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L’Ordine Nazionale presenta il SUO “sistema di accreditamento della professione”. E noi psicologi?

L’art.8 quater, comma 4, lettera o del D.Lgs. 502/1992 richiede agli organismi statali e regionali di “indicare i requisiti per l’accreditamento istituzionale dei professionisti, anche riguardo alla specifica esperienza professionale maturata”.

Sulla base di tale articolo, il CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi), riunitosi a partire dal 19 maggio 2001, ha creato un gruppo di lavoro – composto da una decina di psicologi-psicoterapeuti – per lo sviluppo di un “sistema di accreditamento della professione di psicologo”. Nel maggio 2003 questo gruppo ha approvato una checklist [clikka qui per scaricare la checklist] per il monitoraggio e l’accreditamento professionale. Giovedì 23 Giugno 2005, dopo QUATTRO ANNI DI LAVORO, ha presentato finalmente i risultati di questo gruppo.

Noi di AP siamo andati ad ascoltare i frutti di questo lavoro, anche perché in fin dei conti riguarda tutti i  quasi 50.000 colleghi iscritti all’Ordine ed è quindi necessario informarsi su cosa ci potrebbe aspettare nel prossimo futuro…

In questo articolo vi riporto alcuni degli spunti che la giornata di studio (mi) ha offerto, rimandandovi alla prossima settimana per avere invece alcuni risultati e percentuali di questa indagine condotta su un campione di circa 2000 colleghi sparsi per l’Italia.

Cominciamo… dall’inizio! Ovvero dalla partenza dei lavori: ho contato neppure una cinquantina di persone in sala, metà dei quali gravitavano attorno al gruppo di lavoro, un altro quarto era composto comunque da rappresentanti dell’Ordine e l’ultimo quarto era composto da AP (eravamo in 3) più qualche altro collega…
Dato che – pare – tutto comunica, mi chiedo: “Dopo 4 anni di lavoro, su un’iniziativa che pretende di riguardare l’intera comunità di 50.000 psicologi, questo è tutto? Solo questa misera manciata di persone? Con che diritto, credenziale e rappresentatività pensano di proporre/imporre questo sistema se non sono riusciti (o neppure hanno provato) a riempire una sala da 100 posti su un tema tanto importante? Non è che dal giorno alla notte ci ritroviamo un nuovo ECM, ma tutto fatto in casa nostra?”

Queste domande hanno in parte trovato risposta con il passare delle ore. Cercherò qui di restituire alcune considerazioni in merito…

Partiamo innanzitutto chiarificando cosa è questo “sistema di accreditamento della professione”. Secondo i relatori [scarica programma e relatori]:
- non ha nulla a che fare con i crediti E.C.M.;
- è un sistema privatistico assolutamente volontario e non obbligatorio;
- è un processo attraverso cui l’Ordine riconosce al professionista la conformità ad una norma di riferimento.

Da sottolineare quindi il carattere “volontario e non obbligatorio“, per cui:
- se i colleghi adotteranno il sistema, questo parte e prenderà valore e consistenza,
- se i colleghi non lo adottano e non utilizzano e quindi non seguono la checklist, questo non avrà alcun valore e morirà pian piano.

In merito a ciò, la collega Elena Allegri (Consigliere Ordine Piemonte e facente parte del gruppo di lavoro) riporta l’impressione che i colleghi approccino a questo sistema ed a questa checklist in termini burocratici e di adempimento, non vivendoli come “reale strumento di miglioramento della professione”.
Bene, a nessuno viene in mente di interrogarsi sui motivi di tale vissuto? Come si può reagire di fronte ad un Ordine incapace di comunicare con la comunità, timoroso di ascoltare la comunità, restio a portare avanti una progettazione partecipata delle iniziative, che presenta (in silenzio) un sistema di accreditamento di cui nessuno ha mai sentito parlare e neppure sa cosa gli comporterà? Che strano ricavarne impressioni del genere!

Ma entriamo finalmente nel merito, cominciando a scuriosare in questa fantomatica checklist.
Personalmente sono uno Psicologo Sociale e lavoro nell’ambito delle nuove tecnologie, e come tale, sono rimasto mooolto colpito da alcune macro-aree. Ne riporto alcune:

SUPERVISIONE, con domande tipo “La sua attività del 2003 è stata sottoposta a supervisione esterna? Il supervisore le ha rilasciato un attestato?”
Beh… ma io non ho supervisori nel mio lavoro e così immagino sia per altri ambiti! La supervisione non avviene prettamente in ambito clinico? Che c’entra?!?
E qualche Consigliere dell’Ordine ha ripetuto più volte che la supervisione è a suo dire obbligatoria per TUTTI gli psicologi. Potrebbe anche essere una cosa positiva, ma parliamone e decidiamola insieme.

DATI PERSONALI: “Esiste una evidenza che tutti gli utenti attualmente a Lei in carico hanno acconsentito al trattamento di dati sensibili?”
Beh… ma io non ho “utenti in carico” e così penso anche altri colleghi! Non è che si sta nuovamente parlando di ambito clinico/psicoterapeutico?

RISERVATEZZA NEI LOCALI: “Pone attenzione alla riservatezza del setting in cui ha luogo il suo intervento? Tipo: tramite accesso isolato dell’utente; scaglionando gli appuntamenti; garantendo l’insonorizzazione dell’ambiente, ecc…”
Beh… ma anche qui non funziona così! Ma allora vi state veramente riferendo ai colleghi di ambito clinico/terapeutico/sanitario!

