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Trilogia dei sindaci: LA VOCE DEL PADRONE

Cronache da ENPAPeropoli – Atto Quinto

Il Presidentissimo salvato da un babà

Il Collegio Sindacale è un organo con funzioni di controllo presente in ogni grande ente o azienda. Formato da persone esperte nella gestione amministrativa e nel settore di interesse dell’istituzione, partecipa agli atti amministrativi esercitando un’attività di controllo.

Per una prassi comune nella maggior parte delle istituzioni pubbliche e private, il Collegio Sindacale è formato da sindaci che rappresentano tutte le forze in campo, generalmente in proporzione. Questo significa che nel caso di Enti come l’ENPAP, il Collegio Sindacale dovrebbe essere composto da una rappresentanza dei gruppi di minoranza e di maggioranza.

Oggi, a distanza di anni dalla nascita dell’ENPAP, in occasione della nomina del Collegio Sindacale (che dura in carica quattro anni), i gruppi di minoranza (Altrapsicologia e Cultura & Professione) hanno posto due questioni:

-         la prima riguarda la necessità di stabilire un regolamento esplicito per la nomina, attualmente lasciata alle prassi informali e quindi, di fatto, alle scelte del gruppo di maggioranza;

-         la seconda riguarda la necessità di inserire con certezza almeno un sindaco che rappresenti i gruppi di minoranza (come è stato fatto in passato), in modo che sia garantita l’imparzialità della funzione di controllo.

Questa seconda questione merita un approfondimento: nel nostro Ente previdenziale sono previsti cinque sindaci. Di questi, due sono nominati dal Ministero delle Finanze e da quello del Lavoro, e tre sono scelti da Consiglio di Indirizzo Generale (uno fra gli psicologi iscritti alla cassa, due fra i Revisori Contabili iscritti al relativo albo). La nostra richiesta è che almeno uno dei tre sia espressione dei gruppi di minoranza.

Non si tratta di una questione oziosa, perché il Collegio Sindacale è come il gruppo degli arbitri in una partita di calcio. Attualmente, la situazione è paragonabile a quella di scegliere l’arbitro e i due guardalinee fra i tifosi della squadra favorita: è chiaro che questi giudici di gara faranno comunque il loro lavoro in modo onesto, ma è altrettanto chiaro che avere almeno un guardalinee della squadra non favorita sarebbe una garanzia di maggiore imparzialità.

I consiglieri della maggioranza AUPI non sono però di questo avviso: fedeli alla tradizione di questi anni, propongono un meccanismo di votazione che inevitabilmente porterà alla nomina dei sindaci indicati dal loro gruppo.

Ministero del Ritardo

A complicare le cose ci si mette pure uno dei due Ministeri che deve nominare un sindaco a propria rappresentanza negli enti previdenziali privati: non avendolo designato in tempo, manca di fatto uno dei cinque elementi del Collegio Sindacale, il quale secondo normativa va però nominato nella sua globalità, come organo unico e non come singoli nominativi.

Ne nasce una discussione in aula, perché il gruppo AUPI vorrebbe procedere a nominare i tre sindaci scelti dal CIG, e in un secondo tempo “aggiungere” quello designato dal Ministero del lavoro, secondo una procedura acrobatica su cui non si possono non nutrire dubbi.

Dubbi che ben sottolinea l’unico sindaco di nomina ministeriale per ora presente, che sostiene l’illiceità di una tale operazione.

La dirigenza è presa in contropiede: l’imprevisto ha guastato la possibilità di seguire il copione concordato, e quindi occorre prendere tempo. E che tempo… i 5 minuti di sospensione dichiarati dalla coordinatrice Serra si sono trasformati in 55.

Che avranno fatto in questo tempo infinito? avranno pensato a qualche strategia di ripiego? avranno cercato conforto? avranno invocato l’Oracolo? nulla sappiamo di questa lunghissima sospensione, se non che il grosso del gruppo di maggioranza stava in attesa di ricevere istruzioni. Ma condividere lungamente spazi e cibo scioglie la tensione e la lingua, e così abbiamo saputo che la gestione forse un po’ rigida della faccenda dei sindaci non è piaciuta a tutti i consiglieri AUPI…

Neve a bassa quota, consiglieri ad alta quota.

Quando si rientra in aula, la scena è la stessa: nonostante le richieste dei gruppi di minoranza di vedersi riconosciuto un sindaco, o almeno di poterne parlare, e nonostante sia palesemente impossibile nominare il Collegio Sindacale a rate, la maggioranza annuncia che si procederà alla votazio di tre sindaci su cinque.

Dimenticando però di contarsi… già: complice la neve, che non ha fermato noi della minoranza ma ha bloccato alcuni consiglieri di maggioranza, la differenza numerica era già molto ridotta, e il numero legale per la validità della riunione stava appeso ad un solo consigliere che nel frattempo è… volato via!

Quando viene contattato è già all’aeroporto, pronto a partire per i lidi natii, e a questo punto basta che tutti i consiglieri di minoranza escano dall’aula perché la riunione non sia valida per mancanza del numero legale.

All’annuncio della volontà di votare una delibera debole, impugnabile e quindi già morta, i gruppi di minoranza abbandonano quindi l’aula, e la riunione perde validità.

Traditi dai loro stessi assenti i nostri eroi si ritrovano in aula da soli, per la fatidica mezzora di sospensione.

Il Presidentissimo, nel tentativo di persuaderci a rientrare, si trova circondato da un nutrito gruppo di agguerrite consigliere, assolutamente intenzionate a far valere le nostre ragioni…

L’abbiamo visto retrocedere, ripararsi con le mani, trovarsi con le spalle al muro e guardarsi in giro in cerca di una via di fuga, mentre il compatto fronte femminile l’aveva ormai circondato… Le consigliere non vedevano l’ora che facesse capolino dall’aula per esporgli il loro punto di vista sulla mediazione e sulla collaborazione fra gruppi, e il suo persuasivo fascino friulano non è bastato a far loro cambiare idea…

Per un attimo si è temuto il peggio: la vicinanza dei vassoi della pasticceria consiliare rischiava di far degenerare la scena nel classico numero della torta in faccia… fortunatamente, il Presidentissimo è stato soccorso in tempo dal compagno di avventure Rossini, che intervenendo a gamba tesa nel tafferuglio, con l’ingoio al volo di un babà e un paio di battute di circostanza ha sciolto la tensione e riportato ordine.

A quel punto è diventato chiaro che non ci sarebbe stato un dopo. La fatidica mezzora di sospensione è passata invano: la seduta è stata conclusa con un nulla di fatto.

 

O meglio: con un molto di fatto… suona una profezia quella cronaca di qualche mese fa, quando pronosticammo che prima o poi qualcuno sarebbe stato assente.

Categoria: ENPAP

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