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Rettifica del Dr. Cantelmi sulla terapia riparativa per omosessuali

 

Gentile Dr.ssa Longhi, vorrei consegnarLe alcune riflessioni, nate dopo un piccolo (ma assai doloroso) linciaggio mediatico che ho appena subito. Il fatto è banale: un giornalista di Liberazione, come scrive Rosso Malpelo sull’Avvenire il 30 dicembre, “si finge in profonda crisi esistenziale, bussa allo studio medico di uno psichiatra, gli racconta i suoi drammi, gli chiede di aiutarlo e poi strilla per pagine e pagine che quello lo voleva….curare”. Lo psichiatra in questione sono io e il giornalista traduce tutto così: “mi sono finto gay ed ho scoperto una rete cattolica clandestina che fa terapie forzate ai gay”. Questo messaggio, evidentemente falso (non si è finto gay ma ha dichiarato una serie di abusi e di essere in crisi nel suo matrimonio, al termine di un accurata valutazione  psicodiagnostica e sulla base dei suoi racconti gli è stata consigliata una terapia cognitivo-comportamentale, non è stata diagnosticata alcuna omosessualità, ma una condizione di immaturità affettiva, non ha fatto alcuna terapia), è stato ripreso in modo sorprendentemente acritico da quotidiani seri (L’Unità, Repubblica, La Stampa) e da centinaia di agenzie, siti web, blog, radio e TV dove peraltro sono stato coperto di insulti e minacce. Tuttavia dopo la mia smentita ufficiale (Liberazione stessa ha pubblicato in evidenza una mia lettera e l’agenzia stampa Dire ha diffuso una serie di precisazioni), nessun organo di stampa serio ha ripreso l’argomento. In clamoroso ritardo e con tre articoli diffamatori, nonostante quanto da me già dichiarato, Altrapsicologia ha diffuso via mail notizie palesemente diffamatorie, nelle quali si sostiene una mia sostanziale mancanza di capacità professionale. Se Altrapsicologia me lo avesse chiesto, avrei fornito ogni spiegazione. Poiché ciò non è avvenuto chiedo che venga immediatamente inviata questa mia rettifica, così come previsto dalla legge, a tutti coloro che hanno ricevuto via mail le informazioni errate diffuse.

Tonino Cantelmi

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La Lettera di Cantelmi a “Liberazione” del 27/12/2007  La lettera del Prof. Tonino Cantelmi che difende il suo operato

«Nessun pregiudizio o terapia “forzata” Solo professionalità per chi chiede aiuto»

Caro Davide,

sarebbe bastata una richiesta di intervista e ti avrei spiegato tutto, senza che nascesse questa inutile caccia alle streghe (vedi quello che dichiara Mancuso sulla base delle tue affermazioni).

Mi spiace ma, permettimi di dirlo, l’articolo è davvero squallido: forzature, anche nel linguaggio, falsità, deformazioni della realtà, ironia sulla sofferenza, danno un quadro distorto della realtà. In questa sede mi preme comunicarti il dispiacere di chi, come me e come i miei collaboratori, lavorano con passione e con onestà. Ripeto, sarebbe bastata una richiesta di intervista (non mi sono mai sottratto alla stampa ed al dialogo): tutto avviene alla luce del sole. E’ facile, forzando e storpiando la realtà, ridicolizzare le persone, ma oltre che non rispettoso, è anche oltraggioso per professionisti che ogni giorno lottano contro la sofferenza con tutto se stessi.

Non riconosco alcune affermazioni che mi attribuisci, trovo che alcune frasi hanno un linguaggio che non mi appartenga e che decontestualizzate assumano significati persino opposti. Mi sembra che trattiamo tutti i pazienti con rispetto e dignità. Alcune tue affermazioni sono del tutto false, come avremo modo di dimostrare. Ho trovato poi davvero offensivo le illazioni su terapie “forzate” su minorenni: abbiamo dati per disconfermare tali illazioni e per mostrati quanti ragazzi (non c’entra l’omosessualità) ci consultano per il disagio che vivono (vorrei farti notare che i pazienti con omosessualità, che mi contattano per vari motivi, sono davvero la minoranza) e che invece nessun minorenne ha avuto accesso a terapie “forzate”.

