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Le insostenibili leggerezze dell’ENPAP

Sabato mattina. Aprendo la casella della posta ho trovato una lettera dell’ENPAP. Il primo pensiero (PAN, Pensiero Automatico Negativo) è stato: “Ah ecco! Cosa c’è da pagare? Mi sono dimenticato qualcosa!”. L’emozione associata al pensiero è un misto tra ansia e rassegnazione.Dischiusa la busta scopro una lettera con tessera allegata. Il PAN in questo caso è stato: “Ecco, mi hanno rifilato una carta di credito che non voglio!” Emozione associata: rabbia con un fondo di senso di impotenza.Per fortuna non era nulla di quanto temuto. Però ho realizzato che il solo ricevere qualcosa dall’ENPAP, anche una comunicazione, è associato a un pensiero ed emozione negativa.Partendo da questi presupposti non mi è restato altro che leggere la lettera, cercando di scovare l’errore, la fregatura o semplicemente l’ingenuità di chi gestisce i miei soldi. È stato più facile di quanto pensassi.

Seppur sia una comunicazione rivolta ad una popolazione di laureati, lo stile ricorda quello delle lettere promozionali a carattere divulgativo, senza riferimenti precisi e per di più con degli errori logici che non mi sarei aspettato.

Ma partiamo dal principio: non mi dicono quanto hanno reso o stanno rendendo questi “buoni investimenti”, ma “prospettano un rendimento anche migliore di quello precedente”. Certo, vorrei proprio conoscere chi abbia avuto un investimento con un ritorno inferiore del 2009, annus horribilis degli investimenti mondiali! Ma perché gli psicologi che gestiscono i miei soldi non mi riportano quanto detto dai loro economisti esperti?! È meglio che gli psicologi scrivano di psicologia.

Nella seconda parte della lettera, ci avviciniamo a discorsi a noi più pertinenti: la situazione della “psicologia italiana”. “Ancora molte cose non vanno” la crisi “ha continuato a colpire molti colleghi”: sarebbe stato utile riportare un dato in tal proposito, almeno avremmo saputo la dimensione di questo problema, come ha colpito la crisi? Quanto? Quali effetti ha avuto?

Ma la parte più avvilente è successiva. La frase che mi ha maggiormente sbalordito è quando Arcicasa afferma che il “perdurare della crisi economica” ha come conseguenza l’ “affievolirsi del senso di appartenenza e di identità con cui come psicologi ci presentiamo nel mondo del lavoro”. Senso di appartenenza e di identità. Due concetti psicologici inseriti senza un motivo logico e si afferma, inoltre, che sono influenzati in modo negativo dalla crisi economica. Ma come? In base a quale principio si giunge a questa conclusione? Perché mai la crisi intacca il senso di appartenenza con cui una categoria professionale si presenta la mondo del lavoro? In base a quale principio? Non è forse che il mancato senso di appartenenza e di identità è il risultato di vent’anni di politiche sbagliate, con la conseguenza che non si sa ancora bene qual è il lavoro che dovrebbe essere esclusivamente dello psicologo? È un vero e proprio salto logico ingiustificato. Eppure in questa parte della comunicazione dovremmo essere sul terreno più congeniale a noi psicologi.

Per fortuna Arcicasa e i colleghi dell’ENPAP hanno riflettuto e hanno stabilito di fare qualcosa che fosse nella “direzione del rafforzamento della categoria”. Bene, bene, cosa avranno escogitato se l’indebolimento dell’identità della categoria è causato, a loro dire, anche dalla crisi economica? Aumentano la soglia entro la quale si versa il minimo? Abbassano il contributo minimo? Aumentano i soldi per la maternità? Liberano qualche risorsa per coprire chi ha avuto una riduzione significativa di introiti rispetto all’anno precedente? Insomma, ci lasciano qualche soldo in più come ossigeno per superare il periodo di crisi di cui hanno minuziosamente calcolato l’impatto e le conseguenze sulla categoria?

Niente di tutto questo. Ci danno una tessera, che ci fa sentire più professionisti. Ora siamo una grande categoria con la nostra card, così come al supermercato ci fanno sentire una grande categoria con la nostra fidaty card, ma in questo caso senza punti fragola. E siamo ancora di più categoria grazie al “restyling” di immagine. Così si affronta la crisi economica, perché Obama non ci ha pensato? Forse gli economisti hanno sbagliato tutto.

Questa iniziativa, forse, sarà meglio del solito nulla, ma sembrano delle strategie ingenue. Noi psicologi meritiamo di meglio. Pretendo di più da chi gestisce i miei soldi, più attenzione, più professionalità, più competenza nella gestione economica, più coraggio, più trasparenza nelle scelte e soprattutto più competenza psicologica, visto che siamo psicologi! Forse al posto di pagare una consulenza sul “restyling” sarebbe stato meglio pagare una consulenza per valutare l’impatto della crisi sulla categoria e avviare conseguenti iniziative di sostegno in questi tempi difficili.

Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni. Ho lavorato in Clinica del Lavoro di Milano per il Centro Stress della Fondazione IRCCS Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena. Il mio interesse per la Psicologia della Salute Occupazionale (Occupational Health Psychology) mi ha portato a conseguire il Dottorato di Ricerca (Ph.D.) in Medicina del Lavoro. Mi sono, inoltre, specializzato in Psicoterapia con orientamento Cognitivo e Comportamentale. Ho scritto e scrivo articoli riguardanti stress lavorativo su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Attualmente continuo ad occuparmi di ricerche che hanno come tema comune lo stress lavorativo in tutte le sue forme (come lo stress lavoro-correlato, il mobbing, il burnout). Sono socio ordinario e membro del direttivo di AltraPsicologia con cui collaboro dal 2008.

Categoria: ENPAP

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