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L’ENPAP scrive a Cancrini

FONDAZIONE
ENTE NAZIONALE DI PREVIDENZA ED ASSISTENZA PER GLI PSICOLOGI

Il Presidente


All’On. prof. Luigi Cancrini
XII Commissione
Camera dei Deputati
Oggetto: DdL riguardante l’accesso alla psicoterapia
Illustre prof. Cancrini,
ho appreso, con grande sconcerto, che nel corso dell’ultima riunione della XII Commissione si è fatto promotore di un emendamento al testo del DdL riguardante l’accesso alla psicoterapia, di cui Lei stesso è relatore, nel quale si prevede che “….. il servizio o il dipartimento a cui pervengono le richieste di cui al comma J del ‘art.2, previa conferma diagnostica effettuata da un medico specialista in psichiatria o in neuropsichiatria infantile, provvede, avvalendosi di tutte le specifiche competenze di ordine medico e psicologico, all‘approvazione di un progetto di psicoterapia…
Lo sconcerto deriva innanzitutto dalla incomprensibile scelta culturale e professionale operata da questo testo che sembra rinnegare decenni di dibattito e prassi che ha definito, nell’ambito psicologico, la diagnosi come una delle competenze specifiche dello psicologo, come pure la inscindibilità del momento diagnostico da quello psicoterapeutico.
Ferma restando la grande utilità, in particolare in questo settore, di un approccio multi-disciplinare che permetta dì discriminare in modo compiuto l’intero quadro clinico, espropriare lo psicologo psicoterapeuta della competenza diagnostica, attribuendola ad altre figure che non di rado hanno competenze marginali sulla materia, rappresenta una banalizzazione dell’intervento terapeutico, con l’inevitabile rischio ridurre l’attenzione sugli aspetti qualitativi e con evidente danno per la popolazione ma anche per la nostra stessa professione che, da sempre, solo attraverso una ricerca costante della qualità può rafforzare il proprio molo e mandato sociale.
Ho letto con attenzione la Sua lettera nella quale motiva il Suo operato ma, pur comprendendone lo spirito, mi trovo assolutamente in disaccordo.
Vorrei ricordare che un dibattito analogo si svolse circa venti anni fa in occasione della approvazione della Legge n.56/89.
In quell’occasione, quando alcuni settori della professione medica, per togliere al veto che avevano posto al prosieguo dell’ìter della legge di riconoscimento della professione, proponevano di eliminare la diagnosi tra le competenze dello psicologo, la nostra posizione, espressa con grande chiarezza dal prof. Mario Bertini, fu quella di rifiutare qualsiasi compromesso politico ma di sfidare i nostri interlocutori a dimostrare, sul piano culturale, che lo psicologo non avesse titolo a produrre una diagnosi in ambito psicologico.
Il risultato è quello che tutti conosciamo: l’art. 3 della legge n. 56/89,

Oggi la nostra risposta non può che essere quella di allora.
Ci dimostrino i nostri avversari, a livello scientifico e professionale e non sul piano delle capacità di pressione lobbistica, che lo psicologo non è in grado di produrre diagnosi in ambito psicologico e allora potremo accettare un emendamento come quello comparso in Commissione il 19 dicembre scorso. Ma se così non fosse, non ci possono essere compromessi che sviliscono la nostra professione, umiliano la pratica psicoterapica e che, pertanto, non le consentono neppure di esprimere il proprio potenziale a favore della popolazione.
Certo che Lei condivida nell’insieme questa sintetiche osservazioni, Le chiedo di fare quanto in Suo potere affinché il testo attuale del DdL non venga approvato.
Nel ringraziarLa per la cortese attenzione, invio con l’occasione i miei migliori saluti.

Roma, 14 gennaio 2008.
dott. Demetrio Houlis

Categoria: ENPAP

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