero del Lavoro ed il Ministero del Lavoro, Quarta Divisione, ha restituito all’ENPAP le variazioni al bilancio di previsione dell’anno 2006 ed il bilancio preventivo dell’anno 2007 in quanto “elaborati in difformità alle norme vigenti” (Legge 103/1996, Statuto dell’Enpap, Regolamento della Previdenza dell’Enpap). In poche parole non ha dato il suo benestare.

Adesso l’Ente dovrà adottare l’esercizio provvisorio e riformulare i bilanci.

Ma perchè sono stati respinti? Pare che il vulnus stia nell’aver preso i soldi da destinare all’assistenza (i famosi 8,5 milioni di euro) dai fondi di riserva, che sono invece intoccabili per regolamento e per norme di legge. Prima di poterli usare vanno modificate le norme, come del resto pare sia stato sostenuto dagli stessi sindaci revisori dei conti dell’ENPAP.

Insomma ancora una volta dagli organismi istituzionali della nostra professione arrivano notizie di pressappochismo, inconcludenza, incapacità. Con l’ulteriore danno che le decisioni dell’ENPAP riguardano concretamente le nostre condizioni di vita e i nostri soldi.

Alcune voci provenienti dall’interno del CIG sostengono che, nel gioco di costruzione delle alleanze in corso nell’Ente di Previdenza, sia stata offerta sul tavolo della pace alle componenti che stanno sulla soglia della maggioranza, la testa della commissione del CIG che da tempo si sta occupando di trovare soluzioni serie e fattibili ai problemi dell’assistenza assieme alla possibilità di sfruttare in termini propagandistici queste supposte innovazioni assistenziali. Come nella più classica guerra politica all’italiana è stata però nascosta la polpetta avvelenata del sicuro mancato nulla osta da parte del ministero, certezza che non poteva essere sconosciuta ai marpioni al potere nella nostra politica professionale (tanto che finora non si erano azzardati a procedere su questa strada inconcludente).

Alcuni argomentano ulteriormente che le componenti del mondo professionale che provengono dal Servizio Pubblico sono ben poco interessate alle forme di assistenza, visto che hanno le loro protezioni all’interno dei rapporti contrattuali di lavoro e che hanno voluto demagogicamente assecondare le richieste dei libero professionisti pur essendo consapevoli della loro concreta improponibilità.

Felice Torricelli

PS: pare ci sia un’altra innovazione nell’aria all’ENPAP: sembra che il CdA abbia deliberato di limitare l’accesso agli organi dell’ENPAP da parte dei colleghi dipendenti, visto che la Cassa di Previdenza offre un servizio soprattutto ai liberi professionisti ed a coloro che non hanno altra copertura previdenziale. La delibera stabilisce che nel C.d.A. il dipendente con attività libero professionale possa essere eletto solo nella misura 1/5 rispetto a 2/5 attuali e che nel C.I.G. siano 1/4, mentre in atto non vi è alcun contingentamento.

Aspettiamo con ansia di vedere se anche in questa innovazione è nascosta una polpetta avvelenata.

Sono Psicologo e Psicoterapeuta, tra i fondatori di AltraPsicologia (www.altrapsicologia.it). Con AP ho potuto sperimentare l’impatto che la psicologia professionale può avere quando si affaccia sulla collettività in trasformazione e propone il suo valore. Sono particolarmente interessato alle interazioni tra Psicologia, Politica ed Economia, nella convinzione che la Psicologia abbia moltissimo da dire (e da dare) intorno all’evoluzione sociale e civile ma non sia ancora riuscita a trovare i codici più appropriati per valorizzare l’apporto delle sue competenze intorno ai temi centrali del dibattito culturale e politico contemporaneo: la felicità, il bene comune, la sostenibilità, la crisi del modello consumistico.

Categoria: ENPAP

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