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Ma ancora c’è da riparare? Sì, gli omofobi!

Giusto qualche settimana fa, esattamente sabato 7 novembre, si è tenuto a Roma un convegno internazionale su “Omosessualità e Psicoterapie”, organizzato dalla II Scuola di specializzazione in Psicologia clinica della Facoltà di Psicologia 1 de La Sapienza.

Convegno straordinario, relazioni molto interessanti, domande a volte provocatorie. Tanta tanta gente e molta di più quella che è rimasta fuori perché i posti erano già esauriti.

Si parla di 1500 richieste. E questo significa che il tema Omosessualità e Psicoterapia è molto caldo e fa gola.

Quasi esclusivamente psicologi (ha collaborato alla preparazione anche l’Ordine degli Psicologi del Lazio), educatori, qualche suora.

Tra i relatori nomi conosciuti come Rigliano, Drescher, Bartlett, Lingiardi, Pietropolli Charmet e Cantelmi, quel Cantelmi già tirato in ballo a dicembre 2007 per via dell’articolo di Davide Varì pubblicato su Liberazione, in cui il giornalista affermava di essersi finto gay per scoprire chi (a Roma) propone terapie riparative.

Non mi interessa riparlare di quell’episodio, che tanto clamore ha suscitato, quanto dello status quo ad oggi dei cosiddetti SOCE (Sexual Orientation Change Efforts) che il mio inglese non perfetto traduce in Tentativi di modifica dell’orientamento sessuale. Termine che racchiude teorie e pratiche più o meno scientifiche e non.

Bene, ad agosto di questo anno la “Task Force on Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation” ha presentato all’APA (American Psychological Association) un report sul lavoro di analisi e studio di quanto finora pubblicato sulla possibilità di modificare l’orientamento sessuale con interventi di varia natura, psicoterapeutici certo, ma anche inerenti la fede, credo esclusivamente cattolica o quanto meno cristiana.

In questo papello di roba (130 pagine) questo gruppo interno all’APA afferma che:

1.      Pochi studi condotti con rigore scientifico possono essere usati per rispondere a domande in merito alla sicurezza, efficacia, beneficio o danno dei SOCE.

2.      Solo 9 approcci “terapeutici” si basano su una credibile teoria scientifica, le cui idee sono state discreditate dall’evidenza o dall’obsolescenza. Ci sono numerose evidenze scientifiche che l’omosessualità di per sé non è un disturbo mentale e tante altre teorie alternative sul genere e l’orientamento sessuale che concordano con questa evidenza.

3.      Alcune forme di Soce sono religiose, non basate su teorie valutate scientificamente.

4.      I SOCE possono ridurre l’attrazione sessuale omodiretta o incrementare l’etero diretta. Non è possibile cambiare l’orientamento sessuale, ma alcuni individui hanno modificato la loro identità sessuale (Affiliazione a gruppi, auto definizione) e altri aspetti della propria sessualità (ad esempio valori e comportamento).

5.      Molti di coloro che pur avendo sperimentato un SOCE non hanno avuto i risultati che si aspettavano (cambiamento dell’orientamento sessuale) hanno riportato un abbassamento dell’autostima, presenza di ansia, depressione, idee suicidarie, vergogna, senso di colpa e perdita di speranza.

Consigli per gli acquisti

Il gruppo di lavoro evidenzia che:

a)       Un cambio duraturo dell’orientamento sessuale come risultato di un SOCE è improbabile e alcuni partecipanti hanno subito danni da questo tipo di interventi;

b)       L’identità sessuale (es. omosessuale) e non l’orientamento sessuale possono cambiare con la psicoterapia o gruppi di supporto o eventi della vita.

c)       I clienti hanno benefici da approcci che enfatizzano l’accettazione, il supporto e il riconoscimento di importanti valori e preoccupazioni.

Ora io mi chiedo come mai in Italia:

  • Alcuni terapeuti considerati “soft” continuano ad effettuare terapie riparative anche se non esplicitate, andando contro organizzazioni internazionali quali ad es. l’OMS.
  • Non esistono linee guida per gli psicologi che lavorino con clienti omosessuali, bisessuali o transgender. Sto preparando io un corso in tal senso, ma io non sono nessuno mentre sarebbe “carino” che fossero gli Ordini a darsi una mossa, soprattutto il CNOP. Di fatto ad oggi l’unico Ordine che ha un gruppo di ricerca e studio sul genere e l’orientamento sessuale e ha già elaborato delle linee guida è l’Ordine campano.

E gli altri ?

Dormono. Come hanno dormito finora tutti (Ordini, psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, Associazioni di psicologi, sindacati di psicologi, ecc).

Molto grave è stato l’affossamento parlamentare del progetto di legge dell’On. Concia generalmente conosciuto come “anti-omofobia”.

Il decreto parlava di inserire tra le circostante aggravanti comuni previste dall’art. 61 del codice penale le finalità inerenti l’orientamento sessuale.

Qualcuno di voi saprebbe definire cos’è l’orientamento sessuale? Immagino di si. Io sicuramente.

Ebbene, il decreto è stato affossato per una pregiudiziale di incostituzionalità che riconosce nel considerare un aggravante di reato per finalità inerenti l’orientamento sessuale addirittura una violazione del principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione.

Mi spiego meglio.

Se io gonfio di botte una persona omosessuale in quanto omosessuale in realtà vìolo il principio di uguaglianza perchè, poichè non possiamo sapere se io mentre gonfiavo di botte quel gay lo facevo veramente perchè era gay o per altri motivi, questo avrebbe determinato che lui/lei avrebbe avuto (se la legge fosse stata approvata) una protezione privilegiata rispetto a chi subisce violenza tout court.

E questo perché manca una definizione di orientamento sessuale né è stato possibile rinvenirlo nell’ordinamento penale (e te credo, non ci sono leggi che lo citano!) per cui “l’espressione è estremamente generica in quanto può indicare fenomeni specifici come l’omosessualità oppure, più in generale ogni “tendenza sessuale” comprendendo l’incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo, eccetera.”[Tratto testualmente dal documento originale].

Eccetera? Ma stiamo scherzando?

Si gioca sull’ignoranza per equiparare l’omosessualità (variante naturale dell’orientamento sessuale umano e animale) con parafilie di ben altra natura?

Dov’era il CNOP? Dov’erano gli altri Ordini? Dov’erano tutti gli psicologi e psicoterapeuti che si riempiono la bocca di paroloni quali gay-friendly, omofobia, omofobia interiorizzata, e poi non prendono mai posizione in situazioni gravissime come questa?

O peggio ancora gli psicologi o gli psichiatri habituè di salotti televisivi che spesso fanno solo confusione e raramente dissipano la nebbia che tutti hanno sulle tematiche LGBT.

Magari confondendo orientamento sessuale con identità di genere!

E menomale che siamo psicologi e non il panettiere sotto casa…

Eppure i nostri clienti omosessuali si chiedono come mai nessun “esperto” sia intervenuto a chiarire la posizione della comunità scientifica, a dichiarare pubblicamente una volta per tutte che le persone omosessuali NON sono malate, non sono pericolose, non sono infettive, non devono essere curate, né dalla loro omosessualità né dalla loro omofobia interiorizzata, ma gli unici veri malati da curare restano ancora una volta gli omofobi.

Dr. Paola Biondi

Psicologa psicoterapeuta

Psicologiagay.com

Categoria: Attualità

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