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L’opinione “segreta” del CNOP sullo scandalo ENPAP

Alcune note dalla riunione del Consiglio Nazionale Ordine Psicologi del 16-17 marzo scorso.

Gli sguardi sono obliqui quando mi guardano, ed è chiaro il perchè: sono considerato un delatore.

Il Presidente del Friuli Fusari, uomo colto e composto, lo chiede battendo insistentemente il dito sul tavolo: “voglio sapere chi è stato”.

Il tema è chi ha fatto “uscire la notizia” che ha dato il “La” al divertito articolo di Aisha Proxima sulla proposta di una costosa partita di calcio con la Nazionale Cantanti (poi sfumata). Diffusione proibita, evidentemente, visto che il presidente del CNOP Palma la definisce addirittura un “atto gravissimo”. Io non mi sono mai ritenuto vincolato a nessuna forma di segreto su quello che avviene al CNOP, e lo metto a verbale.

Si preoccupano molto della riservatezza di questi tempi i Presidenti del Consiglio Nazionale. Il punctus dolens è chiaramente altrove, è l’Enpap con i suoi scandali e per gli imbarazzi che crea ad AUPI e alla categoria. Poche ore dopo, e con qualche eccezione (oltre allo scrivente, la Toscana di Sandra Vannoni, Trento di Ranzato e il Veneto di Marco Nicolussi), i Presidenti dichiarano che non vogliono la presenza di pubblico durane le sedute di Consiglio Nazionale. “Per discutere con calma”, è la motivazione che ricorre.

Ma che vor dì? Vorrei chiedere in romanesco… che nessuno deve sapere cosa succede lì dentro? Che nessuno si deve mettere a criticare, o, peggio, a ironizzare su quanto possono ascoltare quelle quattro pazienti mura? Due anni ci sono voluti per arrivare a discutere il punto chiesto dall’Ordine Lombardia. Due anni, per poi bocciare la presenza di pubblico; succederà lo stesso con la pubblicazione dei verbali e delle delibere, c’è da scommetterci.

Voto scontato, invero: la trasparenza non è proprio il forte di quest’organo, davvero così lontano dagli psicologi che i suoi componenti si sorprendono che qualcuno “là fuori” sappia di cosa si è discusso. Scandalo. Gravissimo. Specie ora che c’è di mezzo la vicenda ENPAP. Scandalo vero, questo, imbarazzante spina nella scarpa dell’istituzione e ciliegina sulla torta della riunione del 17 Marzo.

Molti dicono, ripetono e ripetono ancora che l’immagine della categoria sarebbe stata danneggiata… dai “toni” di AltraPsicologia! Non dai milioni di plusvalenza dell’acquisto del palazzone di Via Stamperia mai reperiti, non dalle indagini giudiziarie, non dalle ipotesi di truffa e associazione a delinquere, non dal Corriere della Sera che ci definisce “fessi o ladri”, non dalle audizioni riconvocate in commissione bicamerale, non dalle dimissioni dei vertici Enpap che non arrivano.

Tutto questo conta poco: il problema è di chi informa, invece. Si biasima chi parla delle istituzioni della psicologia con “certi toni”. C’è perfino una “canzonicina” sull’Enpap che circola in rete (vero: un capolavoro assoluto di satira amara, questo il mio parere).

Sono risentiti, i Presidenti, per tutta la caciara intorno all’ENPAP, la cui colpa non è, intendiamoci, degli organi amministrativi dell’ente ma di chi ne parla: quindi Altrapsicologia in primis. E risentiti lo sono, al CNOP, anche dal fatto che l’Arcicasa, sodale di partito invitato a giustificarsi presentandosi fisicamente ad un rito collettivo di catarsi istituzionale, non avrebbe degnato di una risposta il Consiglio Nazionale e i suoi compagni.

Quindi, nell’imbarazzante contumacia del Presidente dell’Enpap, si è ugualmente dato inizio al rituale delle dichiarazioni, sulla cui riuscita non c’era da dubitare: la maggioranza si scopre a condividere compattissima un garantismo assoluto. In un crescendo rossiniano, si conclude perfino con una timida lode all’amministrazione dell’Ente di Previdenza e all’oculato e in fondo redditizio acquisto dell’immobile di Via Stamperia. Tutto nelle previsioni. Stupendo. Amen!

Nessuno della maggioranza sembra volere le dimissioni del CDA Enpap dopo il purificatorio rituale. Ma neppure c’è gran voglia di metterci la faccia; e infatti si discute, si parla, tutto purchè non si voti sulla richiesta di dimissioni. Di fronte alla richiesta di dire un chiaro “SI” o “NO” alla richiesta di dimissioni del direttivo Enpap, la risposta è che “il voto non è previsto nell’OdG”.

Tutto vero e giusto: mentre gli psicologi versano i loro 12% ad un’Enpap sottoposto a tre diverse indagini giudiziarie da parte della Procura Ordinaria, della Guardia di Finanza e della Banca d’Italia su ipotesi di reato direttamente connesse alla governance dell’Ente, per il CNOP è importante rimanere sul formalismo e attendere che la buriana passi.