Quell’articolo nel complesso offende me, i miei collaboratori ed i pazienti.

Mi auguro che tu voglia anche tranquillizzare Mancuso: non ci sono persecutori, né “psicosantoni fanatici” (basterebbe leggere i libri e le pubblicazioni scientifiche che ho fatto), né ultracattolici e non c’è alcun pregiudizio, ma solo la voglia di aiutare chi chiede liberamente aiuto. Infatti persone omosessuali che richiedono il nostro aiuto e non intendono mettere in discussione il loro orientamento sono accolti, rispettati ed aiutati rispettando la loro dimensione valoriale e la loro scelta. Sono sicuro che un gran numero di persone omosessuali che ho avuto in terapia potranno confermarti il rispetto per le loro scelte. Come ti ho ben chiarito nei nostri colloqui, diamo aiuto e sostegno anche a coloro che vogliono invece verificare aspetti inerenti la loro omosessualità, senza avere alcuna preclusione ed adottando percorsi terapeutici ben accetti dalla comunità scientifica.

Non ritengo corrette un mucchio di cose da te scritte, che ti saranno contestate in modo adeguato. Tuttavia, poiché spero nella tua onestà intellettuale, mi attendo una rapida ed onesta valutazione da parte tua di questa mia richiesta di rettifica, anche dando alla stessa il rilievo pari al tuo articolo.

Professor Tonino Cantelmi

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Gentile Professor Cantelmi,

per rigore professionale pubblichiamo la lettera da Lei inviataci. Per quanto mi riguarda,ribadisco di aver raccontato fedelmente quello che ho vissuto in quei sei mesi provando a mettermi nei panni di chi si sente dire che la propria omosessualità può essere “riparata”anziché accettata e vissuta con serenità. Ma il Medioevo, è noto, fatica a lasciare alcune “coscienze” del nostro Paese.

  

Davide Varì

   (DIRE) Roma, 29 dic. – “Non esiste una terapia riparativa.

Nessuno pretende di ‘curare’ i giovani gay: offriamo quello che viene offerto da tutti gli psichiatri e psicologi rispettando il codice deontologico e i valori del paziente”. Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta, docente di psicologia all’Universita’ gregoriana e fondatore dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici risponde cosi’ all’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi su ‘Liberazione’ e realizzata dal giornalista che si e’ finto gay, per sei mesi, per sondare se anche in Italia, come negli Usa, si diffonde la ‘terapia riparativa’ dei gruppi legati alla Chiesa e lanciata da Joseph Nicolosi, psicologo clinico che vanta 500 casi di gay ‘trattati’.

“Quanto e’ stato raccontato dal giornalista di Liberazione- sottolinea Cantelmi- e’ falso e ne rispondera’ in sede giudiziaria, anche se, purtroppo, e’ stato strumentalizzato da altri. E invito il presidente dell’Arcigay Aurelio Mancuso a passare una settimana con me, per seguire tutto quello che facciamo e capire come lo facciamo”. Nessuno, spiega lo psichiatra cattolico, “viene forzato a cambiare l’orientamento sessuale. Chi chiede una terapia e non mette in discussione l’omosessualita’, non viene forzato in alcun modo”. Se qualcuno invece, prosegue Cantelmi, “non si riconosce come omosessuale e non vuole esserlo ha il diritto di approfondire questo problema e di ricevere un percorso psicoterapeutico adeguato”.

