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Quando impareremo?

Fino a un mese fa il CNOP pareva un neonato in situazione di dormiveglia che ogni 15 giorni apriva a finestrella gli occhi e poi, dopo essersi pappato i gettoni di presenza, tornava a sonnecchiare beato.

Questo bioritmo, incentrato sull’omeostasi, è stato all’improvviso abbandonato e il placido neonato, con una spettacolare metamorfosi, si è trasformato in un pugile grintoso che mena fendenti a destra e a manca, oppure – se volete – in un mostro dalle lame rotanti.

Qual è l’origine di questo repentino cambiamento? Ad occhio mi pare di poter dire: la caduta del governo e la situazione di vacatio che ne è seguita. E’ qui che il lattante che fino a ieri si accontentava della poppata bioritmica quindicennale si trasforma in Re Vega alla conquista dell’universo sanitario. E’ qui che il burosauro si sveglia, smette di “intrecciare amori epilettici con gli scheletri neri delle sedie”, esce dall’omeostasi e con un uno-due di micidiale potenza mette al tappeto la categoria.

Il passaggio degli psicologi sotto l’alta tutela del ministero della Sanità: uno!  - Due: l’annuncio del nostro ingresso nel Cogeaps, un consorzio di varie sigle appartenenti ad altrettante professioni sanitarie, che ha come scopo la “profilazione degli utenti” (profilazione!?!?, ma che siamo tubi Innocenti?) in base all’ECM e il loro ingresso in una anagrafe degli operatori sanitari, “a garanzia delle istituzioni di riferimento”.

Inutile dire che sia nel primo caso che nel secondo nulla è stato detto ex ante alla ormai vasta platea degli psicologi, e che ex post Re Vega si è solo peritato di emettere, via mail, ai vassalli richiedenti un messaggio imperiale che fra il rusco e il brusco annunciava, come se niente fosse, ciò che era già accaduto.

Ora voi direte? Ma che cosa c’è di tanto preoccupante in questi due atti? Beh! nel primo caso si tratta di una operazione che cala come una camicia di Nesso su tutti coloro che non svolgono attività clinica; nel secondo di un’opera di massificazione della formazione che fa a pugni con l’esigenza degli psicologi clinici di crescere in botteghe artigiane e no in supermarket della formazione.

Le due cose insieme colpiscono pesantemente soprattutto coloro fra noi non svolgono lavoro clinico, ma anche coloro che svolgono più o meno continuativamente attività clinica nel privato, e coloro che ambiscono a svolgere tale attività nel pubblico in base ad una immagine della psicologia clinica degna di questo nome, e non svenduta all’ammasso.

I primi si trovano pericolosamente costretti in un profilo che non è proprio; tutti gli altri devono fare l’ECM perché altrimenti  risultano non profilati, non garantiti, grezzi, non attestati, meno capaci degli altri.

Inutile dire che si profila un vero e proprio rovesciamento della validazione dei percorsi formativi, per cui un corso di “Bridge-terapia” o di “Cristo-terapia” accreditato sarà più valido e darà più punti di un’analisi non accreditata.

Inutile anche chiedersi chi c’è dietro questo vero e proprio business, chi presto ci si butterà a pesce: sappiamo già com’è andata con l’accreditamento Miur delle scuole di psicoterapia!

Però purtroppo è inutile anche chiedersi come mai decisioni così importanti per la categoria possono essere prese sulla nostra testa.

Parafrasando una nota canzone pacifista americana vien da chiedersi: when will we have learned? Quando impareremo?

 Dino Angelini

Categoria: Attualità

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