Il Presidente conclude con un’acrobazia politica dichiarandosi contrario a votare sulla richiesta di dimissioni perchè preferirebbe, ad una visione manichea “dimissioni si/dimissioni no” cercare un punto di vista comune. Intanto non si vota, forse nella speranza che i panni si lavino in casa, forse sperando nel pubblico oblio.


Categoria: ENPAP

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Commenti

One Response to %2$s

  1. Aristogatto says:

    Si adombrano per la satira (tra l’altro anche fatta con stile) sulla partita di pallone e non gli scuce un baffo se Arcicasa manco si presenta a relazionare sulle sue imprese.
    Un solo commento: patetici!

  2. Gianni says:

    Una vergogna, pagati con i nostri soldi e nemmeno si sa nulla. Ma chi pensano di essere questi signori? e chi pensano che siamo, noi iscritti?

  3. ENZO says:

    Io vorrei capire qual’é la loro idea degli Psicologi. Sembra che siamo tutti decerebrati che si bevono qualsiasi presa in giro. É questo che mi fa incazzare più di ogni altra cosa.

  4. Cristina says:

    Il CNOP come nuovo Club Bilderberg degli psicologi (o nominati tali)? Sembra che la segretezza debba essere una prerogativa di chi acquisisce il potere. Mentre la grande base che lavora viene considerata una massa da tenere all’oscuro perché non capirebbe. Capire cosa? Che chi ha il potere si fa gli affari propri? Questo lo sappiamo, ma almeno si facessero gli affari propri facendo anche quelli degli elettori… che sono quelli che gli pagano la sede, gli stipendi e le vacanze, con una tassa che dovrebbe essere a tutela della professione e invece è perlopiù a fondo perduto…

  5. Rosalba Scavia says:

    Sono arcistufa di tutte queste porcherie, segreti, pettegolezzi etc.. E’ opportuno che tutto venga chiaramente reso visibile a tutti ,psicologi e non. Non ci devono essere segreti di nessun tipo. Se i vertici dell’ENPAP dopo quanto è emerso non hanno la dignità di rassegnare le dimissioni , possiamo tutti insieme, tramite la rete, chiedere di farlo. Saluti a tutti gli psicologi onesti che pagano le tasse e la previdenza, che pretendono di avere un ordine che funzioni e non delle sedi prestigiose!!!! Rosalba Scavia ( 548 albo psicologi del Lazio)

  6. Dimarco says:

    Mentre si continua a parlare di scandali che ovviamente non avvalliamo,si perdono di vista importanti interventi correttivi a livello parlamentare sulle liberalizzazioni con lo sciamanesimo dei nuovi abusivi che verranno.La salute degli sciamani prima di tutto anche in Puglia.

  7. ENZO says:

    Mi ha scritto una mail Micozzi, Presidente dell’Ordine delle Marche e consigliere CIG ENPAP. Dice, in sostanza, che l’acquisto del palazzo è stato un affare per l’ENPAP. Io ho risposto così:

    Gentile Dott. Micozzi,
    il suo tentativo di far passare per cioccolata quello che tutti sanno essere merda risulta patetico.
    La sua ostinazione a prendere in giro l’intelligenza dei colleghi non ha aggettivi ed è comprensibile solo nell’ottica della sua personale carriera di rappresentante.
    Immagino che vorrà ricandidarsi all’ENPAP, considerata la sua ineleggibilità all’Ordine delle Marche, ma, fin quando sarà nell’AUPI e, fin quando l’AUPI difenderà le azioni vergognose del Presidente Arcicasa, io la contrasterò con tutte le mie forze.
    In ogni caso lei ha il permesso di continuare ad inviarmi le sue mail, poiché contribuiscono a rinforzare la mia opinione.

  8. Monia says:

    Cari colleghi, io tempo fa ho ricevuto una lettera di “giustificazioni” dall’ENPAP nella persona del (purtroppo) presidente. La lettera diceva appunto come l’acquisto della famigerata sede Imperiale fosse stato corretto, oculato, trasparente e addirittura redditizio. Ho risposto per punti. Sostanzialmente ho chiesto di non essere presa in giro, che una testa ce l’avevo io come tantissimi altri colleghi. Ho detto al presidente che era certamente suo diritto difendersi e cercare di spiegare la sua versione, ma nelle sedi opportune non sulla mia mail. Che la cosa piu’ dignitosa da fare sarebbe stata dimettersi, vista l’evidente sfiducia della classe psicologa nei suoi confronti come in quelli del CDA. Che il suo restare in carica era un comportamento berlusconiano. Che diffidavo l’ENPAP dall’usare la mia mail per scopi non direttamente connessi alle comunicazioni istituzionali. Che il mio dovere, come legge dispone, l’avrei comunque fatto:pagare i contributi. A differenza del collega sopra, non ho alcuna voglia di sorbirmi le ciance di questi tizi, la mia opinione e’ abbastanza solida fino a prova contraria, ovvero accertamento della magistratura, non personale apologia.

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