Perché allora voler “vendere” questo strumento come “valido per tutti e i 50.000 i colleghi”? Quale il motivo?
In tal senso si muove anche l’intervento di Fulvio Frati (Presidente Ordine Emilia Romagna) quando afferma che il lavoro sull’accreditamento nacque in primis proprio in Emilia, ma era ESCLUSIVAMENTE tarato e rivolto ai colleghi di ambito clinico. Non si sa come, non si sa perché, è poi passato a rivolgersi all’intera comunità, ma senza una vera e propria rielaborazione e ritaratura collegiale e partecipata.

Il rischio è adesso quello di vedersi piombare in testa un sistema accreditatorio che vivremo con disagio e frustrazione in quanto distante dalle nostre REALI pratiche professionali. Perché allora tutta questa fretta e necessità di “promuovere” un “prodotto” parziale?

Che dire? Senza alcun nesso di causa-effetto, tuttavia mi viene voglia di parlare di omogeneizzazione delle professioni… in Europa è in atto un processo di omogeneizzazione tale per cui lo psicoterapeuta belga (prendiamolo a caso) sarà in tutto e per tutto equiparabile a quello italiano, e poco importa se ha preso il titolo in due anni e non ha neppure fatto l’università… all’atto pratico godrà dello stesso titolo.
Qui da noi, queste cose non si usa dirle, soprattutto agli attuali e futuri specializzandi… sarebbe davvero brutto dirgli di non spendere 30.000 euro e 4 anni di tempo per poi trovarsi parificati ad uno che terapeuta ci è diventato in 2 anni, o – ben che vada – comunque disoccupato… Anche a questo argomento dedicheremo un articoletto ad hoc.
Qui basti dire che in Italia ci sono circa 270 scuole di specializzazione riconosciute dal MIUR che (fra direttori, docenti, tutor, supervisori e cabarettisti) muovono circa 200 Miliardi di vecchie lire all’anno. Un apparato importante che rischia di ridursi drasticamente quando la conoscenza di questo scenario europeo diverrà di dominio comune…

Ritornando invece al convegno, nel breve dibattito, la domanda – a mio avviso – più interessante non ha trovato alcuna risposta, anzi… si è passato parola subito al prossimo. La domanda era: “Se esiste un sistema accreditatorio, dovrà esistere anche un sistema di accreditatori, ovvero di coloro che valuteranno l’aderenza dei colleghi agli standard. Quale ruolo possono giocare le associazioni professionali in tal senso? In base a cosa si potrà diventare accreditatori?
La domanda è cruciale in quanto, capite bene, attorno ad essa possono girare fior fiori di danari. Bene, l’unica notizia emersa durante la giornata è che “non saranno certo gli Ordini ad occuparsene”… a voi basta? A me no! Anche dell’E.C.M. non se ne occupa l’Ordine ma ci sono strutture gestite da colleghi che sono dei veri e propri “eciemmifici” e spesso la “qualità” sta solo nelle brochure pubblicitarie.

Ed allora, facendo 2 + 2, mi torna in mente un’altra storia che poco c’entra, ma molto c’entra… Qualche anno fa, Autostrade spa introdusse i caselli automatizzati abbattendo così il numero di impiegati necessari a gestire il via vai automobilistico… un bell’apparato di persone che certo non poteva rimanere a casa da un giorno all’altro… per risolvere il problema, Autostrade spa inventò nuove attività da far fare a queste persone così da non doverle lasciare a casa.

Giusto per concludere, reputo che un sistema in grado di monitorare la “buona pratica professionale” sia utile, oltreché necessario perché diciamocelo… alle volte sono i nostri stessi colleghi a combinare delle patagane  tali da far danno all’intera comunità. Di più: penso che sarebbe mooolto utile anche internamente all’Istituzione Ordine qualche strumento di monitoraggio della qualità e delle prestazioni… ogni tanto un pò di “locus of control interno” è sano e benefico.
E’ quindi necessario sviluppare dei sistemi per innalzare gli standard di qualità, efficacia ed efficienza, per instaurare circoli virtuosi di miglioramento.
Ma è assolutamente deleterio ed illusorio tentare di introdurli dall’alto, senza alcuna partecipazione collettiva, con una scarsa aderenza alle diverse pratiche professionali che caratterizzano la nostra comunità professionale.

Il dato positivo è che si sia cominciato a parlare di “qualità ed eccellenza”… adesso bisognerà cercare di ritarare ed implementare un sistema realmente utile e vissuto come tale da tutti noi!
Come fare? Beh, innanzitutto cominciando ad interessarsi a queste problematiche, pretendendo di essere informati ed interpellati dalle persone che annualmente paghiamo per stare lì, contribuendo con la condivisione e divulgazione delle nostre quotidiane pratiche professionali. Cominciamo quindi a diffondere questa cosa ai nostri colleghi!

Alla prossima,
Nicola Piccinini

Aiuto gli psicologi nell’avvio e promozione della loro attività libero professionale o associativa. Psicologo Sociale, docente e consulente in personal marketing per lo psicologo, social media, sviluppo web, avvio d’impresa. Fondatore di Liquid Plan srl, Obiettivo Psicologia srl, Associazione Altra Psicologia. Consigliere Ordine Psicologi Lazio.

Categoria: E.C.M.

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