Ma anche questo non e’ detto che porti a dei cambiamenti: “Noi cerchiamo di aiutare il giovane a capire le origini sulla sua sofferenza- sottolinea lo specialista- e a trovare risposte, non c’e’ una terapia specifica sull’omosessualita’ Il giornalista, racconta Cantelmi, “si e’ finto gay e si e’ sottoposto ai test, ma si tratta di test di personalita’ diffusi in tutto il mondo, il Mmpi-2, (Minnesota multiphasic personality inventory), e il Rorschach. Gli si e’ detto che aveva una serie di problemi e gli e’ stata proposta una normale psicoterapia cognitivo-comportamentale”. Eppure, lamenta Cantelmi, “nessuno ha pensato di verificare il servizio che poi il giornalista ha fatto. E’ stato preso per buono”. Io, spiega lo psichiatra, “visito centinaia di persone, non esistono pressioni, il fatto e’ che non tutti gli omosessuali si riconoscono nel modello gay, cosi’ come molti che hanno esperienze omosessuali di fatto non lo sono. E vanno aiutati a capire sino in fondo la propria conflittualita’. La terapia mette in discussione tutti i comportamenti, questo puo’ succedere anche rispetto a quelli omosessuali”. Ma che ne pensa Cantelmi delle teorie di Joseph Nicolosi? “Mi sembrano molto americane, semplicistiche di fatto.

Piu’ volte, come psichiatri cattolici, abbiamo ritenuto la sua posizione troppo riduttiva”. Ma e’ giusto, per lo psicoterapeuta, “rispettare sempre il codice di valori dei nostri pazienti, e rispettare anche i valori degli omosessuali credenti. Questo deve essere molto chiaro per tutti. Invece molte volte le terapie sono mortificanti, soprattutto nei confronti dei credenti”.

Conclude Cantelmi: “Non si parte con il pregiudizio, noi rispettiamo il desiderio del paziente, ma spesso capita che non ci sia rispetto per pazienti che hanno codici diversi”. E, tiene inoltre a sottolineare in conclusione lo psichiatra, “non c’e’ nulla di clandestino, non c’e’ nessun circuito italiano del ‘sesso deviato’, ne’ alcun collegamento nostro con la chiesa cattolica. Non ci sono, in definitiva, teorie ‘vetero-complottiste’”.
**********Invitiamo già da ora il Dr. Cantelmi a rilasciarci un’intervista per approfondire l’importante tema sollevato da questa inchiesta giornalistica del quotidiano Liberazione e da noi riportato e commentato in questo sito.

Cercheremo di fare altrettanto con il giornalista Davide Varì che di quella inchiesta è stato l’autore.

Questo nella speranza di fare chiarezza e di restituire a tutti, alla nostra professione in primis, la giusta collocazione e dignita che meritano.

 La Redazione

 

Categoria: Attualità

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Commenti

One Response to %2$s

  1. Alberto86 says:

    Un giovane paziente del Prof. Cantelmi

    Buongiorno sono un ragazzo omosessuale e sento di dover portare la mia testimonianza diretta in merito alla questione sollevata dalla redazione di Liberazione.
    All’età di 19 anni appena compiuti mi recai presso lo studio del noto porfessore per una forte psicosi causata da diversi fattori non ultimi quelli familiari… Il Dott. Cantelmi mi prese in cura prescrivendomi l’assunzione di farmaci in quel momento davvero necessari per curare il forte disturbo mentele che mi affliggeva gravemente. La cura farmacologica andò davvero bene e guarì in tempi relativamente brevi. Egli mi affiancó, inoltre, ad un membro del suo staff per la terapia psicologica.
    In quel momento ero asessuato (cosa del tuto insolita a 19 anni) e punto centrale della terapia è stata l’esplorazione della mia sessualità, ovviamene. Risultato: scoprì di essere omosessulae, che provavo istinti verso altri ragazzi, nonostante provai anche in questa ricerca a frequentare delle ragazze. Lo psicologo, collaboratore di Cantelmi, mi sostenne in questa scoperta dell’identità e volle accertarsi durante la terapia che realmente accettassi la mia condizione di omosessuale che si sa, qualora non fosse accettata, porterebbe a disturbi mentali e una condizione di infelicità.
    Ora ho 28 anni, vivo la mia omosessualità con normalità, ho un compagno e una vita affettiva che tutti meritano.

    Con questa testimonianza ho voluto dare solamente un sincero e vero contributo alla discussione che ho letto in questa pagina.
    Grazie,
    saluti,

    Alberto

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